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ammortizzatóre

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Lessico

sm. [sec. XX; da ammortizzare].

1) Ogni dispositivo che serva ad attutire o eliminare le oscillazioni dovute a urti e vibrazioni, utilizzato per macchine, strumenti e impianti. Gli ammortizzatori per macchinari, strumenti e in genere per apparecchiature fisse sono detti più comunemente dispositivi antivibranti. Nei veicoli, l'ammortizzatore è un organo che ha la funzione di attutire i colpi, dovuti alle irregolarità del terreno, trasmessi al veicolo tramite gli organi su cui poggia (ruote, pattini, gambe di forza, ecc.). Il loro impiego è assai vasto: dagli aeroplani agli elicotteri, ai veicoli spaziali, nei quali vengono montati in posizione idonea sugli organi per l'atterraggio; dai veicoli ferroviari agli auto e motoveicoli, ai ciclomotori. Ammortizzatori d'urto possono essere considerati i respingenti delle vetture ferroviarie e i paraurti degli autoveicoli.

2) In economia, ammortizzatori sociali, insieme dei provvedimenti, come la cassa integrazione, la mobilità o il prepensionamento, volti a fronteggiare le conseguenze sociali della perdita di occupazione provocata da ripetute recessioni economiche.

Tecnica: generalità

Nei veicoli gli ammortizzatori assolvono alla funzione di smorzare le oscillazioni dissipando quell'energia cinetica di cui una parte si trasforma in calore. Contemporaneamente, immagazzinano parte della stessa energia cinetica conseguente all'urto con il suolo per restituirla poi in fase di rimbalzo. Per un buon controllo del veicolo e per garantirne il corretto assetto, gli ammortizzatori devono essere tarati in rapporto al peso e alla potenza del mezzo, nonché all'uso, sportivo o meno, che di questo si fa; per tale motivo, sulle automobili da corsa sono stati studiati sistemi che consentono di variarne la risposta elastica (ammortizzatore ad assetto variabile).

Tecnica: ammortizzatore meccanico

"Per gli ammortizzatori a frizione e ad attrito vedi schemi al lemma del 2° volume." Vengono usati su alcuni motoveicoli "Per il disegni dell'ammortizzatore a frizione, dell'ammortizzatore idraulico ad azione indiretta e per lo spaccato dell'ammortizzatore ad attrito vedi pg. 26 del 2° volume." (scooter, ciclomotori, motocicli leggeri, ecc.): i tipi ad attrito o a frizione sono schematicamente costituiti da due bracci articolati in modo che, per ogni oscillazione, le teste dei due bracci sfreghino contro un disco di materiale ad alto coefficiente di attrito che ne smorza l'oscillazione; una molla poi li fa ritornare in posizione di riposo. I tipi telescopici a molla sono formati, invece, da due tubi di adeguato diametro uno inserito nell'altro, fra i quali è interposta una molla ad anelli: gli anelli della molla hanno le superfici di contatto di forma conica per evitare che si incastrino fra loro, bloccandosi; l'effetto dell'ammortizzatore è che per ogni oscillazione la molla subisce una compressione e una trazione che smorzano l'urto.

Tecnica: ammortizzatore oleodinamico

"Per il disegni dell'ammortizzatore oleodinamico vedi pg. 26 del 2° volume." "Per i disegni dell'ammortizzatore oleodinamico (idraulico) vedi il lemma del 2° volume." Vengono usati per gli autoveicoli e possono essere a semplice o a doppio effetto: in entrambi, la dissipazione del lavoro avviene in quanto il fluido denso che contengono è costretto a passare attraverso fori e valvole di opportuna sezione quando tra ruota e struttura si verifica un movimento relativo. In quelli a effetto semplice, ormai poco usati, la dissipazione d'energia cinetica avviene solo nella fase di compressione oppure in quella di estensione; negli ammortizzatori a doppio effetto, che sono quelli più comuni, l'azione si esplica durante entrambe le fasi. Schematicamente gli ammortizzatori oleodinamici a doppio effetto sono costituiti da un cilindro, contenente olio denso, entro il quale scorre uno stantuffo munito di piccoli fori; possono essere del tipo a doppio tubo oppure a monotubo, entrambi muniti di “camera di compensazione” che consente il recupero del fluido spostato durante il funzionamento. Gli ammortizzatori a doppio tubo hanno lo stantuffo che scorre nel cilindro contenente l'olio e che è bloccato in un tubo chiuso; un estremo del tubo e l'asta dello stantuffo sono muniti di un occhio che ne consente il fissaggio al veicolo. Durante la fase di compressione, conseguente a un urto, lo stantuffo scorre frenato dall'olio che è costretto a passare attraverso uno o più fori (o valvoline) ad apertura tarata posti nella testa dello stantuffo stesso; durante tale fase parte dell'olio rifluisce nell'intercapedine esistente tra cilindro e tubo esterno (camera di compensazione). Cessato l'urto l'ammortizzatore torna a estendersi (fase di rimbalzo) per cui lo stantuffo scorre in senso opposto: si crea così una depressione nel cilindro che richiama l'olio dalla camera di compensazione forzandolo a passare attraverso i fori o le valvole della testa. L'ammortizzatore provoca pertanto un molleggio continuo che è in correlazione alla velocità con cui il fluido passa attraverso i fori o le valvoline: è possibile, pertanto, mediante taratura o dispositivi di regolazione delle valvoline, variare la risposta dell'ammortizzatore alle sollecitazioni sia della strada sia del veicolo (per esempio in curva ad alta velocità). Gli ammortizzatori monotubo sono generalmente del tipo oleopneumatico "Per gli schemi di ammortizzatori oleopneumatici vedi i disegni a pg. 26 del 2° volume." : diversamente dai primi sono formati da un solo corpo cilindrico nel quale scorre lo stantuffo; anche in questi è contenuto dell'olio denso ma all'estremità del cilindro vi è una camera di compensazione nella quale si trova del gas inerte ad alta pressione; un setto mobile oppure fisso ma con idonee luci d'apertura tarate separa l'olio dal gas. Durante la fase di compressione l'olio spostato dallo stantuffo comprime il gas che a sua volta riporta l'ammortizzatore in condizione di equilibrio quando, cessato l'urto, si espande riportando l'olio al livello precedente; con tali ammortizzatori non solo si migliora il comfort della vettura ma anche l'assetto, inoltre l'elasticità del sistema e la gradualità della compressione-estensione permettono una maggior tenuta di strada dato che la ruota appoggia sempre contro il suolo. Sistemi di sospensioni in grado di modificare l'assetto di un autoveicolo durante la marcia sono l'ABC e l'ADS.