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anàgrafe

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Lessico

sf. [sec. XIX; dal greco anagraphḗ, registro].

1) Registro della popolazione di un comune, destinato a riportarne tutti i mutamenti dovuti a cause naturali e civili.

2) Ufficio municipale addetto a questa registrazione, alla sua custodia e al rilascio di documenti basati su di essa: torna ora dall'anagrafe.

Diritto

L'anagrafe fu introdotta in Italia nel 1864 e resa obbligatoria nel 1871. Le norme per la raccolta dei dati anagrafici sono contenute in leggi e regolamenti (legge 24 dicembre 1954, n. 1228; D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223; decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396). Il sindaco, quale ufficiale del governo, svolge, tramite gli appositi uffici comunali, i compiti relativi alla tenuta e all'aggiornamento dei dati.La legge 27 ottobre 1988, n. 470, ha istituito, presso i comuni e il Ministero dell'Interno, l'anagrafe per i cittadini italiani residenti all'estero (AIRE).

Economia: anagrafe tributaria

Istituita con R.D. 7 agosto 1936, n. 1639, è stata riorganizzata con D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605 (integrato con D.P.R. 2 novembre 1976, n. 784), al fine di limitare il fenomeno dell'evasione fiscale. L'anagrafe tributaria raccoglie dati e notizie indicativi della capacità contributiva dei singoli soggetti e trasmette le informazioni raccolte agli organi del Ministero delle Finanze preposti agli accertamenti e ai controlli. Il cardine su cui l'anagrafe tributaria opera è il numero di codice fiscale, che viene assegnato a ciascun contribuente e deve essere riportato sugli atti indicativi della capacità contributiva (fatture emesse ai sensi delle norme sull'IVA, dichiarazioni ai fini dell'IRPEF, ecc.). Sono previsti specifici obblighi di comunicazione di dati e notizie all'anagrafe tributaria a carico delle Camere di Commercio, degli ordini professionali e delle amministrazioni dello Stato.

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