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anatomìa

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Lessico

(anticamente notomìa), sf. [sec. XV; dal greco anatomḗ, dissezione, da anatémnein, tagliare, tramite il latino tardo anatomía].

1) Scienza biologica che studia la forma e la struttura degli esseri viventi.

2) Struttura anatomica, reale o figurata, di un corpo o di un organo. Fig., detto di persona molto magra: è un'anatomia.

3) Fig., analisi minuziosa, talvolta fredda e distaccata: anatomia di una poesia, di un sentimento.

Branche dell'anatomia

L'anatomia si interessa di tutti gli organismi, per cui si hanno diverse discipline: un'anatomia umana che studia le forme esterne e interne dell'organismo umano; un'anatomia comparata che studia e pone a confronto le forme e le funzioni delle varie specie animali; un'anatomia veterinaria che si occupa in particolare degli animali domestici; un'anatomia vegetale o morfologia che si occupa delle piante. Attraverso differenti metodi d'indagine (osservazione, dissezione, indagine microscopica e radiologica, ecc.) l'anatomia tratta singolarmente e nei loro reciproci rapporti dei vari organi, tessuti e cellule. L'anatomia comprende, inoltre, l'istologia, la citologia e l'embriologia. Non fanno strettamente parte di tale scienza due particolari branche che si rifanno tuttavia alle conoscenze anatomiche: l'anatomia artistica, che studia le forme esterne del corpo, le proporzioni fra le sue diverse parti, le modificazioni delle forme stesse in conseguenza dei movimenti e sentimenti, intendendo utilizzare il corpo dell'uomo come modello per opere d'arte; l'anatomia imitativa, che è una tecnica destinata alla riproduzione, mediante appositi modellini di grandezza variabile, di membra, organi, formazioni anatomiche, ecc. da usarsi come materiale didattico per lo studio dell'anatomia.

Anatomia umana: tipologia

L'anatomia umana può essere suddivisa in numerose branche: l'anatomia normale o generale o sistematica, che studia analiticamente la conformazione esterna e le strutture interne del corpo; per comodità espositiva e didattica, essa raggruppa le differenti formazioni anatomiche in apparati, a seconda della loro funzione organica, indipendentemente dalla loro intima struttura, e della loro topografia (apparati circolatorio, digerente, respiratorio, urogenitale, ecc.). A seconda dei metodi di indagine utilizzati, si parla di anatomia macroscopica, microscopica, ultramicroscopica e radiologica. L'anatomia macroscopica indaga sulle strutture visibili a occhio nudo, ricorrendo quindi all'osservazione esterna o interna. L'anatomia microscopica studia l'intima struttura dei vari organi, tessuti e cellule, esaminati con l'ausilio di mezzi d'ingrandimento (microscopio) e di metodi di colorazione dei preparati anatomici. Le strutture con dimensioni inferiori a qualche decimillesimo di millimetro e sino al limite di dieci angstrom (Å) sono oggetto di studio dell'anatomia ultramicroscopica (o ultrastrutturale), che si avvale del microscopio elettronico e di altri moderni mezzi di indagine (microscopio a luce polarizzata e a fluorescenza) del campo detto ultrastrutturale, oppure di metodi di ricerca chimico-fisica che permettono lo studio delle strutture stesse delle macromolecole. L'anatomia radiologica permette di realizzare ricerche sul corpo umano vivente, e quindi sugli organi stessi funzionanti, per mezzo della radiologia; ciò si ottiene esaminando l'aspetto interno dell'organismo quale risulta dalla sovrapposizione e dalla proiezione delle varie formazioni anatomiche nonché dalla diversa densità dei tessuti. L'anatomia descrittiva analizza le forme e le strutture dei vari organi non sistematizzati in apparati, ma classificati a seconda delle loro funzioni; suddivisioni ulteriori di tale branca sono, per esempio, l'artrologia, l'angiologia, la miologia, la neurologia, l'osteologia, la splancnologia. L'anatomia topografica è la branca dell'anatomia che studia una determinata parte del corpo in relazione alle altre, considerando quindi i vari distretti, cioè gli arti, le membra, ecc., ed esaminandoli a seconda della sede che occupano. Per comodità didattica e semeiotica, l'anatomia topografica suddivide la superficie del corpo in regioni anatomiche delimitate da confini convenzionali, studiandone poi le caratteristiche esterne e interne, nonché i rapporti esistenti tra le varie formazioni topograficamente contigue. Connessa all'anatomia topografica è l'anatomia chirurgica, che studia i problemi anatomici relativi alle malattie chirurgiche, di fondamentale interesse per decidere le modalità d'intervento. L'anatomia patologica è quella branca interdisciplinare che trae dall'anatomia e dalla patologia le sue conoscenze; studia le alterazioni microscopiche e macroscopiche che possono comparire negli organi e nei tessuti in conseguenza di malattie e interpreta i sintomi delle varie forme morbose, individuandone l'eziopatogenesi e le possibili cure; ha inoltre lo scopo di risolvere problemi medico-legali e di accertare le cause letali (anche attraverso particolari esami istologici o biopsie, e, dopo la morte, mediante autopsia).

Anatomia umana: l'età classica

Osservazioni anatomiche frammentarie si riscontrano nella preistoria di tutti i popoli e testimoniano l'interesse connaturato nell'uomo per tali indagini. Medicazioni di ferite, sacrifici e imbalsamazioni furono le occasioni principali per queste prime osservazioni in gran parte dovute anche all'opera di auguri o aruspici (da cui la definizione di anatomia aruspicina) che dai visceri di animali traevano profezie e, secondariamente, elementi utili alla conoscenza delle strutture interne degli organismi viventi. Tuttavia è solo in Grecia che l'anatomia entra nella prima fase del suo sviluppo razionale, grazie soprattutto alle ricerche condotte nelle scuole filosofiche nel tentativo di trovare una spiegazione naturale per tutti i fenomeni che caratterizzano la vita. Al filosofo Alcmeone di Crotone (sec. VI a. C.), il primo che avrebbe eseguito ricerche sistematiche sul corpo di animali, viene attribuita la più antica opera di anatomia. Tra il 600 e il 300 a. C., altri insigni filosofi greci, come Empedocle (autore delle prime osservazioni morfologiche dettagliate), Anassagora e, soprattutto, Aristotele, si dedicarono a ricerche di anatomia. Osservazioni di carattere anatomico fece anche la scuola medica di Ippocrate (sec. V a. C.) al cui insegnamento, ancora poco scientifico, si contrappose quello della scuola medica di Alessandria, dove l'anatomia venne per la prima volta fatta oggetto di studio sistematico con dissezione del corpo umano. Le maggiori scoperte della scuola alessandrina sono legate ai nomi di Erofilo di Calcedonia ed Erasistrato di Ceo, vissuti entrambi nella prima metà del sec. III a. C., i cui trattati andarono però quasi interamente perduti. Nei secoli seguenti l'anatomia subì un'effettiva stasi ed è solo con Galeno di Pergamo (129-200 d. C.) che si intrapresero nuove ricerche. L'opera di Galeno è fondamentale nell'evoluzione dell'anatomia perché in essa si affermano alcuni principi che rimarranno basi dottrinarie per oltre una decina di secoli. Venuta meno per motivi religiosi la possibilità di eseguire studi su cadaveri umani (la pratica della dissezione era stata interdetta), Galeno e i suoi discepoli compirono studi su animali (cani, maiali, scimmie) mediante dissezione e persino vivisezione; le vaste cognizioni così acquisite (e le teorie elaborate per mettere in relazione forme e funzioni) furono automaticamente e acriticamente considerate valide anche per l'uomo, ciò che doveva essere riconosciuto erroneo solo un migliaio d'anni più tardi.

Anatomia umana: il Medioevo

Durante l'intero Medioevo, per molteplici motivi (la ritenuta infallibilità di Galeno, la conferma da parte di papa Bonifacio VIII della condanna delle indagini sui cadaveri umani, ecc.) l'interesse per gli studi anatomici si ridusse notevolmente e si limitò a una semplice opera di esegesi delle tesi e delle nozioni preesistenti. Nel sec. XI, tuttavia, si registra specialmente in Italia, per merito prima della scuola medica salernitana – che riprendeva certe opere della scuola araba di Avicenna – e poi degli atenei di Bologna e Padova, sedi d'importanti facoltà mediche, una ripresa di interesse per lo studio del corpo umano dovuta soprattutto alla necessità di avere una base anatomica sicura per l'esercizio della chirurgia. Decisiva per lo sviluppo della scienza anatomica fu l'opera di Mondino dei Liucci che, nel 1315, a Bologna, riprese coraggiosamente la pratica della dissezione sul cadavere a scopo prevalentemente didattico. Il metodo scientifico, favorito oltre che dal clima particolare dell'epoca da un nuovo atteggiamento dell'autorità religiosa verso la dissezione dei cadaveri, si va così progressivamente affermando raggiungendo l'apice in epoca rinascimentale.

Anatomia umana: l'età moderna

Le prime critiche nei confronti delle vecchie teorie di Galeno e le prime proposte di una loro correzione nascono già nel sec. XV a opera di Alessandro Achillini che, sia pure cautamente, avanza alcuni dubbi, suscitando molte polemiche ma anche vasto interesse. Tuttavia è solo nel sec. XVI, in pieno Rinascimento, che l'anatomia compie finalmente una svolta radicale liberandosi dall'incontrastata autorità di Galeno. Tale rinnovamento ebbe alcuni celebri precursori come Leonardo da Vinci (1452-1519) e Berengario da Carpi (ca. 1460-1530). In particolare, di notevole importanza furono gli studi di Leonardo sul sistema muscolare, sullo scheletro e sulla topografia dei vasi e dei nervi principali. Chi portò a fondo la critica verso Galeno fu tuttavia Andrea Vesalio (1514-1564): d'origine belga (studiò e lavorò a Venezia e Padova), pubblicò nel 1543 la sua opera fondamentale, De humani corporis fabrica, nella quale, con oltre trecento xilografie, documentò l'impossibilità di affermare l'identità morfologica tra uomo e animale e dimostrò come le tesi di Galeno non solo fossero lacunose, ma in buona parte del tutto erronee. L'opera di Vesalio fu proseguita da altri anatomisti, che adottarono le sue tecniche di studio. Vanno così ricordati Realdo Colombo (1520-1559), cui si deve la scoperta del sistema circolatorio; Gabriele Falloppio (1523-1562) che – si dice ricorrendo anche a vivisezioni umane – studiò i muscoli oculomotori, l'orecchio e soprattutto l'apparato genitale; Bartolomeo Eustachio (ca. 1500-1574), celebre oltre che per studi sui canali uditivi anche per un accurato atlante anatomico; Girolamo Fabrici d'Acquapendente (1533-1619), che per i suoi studi sui fenomeni vitali endouterini può essere considerato il promotore dell'embriologia; Giulio Casseri (1552-1616), autore di interessanti ricerche sugli organi della fonazione e dell'udito; e, infine, Adrian der Spiegel o Spigelio (1578-1625), che studiò la struttura del fegato. Nel sec. XVII la ricerca anatomica, associata con l'esperimento vivisettorio, sfociò nella scoperta della circolazione del sangue dovuta all'anatomista e fisiologo inglese William Harvey (1578-1657), che demolì il sistema anatomo-fisiologico di Galeno affermando, tra l'incredulità generale, che il sangue scorre dal cuore alla periferia nelle arterie ritornandovi, poi, attraverso le vene. I suoi studi, raccolti nell'Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus (1628), sollecitarono ulteriori interessi specie nel campo della fisiologia. Di notevole importanza furono le ricerche condotte dagli inglesi Th. Willis (1621-1675) e R. Hooke (1635-1703) sul cervello, R. Lower (1631-1691) sul cuore, J. Mayow (1640-1679) sull'apparato respiratorio e Th. H. Wharton (1614-1673) sulle ghiandole linfatiche. Anche in altri Paesi europei fiorirono in tal secolo gli studi anatomici, spesso contemporaneamente a quelli fisiologici: all'olandese J. Swammerdam (1637-1680) e ai danesi N. Stensen o Stenone (1638-1686) e A. van Leeuwenhoek (1632-1723) vanno attribuite le scoperte delle cellule nervose, delle strutture ghiandolari, degli elementi figurati del sangue e, pare, anche degli spermatozoi. E ancora meritano citazione gli studi degli italiani G. Aselli (1581-1626) sul sistema linfatico, A. M. Valsalva (1666-1723) sull'organo dell'udito e G. D. Santorini (1681-1737) sulla faringe e laringe. L'importanza dello sviluppo degli studi anatomici del sec. XVII è poi confermata dagli studi di Marcello Malpighi (1628-1694) il cui nome è legato alla definitiva affermazione dell'indagine sperimentale e dell'osservazione diretta sugli apriorismi dogmatici di ogni tipo. La svolta imposta da Malpighi agli studi anatomici è conseguente all'uso che egli fece, fra i primi, del microscopio, col quale si segna il passaggio dalle ricerche macroscopiche a quelle delle strutture più fini dei vari organi. L'adozione sistematica di tale metodo lo portò a riconoscere l'intima struttura dei polmoni, del cervello, del rene e alla scoperta della circolazione capillare. Con le grandi scoperte del sec. XVII, se l'anatomia amplia le sue conoscenze, suscita anche nuovi interessi verso altre discipline che da essa si rendono progressivamente autonome, soprattutto dalla prima metà del sec. XVIII, come la fisiologia, l'istologia, l'embriologia e l'anatomia patologica. G. Battista Morgagni (1682-1771) introdusse il metodo di studio anatomo-clinico del cadavere quale più sicuro mezzo di indagine sulle alterazioni indotte dalle diverse forme morbose. Nella sua opera De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis (1761) pose le basi dottrinarie dell'anatomia patologica stabilendo i rapporti tra lesioni organiche riscontrate sul cadavere e il quadro clinico presentato in vita. Lazzaro Spallanzani (1729-1799), uno dei precursori dei moderni indirizzi sperimentali, con le sue ricerche anatomiche contribuì ad approfondire le conoscenze di embriologia e del sistema cardiocircolatorio, mentre al francese M. François Xavier Bichat (1771-1802) si attribuiscono di fatto i primi studi di istologia, per le sue specifiche ricerche sui vari tipi di tessuto del corpo. Nel sec. XVIII, oltre ai più famosi studiosi già citati, molti altri diedero contributi di rilievo, tra cui A. von Haller (1708-1777), caposcuola di un'importante corrente tedesca che contribuì alla migliore conoscenza del sistema circolatorio; K. F. Wolff (1733-1794), cui si debbono importanti ricerche d'embriologia; W. Hunter (1718-1783) che si dedicò alle ricerche anatomiche sull'utero gravido; e infine gli italiani Michele Malacarne (1744-1816), che compì studi di anatomia topografica, e Antonio Scarpa (1752-1832) che si occupò di anatomia chirurgica.

Anatomia umana: l'età contemporanea

Nel corso del sec. XIX, gli studi più approfonditi rendono autonome nuove discipline: si differenziano così l'anatomia descrittiva, l'antropologia, la biometria e s'affermano l'anatomia topografica e quella comparata. Ormai si conoscono tutte le formazioni del corpo umano visibili a occhio nudo e le ricerche sono pressoché esclusivamente microscopiche. All'impulso sperimentale dell'anatomia moderna contribuì decisamente la scuola del tedesco J. Müller (1801-1858) e dei suoi discepoli, tra cui gli istologi M. J. Schleiden (1804-1881), T. Schwann (1810-1882) e R. Virchow (1821-1902) che accertarono come tutto l'organismo animale sia composto di elementi cellulari, come in ogni cellula sia identificabile un nucleo sede delle principali funzioni cellulari, come la sede delle alterazioni morbose sia la cellula. L'italiano Camillo Golgi (1843-1926) condusse fondamentali studi sulla cellula e, particolarmente, su quella nervosa; scoprì, inoltre, numerose formazioni anatomiche microscopiche in diversi visceri. Alla fine del sec. XIX, mentre gli studi anatomici tendono a indirizzarsi essenzialmente verso l'accertamento dei rapporti tra l'anatomia e altre branche della medicina (fisiologia, chimica, patologia, ecc.), la scoperta della radiologia (1896) consente l'accertamento delle caratteristiche degli organi interni nel corpo vivente. È l'ultima grande scoperta dell'anatomia che può esser definita classica: in seguito le ricerche tendono non tanto a identificare la struttura di un viscere, di un tessuto o di una cellula, ma a indagare campi che non sono considerati tradizionalmente propri dell'anatomia, applicando non solo le informazioni e le metodologie proprie di questa, ma avvalendosi contemporaneamente di tecniche e strumenti nuovi e di nozioni proprie di altre discipline (chimica, fisica, ecc.). Gli studi si indirizzano, quindi, all'applicazione delle teorie dell'evoluzione alle conoscenze anatomiche, all'approfondimento dei rapporti fra forme e funzioni, alle indagini in vitro sullo sviluppo, il comportamento e l'attività della cellula, all'accertamento delle caratteristiche chimiche e fisiche dei diversi costituenti dei tessuti e degli organi. Tra le più moderne ricerche nel campo dell'anatomia vanno poi ricordate quelle che tendono sperimentalmente a indagare sulle cause che hanno determinato le forme e sulle possibilità e le ragioni delle modificazioni, nel tempo, delle stesse. Importanti contributi in tal campo hanno dato un gruppo di embriologi tedeschi, quali W. Roux (1850-1924), C. Herbst (1866-1946), H. Driesch (1867-1941) e H. Spemann (1869-1941). Altro indirizzo attuale degli studi anatomici è quello dell'indagine dell'intima composizione delle strutture microscopiche e dell'esplorazione nel campo ultrastrutturale, che si è ampiamente sviluppato dopo il 1950, con la diffusione dell'uso del microscopio elettronico che consente di studiare le strutture anatomiche al di sotto dei 0,3 μ, cui arriva il potere del comune microscopio ottico; l'anatomia ultramicroscopica tende così a identificare le caratteristiche delle molecole organiche, costituenti la sostanza vivente. Anche altre tecniche, antecedentemente utilizzate per indagini sulla materia inorganica (difrattografia X, isotopi radioattivi, ecc.), vengono usati a tal fine. Non solo l'anatomia ma anche altre discipline, i cui confini di indagine, pervenuti al limite del campo ultrastrutturale, non sono più rigorosamente delimitabili, raggiungono importanti risultati: tra esse soprattutto la genetica; alle conoscenze più approfondite sulla composizione del patrimonio ereditario hanno apportato preziosi contributi il biochimico inglese F. A. C. Crick (n. 1916) e il fisiologo statunitense J. D. Watson (n. 1928), studiosi degli acidi nucleici. Da tali indirizzi è messa in dubbio la stessa validità di usare ancora il termine di anatomia, che taluni ritengono doversi sostituire con quello di morfologia.

Anatomia comparata

Studia la morfologia, la funzione, le origini, le analogie e le omologie di organi e sistemi appartenenti ai diversi animali. Attraverso l'analisi delle somiglianze e delle differenze anatomo-funzionali si propone di riunire le forme animali in gruppi affini, di arrivare a una più perfetta comprensione delle leggi che ne regolano l'organizzazione e di ricostruire la storia della loro evoluzione. In talune circostanze, per documentare la continuità di un processo evolutivo, è opportuno comparare le forme viventi con quelle estinte. Osservazioni in questo campo si trovano già nelle opere di Aristotele che, nella classificazione degli animali, si avvalse di criteri anatomo-comparativi. Nel Rinascimento, con la nascita delle grandi scuole anatomiche, le dissezioni di cadaveri di uomini e di animali fornirono l'occasione per importanti considerazioni comparative. Si ricordano a titolo di esempio Leonardo da Vinci, che paragonò lo scheletro dell'ala degli uccelli con quello dell'arto superiore dell'uomo, Fabrici d'Acquapendente, che con il suo De formatu foeti descrisse la morfologia del feto in una numerosa serie di animali, ponendo in tal modo le basi dell'embriologia comparata, e M. A. Severino (1580-1656) che nella sua Zootomia Democritea tratta dell'anatomia di mammiferi, uccelli, insetti e altri invertebrati, prospettando la teoria della esistenza di un unico piano di organizzazione in tutti gli organismi animali. Un ulteriore impulso allo studio di questa materia fu determinato dalla scoperta del microscopio e dalle osservazioni effettuate per mezzo di tale strumento da M. Malpighi, J. Swammerdam e altri. Tuttavia lo studio anatomo-comparativo degli organi si concretò come disciplina scientifica a sé stante agli albori dell'Ottocento, quando vennero pubblicate le lezioni di G. Cuvier (1769-1832) intitolate: D'anatomie comparée, la prima opera scritta nella quale sono metodicamente esposte similitudini e differenze degli organi di molti animali e principalmente dei Vertebrati. In questa epoca l'insegnamento dell'anatomia comparata e il campo delle sue ricerche erano dominati dal concetto dell'Urtypus di J. W. Goethe (1749-1832), secondo il quale il più importante mezzo di ricerca del morfologo è il metodo comparativo e il suo scopo è la ricerca di un “tipo ideale” cui si possano ricondurre le varie forme animali prescindendo dalle particolarità anatomiche meno importanti. In seguito K. Gegenbaur (1826-1903) e la sua scuola, in conseguenza di correnti ispirantisi agli studi di G. L. Buffon (1707-1788), E. L. Geoffroy Saint-Hilaire (1772-1844), J. B. Lamarck (1744-1829) e soprattutto alla teoria dell'evoluzione naturale di C. Darwin (1809-1882) e A. R. Wallace (1823-1913), anteposero l'evoluzione alla funzione come criterio interpretativo per spiegare le trasformazioni organologiche avvenute nel corso di millenni da una forma all'altra. Fino a quando non sorsero, nei primi decenni del sec. XX, le scienze sperimentali, i mezzi di studio furono esclusivamente diretti, limitati cioè all'analisi anatomica comparativa macroscopica e microscopica. Si studiarono con i medesimi mezzi le forme teratologiche che, esaminate con criterio comparativo, forniscono importanti elementi per l'interpretazione morfologica degli organi. Fra i metodi indiretti successivamente impiegati, il principale deriva dalla embriologia sperimentale, nata per merito di W. Roux e H. Spemann e consistente nel cercare di riconoscere le cause della forma perturbando sperimentalmente lo sviluppo mediante mezzi meccanici, sostanze ormonali, sostanze chimiche, ecc. Oltre all'embriologia sperimentale, particolarmente utile si rivela la genetica biochimica, basata sull'analisi di proteine omologhe (specie gli isoenzimi) estratte in differenti individui. Fin dall'epoca dei suoi fondatori, lo studio dell'anatomia comparata è stato prevalentemente dedicato ai Vertebrati, tuttavia una trattazione generale è stata tentata, tra gli altri, da A. Lang (1855-1914), O. Bütschli (1848-1920) e L. Plate (1862-1937). In ultima analisi, però, non si ritiene possibile lo studio unificato dell'anatomia comparata di tutti gli animali. Infatti l'anatomia degli Invertebrati presenta una varietà di piani di organizzazione non inquadrabile in una dottrina organica a sé stante e viene perciò trattata come zoologia.

Anatomia e arte

Anche se si può affermare che un rapporto diretto tra arte e studio dell'anatomia si istituisce ogni volta che la rappresentazione della figura umana viene assunta come tema dagli artisti, esso acquista un più profondo significato in quelle epoche (come l'età classica e il Rinascimento) che hanno attribuito alla raffigurazione dell'uomo una dignità prevalente come soggetto della creazione artistica e, in senso più specifico, in quei momenti dell'evoluzione degli studi anatomici che hanno visto particolari convergenze tra artisti e scienziati, come impostazione generale di pensiero e indirizzo comune di ricerca . Prescindendo dalle più antiche rappresentazioni della figura umana (dalla preistoria alle civiltà egizia o babilonese), quasi totalmente estranee a interessi naturalistici, il primo fertile contatto fra arte e scienza si stabilì nella Grecia classica, quando, parallelamente allo sviluppo degli studi medici, gli scultori, dal periodo arcaico all'Ellenismo, perfezionarono lo studio della trattazione plastica del corpo umano in tutti i suoi particolari anatomici, fino al più esasperato realismo. In epoca tardo antica e medievale, la dominante tendenza simbolica e il gusto della stilizzazione e del geometrismo allontanarono gli artisti dal rapporto con la realtà fisica, mentre gli studi medici avevano uno sviluppo lento e incerto, e le illustrazioni anatomiche dei trattati tramandati dall'antichità si erano fatte sempre più rozze e schematiche. Ma già nei sec. XIII e XIV, oltre a un rifiorire degli studi scientifici (famose le facoltà mediche di Bologna e Padova), si ebbe nelle arti figurative un ritorno di interesse per la resa naturalistica del corpo umano, specie nelle scene la cui iconografia tradizionale consentiva la rappresentazione del nudo (Giudizio Universale, Resurrezione dei Morti, ecc.). E indubbiamente le ricerche degli artisti furono di stimolo per le illustrazioni anatomiche, che abbandonarono progressivamente gli schematismi medievali (per esempio le tavole del Liber notabilium di Guido da Vigevano, 1345). In molti casi tuttavia non era tanto un interesse scientifico a guidare l'artista, ma l'adeguamento a una specifica iconografia o il gusto del macabro tipico del Medioevo (per esempio i Trionfi della Morte, o le figure di defunti in stato di putrefazione, ecc.). Un diverso e ben più alto desiderio di conoscenza animò invece gli artisti del Rinascimento, l'epoca in cui si raggiunse il punto culminante della collaborazione tra scienziati e artisti, i quali da un lato, per l'acutezza e l'entusiasmo delle loro osservazioni, rivaleggiarono coi medici, anticipandone talora ricerche e scoperte (e il nome di Leonardo valga per tutti), dall'altro prestarono la loro opera per i trattati, contribuendo a portare l'illustrazione anatomica, tra Rinascimento e Barocco, al suo più alto livello. Alla grande tradizione della scultura antica, che servì loro di modello e di ispirazione, gli artisti affiancarono allora le conoscenze derivanti dalla pratica della dissezione di cadaveri (l'esempio più illustre è quello di Michelangelo). Le ricerche anatomiche rinascimentali in campo artistico trovarono il loro coronamento nella grande opera di Leonardo (il quale progettò intorno al 1510 un trattato di anatomia poi rimasto incompiuto, di cui si conservano alla Royal Library di Windsor ben seicento disegni). Il ricordo di Leonardo non è certo estraneo alle illustrazioni del De humani corporis fabrica di Andrea Vesalio (1543), per le quali si è fatto il nome addirittura di Tiziano, o, con maggiore attendibilità, di suoi allievi, e che costituirono, oltre che un prototipo per l'illustrazione anatomica successiva, anche una fonte di ispirazione per gli artisti (si veda per esempio il tema dello “scorticato”, ripreso dalle tavole vesaliane). Analogamente in Francia le illustrazioni del De dissectione partium corporis humani di Charles Estienne (1545) dimostrano l'influsso della scuola di Fontainebleau. Dopo questo momento di massima convergenza, le sorti dell'arte e della scienza si dividono, da un lato con l'evolversi e specializzarsi delle varie branche degli studi scientifici, dall'altro con il codificarsi dell'insegnamento artistico nelle accademie, all'interno delle quali nacque infatti l'anatomia artistica propriamente detta, come sussidio didattico per lo studio del nudo. Nacque così una trattatistica semplificata, la quale affiancava allo studio anatomico il modello delle sculture classiche, spesso con carattere prevalente, come dimostra il primo manuale di anatomia a uso esclusivo degli artisti, pubblicato nel 1691 dall'Accademia di Francia a Roma: Anatomia per uso et intelligenza del disegno ricercata non solo su gli ossi e muscoli del corpo humano, ma dimostrata ancora su le statue antiche più insigni di Roma. Trattati di questo tipo ebbero in seguito larga diffusione, con tavole che si facevano però sempre più schematiche e generiche. Ben diversa è la forza di rappresentazione rintracciabile nelle correnti realistiche della pittura secentesca, le quali trattarono frequentemente, per esempio, il tema della “lezione di anatomia” (l'esempio più famoso è il quadro di Rembrandt al Mauritshuis dell'Aia), non immune da qualche compiacimento macabro, che era d'altro canto una componente anche della religiosità barocca, evidente in certe scene di martirio di santi di impressionante realismo. Ma si tratta di episodi particolari, perché con l'affermarsi dell'ideale classico, già nel Seicento e poi fino al Neoclassicismo e ancora nell'Ottocento, lo studio del nudo si fa sempre più accademico e basato prevalentemente sugli esempi antichi. Dall'Ottocento in avanti, a parte una notevole ripresa nel periodo improntato al realismo figurativo, lo studio anatomico e proporzionale della figura umana ha perso sempre più d'importanza, anche se l'insegnamento dell'anatomia artistica permane ancora nelle accademie e nei licei artistici, malgrado appaia una sopravvivenza anacronistica in un'epoca, il sec. XX, dominata da tendenze artistiche non figurative.

Bibliografia

Per l'anatomia umana

L. Testut-Latariet, Trattato di anatomia umana, Torino, 1967; C. P. Anthong, G. A. Thibodean, Fondamenti di anatomia e fisiologia dell'uomo, Milano, 1986.

Per l'anatomia comparata

E. Padoa, Manuale di anatomia comparata dei vertebrati, Milano, 1963; P. Pirlet, Anatomia comparata, Bologna, 1983.