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anglicanésimo o anglicanismo

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Definizione

Sm. [da anglicano]. La dottrina e l'amministrazione ecclesiale che formano il fondamento e la struttura della Chiesa anglicana. Centro della Chiesa è la Bibbia, di cui si sottolineano i significati devozionale ed etico. Anche la liturgia è impostata sulla Bibbia. Base dell'anglicanesimo, soprattutto nella Bassa Chiesa (di tendenza protestante), sono i 39 articoli (Trinità; Incarnazione; salvezza per sola fede; condanna del purgatorio e delle indulgenze; Santa Cena ed ecclesiologia di tipo protestante). Nell'Alta Chiesa, invece, di tendenza cattolicizzante, ha molto peso il Prayer Book. La liturgia assume un valore dottrinale, in cui il senso “cattolico” della Chiesa ha peso rilevante. Ci si preoccupa infatti di rifarsi alla più antica Chiesa cristiana, così che “la linea protestante viene inglobata all'interno di un sistema “cattolico”” (G. Bouchard). Le dogmatizzazioni cattoliche, però, dell'infallibilità papale (Concilio Vaticano I) e dell'assunzione corporea di Maria in cielo (1950) non sono state accolte dall'anglicanesimo, anche per le loro implicazioni antiecumeniche. Va comunque notato che, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta del sec. XX, si è accentuato il dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica romana, nonostante il permanere di profonde divergenze. Di portata storica, sulla via della riconciliazione con Roma, sono state la visita di Giovanni Paolo II a Canterbury nel 1982 e quelle degli arcivescovi di Canterbury R. Runcie (1989) e G. L. Carey (1992 e 1996) a Roma. Un motivo di grave disaccordo è tuttavia rappresentato ancora dall'ordinazione sacerdotale delle donne, esclusa dalla Chiesa di Roma e invece approvata nel 1992 dal Sinodo generale della Chiesa d'Inghilterra, dopo analoghe decisioni assunte da altre Chiese anglicane.

Storia

La Chiesa anglicana ha avuto la sua matrice nello scisma provocato esteriormente dalla richiesta che il re d'Inghilterra Enrico VIII aveva fatto al papa perché fosse annullato il suo matrimonio con Caterina d'Aragona. Non avendo avuto la concessione, Enrico decise di fare pronunciare l'annullamento da un'autorità inglese. In verità già da tempo in Inghilterra v'era uno stato d'animo antiromano al quale s'accompagnavano particolari forme di pietà religiosa individuale. Un secolo e mezzo prima dello scisma, Wycliffe si era opposto tenacemente a Roma per difendere le decisioni prese dal Parlamento inglese contro il censo feudale dovuto al papa. Nella sua azione antipapale, Enrico vietò dapprima ogni appello a Roma (1532) e insediò quale arcivescovo di Canterbury T. Cranmer, noto per i suoi sentimenti filoluterani. Assieme a questi il re stilò l'Atto di successione, con cui si annullava il precedente matrimonio e si legittimava quello con Anna Boleyn (Bolena), anche ai fini della successione, e l'Atto di supremazia, che proclamava il re “capo supremo in terra della Chiesa d'Inghilterra”. “Così finiva il Medioevo e nasceva, su scala nazionale, una riproduzione moderna dell'impero cristiano di tipo bizantino: è da notare che il re riceveva il diritto di governare la Chiesa giuridicamente, ma non spiritualmente” (G. Bouchard). Preoccupazione di Enrico fu quella di non trasformare lo scisma in eresia (il che avvenne in seguito con Edoardo VI). Se vennero aboliti i monasteri e fu introdotta nelle chiese la Bibbia in lingua volgare, si salvaguardarono però l'organizzazione e le dottrine cattoliche; i primi propagandisti protestanti furono condannati. Il clero e il Parlamento inglese (anticlericale) accettarono e sostennero l'azione regale, alla quale si opposero alcune nobili figure come quelle di Tommaso Moro e di Giovanni Fisher che finirono sul patibolo. Via via, nel tempo, le tendenze anticattoliche si andarono accentuando. Alla fine del regno di Enrico (1547) una buona metà dell'episcopato inglese era filoprotestante; codesto processo era stato favorito dalla diffusione dell'Istituzione cristiana, edita da Calvino nel 1536. Il breve regno di Edoardo VI (1547-53), filocalvinista, accentuò la protestantizzazione della Chiesa anglicana. Cranmer introdusse (1549) una nuova liturgia in lingua inglese (Book of Common Prayer), che doveva improntare per sempre l'anglicanesimo in senso cattolico moderato. Comunque venivano negati la presenza reale e il carattere sacrificale dell'Eucarestia. L'arcivescovo inoltre stese i 42 Articoli di fede anglicana, in cui venivano affermati principi luterani, zwingliani e calvinistici. In quest'epoca edoardiana furono vive però anche le tendenze umanistiche. Si diffusero gli scritti erasmiani e particolare successo nelle chiese ebbero le Parafrasi dei Vangeli. Alla morte di Edoardo, la successione della cattolica Maria Tudor (1553) segnò un periodo di violenta reazione cattolica: a loro volta gli “eretici” fuggivano in esilio o finivano sul rogo. Vermigli, Ochino, Laski, Knox riuscirono a sottrarsi alla cattura. Nel 1556 moriva Cranmer, che in un primo tempo, durante la prigionia, aveva ritrattato la propria fede protestante, ma che, alla fine, vicino al supplizio, volle ribadirla. La parentesi “cattolica” di Maria (m. 1558), definita la Sanguinaria dagli avversari, non riuscì a riportare l'Inghilterra a Roma, ne rinsaldò anzi, con le persecuzioni, la fede nazionale. Elisabetta, figlia di Enrico VIII e della Bolena, non durò fatica a restaurare l'anglicanesimo, affidando la Chiesa all'arcivescovo M. Parker. Ella preferì mantenere il distacco fra Stato e Chiesa, salvaguardando quest'ultima sia dagli estremismi “papistici” sia da quelli “calvinistici”. Si diffuse tra il popolo la teologia anglicana (Jewel, Hooker) e con essa la conoscenza della Bibbia: un fatto questo che darà una ben precisa connotazione religiosa al mondo anglosassone. Nel 1571 venne fatta una nuova redazione in 39 articoli del corpo ufficiale delle dottrine anglicane, il cui carattere eterogeneo ed eclettico doveva dare origine a contrasti e polemiche durature. Iniziava in tal modo l'altalena tra l'Alta Chiesa (tradizionalistica e cattolicizzante) e la Bassa Chiesa (protestante). Il contrasto non era solo religioso-ecclesiastico ma anche politico. Nella lotta s'inserì la rivoluzione del protestante puro O. Cromwell che portò all'uccisione di re Carlo I e dell'arcivescovo Laud. Da tempo infatti v'era una netta divisione tra conformisti, seguaci cioè dell'Atto di uniformità del 1559 e del “corpo” del 1571, e non-conformisti (presbiteriani, congregazionisti e battisti, noti, in senso lato, con il nome di puritani) e se dapprima prevalsero i primi (regni di Giacomo I Stuart e di Carlo I), poi emersero i secondi. La fine di Cromwell segnò l'avvento dei re cattolicizzanti Carlo II (m. 1685) e Giacomo II (m. 1701). La “gloriosa” rivoluzione del novembre 1688 diede il trono a Guglielmo III d'Orange (1689-1702), il quale riportò nell'ambito della Chiesa l'equilibrio elisabettiano tra le due tendenze. La Chiesa d'Inghilterra da allora non accolse più nel suo seno gli Inglesi di confessione riformata e fu costituita solo dai conservatori e dai moderati. È interessante notare però che furono proprio i non-conformisti ad avere sviluppo maggiore rispetto alla Chiesa d'Inghilterra.

Espansione dell'anglicanesimo

Agli inizi del sec. XVIII gli anglicani dall'Europa iniziarono l'espansione nelle colonie nordamericane e in India. I sec. XVIII e XIX videro l'anglicanesimo diviso, grosso modo, in due grandi tipi di risveglio (Revival): il primo si rifaceva a G. Wesley (da cui nascerà il metodismo) con il partito filoprotestante degli Evangelicals (richiamo al Vangelo), il secondo cattolicizzante. Nel 1833, quando lo Stato pretese di riorganizzare la Chiesa d'Irlanda, vi fu la rivolta degli intellettuali (Keble, Pusey, Newman) di Oxford (Movimento di Oxford) che, attraverso una serie di opuscoli (Tracts, donde il nome anche di trattariani), crearono un movimento a base nettamente religiosa. Alcuni (tra cui Newman che divenne cardinale romano) aderirono alla Chiesa cattolica, altri rimasero anglicani, pur preoccupandosi di mantenere all'anglicanesimo il “tono cattolico”. Si ha così dal 1870 il cosiddetto “anglocattolicesimo”, che portò persino alla reintroduzione di comunità di tipo monastico. Questa ben nota tendenza religioso-teologica ha assunto particolare peso nel movimento ecumenico, in quanto l'anglicanesimo viene a porsi in mezzo tra la Chiesa cattolica romana e le altre Chiese. La diffusione dell'anglicanesimo si è accompagnata con l'espansione politico-imperialistica dell'Impero britannico (America Settentrionale, Australia e Africa meridionale). Inoltre un peso non indifferente hanno avuto le missioni anglicane che furono particolarmente vive nel sec. XIX (si vedano per esempio le opere missionarie impiantate nelle colonie, in Cina e Giappone). Le chiese anglicane (27 in tutto il mondo, oltre alla Chiesa d'Inghilterra) contano complessivamente ca. 71 milioni di fedeli, dei quali 34 milioni in Europa, 22 milioni in Africa, 9 milioni nelle Americhe, ca. 6 milioni in Oceania. In Inghilterra la Chiesa anglicana è Chiesa di Stato, le altre Chiese nel mondo sono invece indipendenti. Inoltre le Chiese nazionali sono perfettamente autonome e l'autorità dell'arcivescovo di Canterbury è soprattutto di ordine morale. Ogni dieci anni si riunisce la cosiddetta conferenza di Lambeth, a cui partecipano tutti i vescovi anglicani del mondo. Complessivamente i vescovi delle Chiese anglicane, compresi i suffraganei, sono oltre 500. In Gran Bretagna i vescovi sono più di cento; 2 sono gli arcivescovi, quello di Canterbury (sede primaziale) e quello di York.

Bibliografia

J. R. H. Moorman, A History of the Church in England, Londra, 1953; E. G. Léonard, Storia generale del protestantesimo, 3 voll., Milano, 1971; V. Vinay, La Riforma protestante, Brescia, 1970; J. Boisset, Storia del protestantesimo, Cosenza, 1987.