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antìpode o antìpodo

agg. e sm. (più frequente al pl. antípodi) [sec. XIV; dal greco antípodes, che si oppongono con i piedi].

1) Lett., di chi abita in punti della Terra diametralmente opposti: “alcuni degli antichi credevano... che sotto i nostri piedi sono altri abitatori, detti da loro antipodi” (Guicciardini).

2) Comunemente, dei punti della superficie terrestre, o di un qualsiasi corpo sferico, diametralmente opposti tra loro e delle regioni a essi vicine: trovarsi agli antipodi; “mari a noi remotissimi ed antipodi” (Targioni Tozzetti); per estensione, di luoghi molto lontani: vivere agli antipodi, molto distante; spesso fig.: andare agli antipodi, allontanarsi definitivamente; siamo agli antipodi, su posizioni opposte; teorie agli antipodi, inconciliabili.

3) In botanica, cellule antipodi, quelle che formano il complesso antipodale.

4) In chimica, antipodi ottici o forme enantiomere, isomeri dotati di potere rotatorio opposto, capaci cioè di far ruotare il piano della luce polarizzata di uno stesso angolo, l'uno a destra (forma destrogira) e l'altro a sinistra (forma levogira). Tali isomeri possono essere raggruppati in due categorie: A) sostanze che cristallizzano in forme prive di completa simmetria geometrica e si presentano in due forme specularmente identiche ma non sovrapponibili mediante rotazione. Il potere rotatorio è in questo caso direttamente collegato con la struttura cristallina e scompare distruggendo questa. B) Sostanze il cui potere rotatorio dipende dall'asimmetria della struttura molecolare ed è indipendente dallo stato di aggregazione. Gli antipodi ottici di questo tipo hanno quindi identiche proprietà chimiche e fisiche e differiscono solo per l'attività ottica; questo gruppo comprende moltissimi composti organici e alcuni composti inorganici.

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