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apòstrofe

sf. [sec. XIV; dal greco apostrophḗ, deviazione]. Procedimento stilistico per il quale in una normale descrizione fatta in terza persona si passa improvvisamente alla seconda persona indirizzando il discorso a un personaggio o a qualche cosa che viene personificata: ne è un esempio l'apostrofe di Dante agli ecclesiastici: “Ahi gente che dovresti esser devota, / E lasciar sedere Cesare in la sella, / Se bene intendi ciò che Dio ti nota”. Un altro esempio di apostrofe è il famoso addio di Lucia ai suoi monti, ne I promessi sposi. Per estensione, invocazione; invettiva, imprecazione: “S'incrociavano apostrofi, scoppiavano esclamazioni” (Sbarbaro).