apoteòsi

Indice

Lessico

sf. [sec. XVII; dal greco apothéōsis, divinizzazione]. Deificazione, assunzione di un mortale fra gli dei. Fig., celebrazione eccezionale, glorificazione, esaltazione di una persona, di un avvenimento: il nuovo successo segnò l'apoteosi dell'atleta; le rovine del Foro sono l'apoteosi di Roma. Anche scena fulgida, mirabile, maestosa: era un'apoteosi di luci e di colori.

Religione

L'apoteosi prototipica era quella mitica di Eracle, ma in realtà costituiva un fatto eccezionale nella religione greca dove la divinizzazione era istituzionalmente sostituita dall'eroizzazione del morto. Dopo la conquista di Alessandro Magno il mondo ellenistico mutuò dall'Oriente la divinizzazione dell'imperatore e ancor prima che Alessandro morisse gli furono dedicati molti templi. La pratica venne introdotta dapprima in Grecia e poco dopo anche in Egitto, dove era già molto radicata la tradizione di considerare il faraone come un'epifania della divinità in Terra. Quasi contemporaneamente l'apoteosi comparve anche in Siria, dove l'epiteto di Epifane, aggiunto al nome del monarca, significava appunto la manifestazione della divinità tra gli uomini. A Roma l'apoteosi fu introdotta da Giulio Cesare e trovò realizzazione in un rito apposito consistente nella cremazione del cadavere dell'imperatore su una pira, dalla quale si faceva volar via un'aquila al momento dell'accensione, a simboleggiare l'anima dell'imperatore che veniva assunta in cielo. Augusto, durante la sua vita, tollerò soltanto la divinizzazione che di lui avevano fatto i Greci. In genere la consecratio avveniva solo dopo la morte dell'imperatore, che da quel momento era gratificato del titolo di divus. Dopo la metà del sec. III fu ripristinato l'uso di conferire onori divini agli imperatori ancora viventi, ma con l'affermarsi del cristianesimo come religione di stato l'apoteosi perdette ogni significato e anche il rito scomparve. § Scene di apoteosi di imperatori sono riprodotte in monumenti onorari, monete, cammei (apoteosi di Caracalla, cammeo alla Bibliothèque Municipale di Nancy). L'apoteosi di eroi o di antichi poeti venne ripresa dalla pittura dei sec. XVIII e XIX.

Teatro

Nel teatro greco classico, la scena nella quale si rappresentava, a mezzo di un'apposita macchina scenica, la trasformazione dell'eroe in divinità. Per analogia, nel teatro rinascimentale e barocco, la scena della glorificazione, che concludeva gli spettacoli celebrativi dedicati a un personaggio ancora vivo o defunto e che richiedeva in genere l'impiego di complicati meccanismi. Tra l'Ottocento e il Novecento era detta apoteosi anche la grande scena finale, spesso allegorica, di un balletto.

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