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archeozoologìa

sf. [da archeo-+zoologia]. Scienza che studia gli animali sfruttati nel mondo antico. Nei depositi archeologici è frequente il ritrovamento di ossa di animali, che sono oggetto di analisi particolari in quanto i resti di fauna sono indicatori degli ecosistemi e dell'economia di un determinato territorio. Se si esclude una piccola percentuale di ossa attribuibili ad animali morti casualmente sul luogo, i reperti sono riferibili a due attività: l'allevamento e la caccia. L'archeozoologia comporta perciò non solo il riconoscimento delle singole ossa e l'attribuzione alle specie di appartenenza, ma anche lo studio dei sistemi di allevamento, di macellazione e di caccia, la definizione del ruolo economico e ambientale delle varie specie e delle loro associazioni e la loro distribuzione percentuale in rapporto ad altri contesti noti. Le problematiche affrontate sono quindi di tipo storico-archeologico ed economico-ambientale, mentre le tecniche sono desunte dalla zoologia e dalla paletnologia. Una ricerca di archeozoologia è però condizionata dalla metodologia di scavo, che deve essere rigorosamente stratigrafica; infatti il campione di ossa restituito da un sito perde di attendibilità e di significato se raccolto senza salvaguardare i rapporti cronologici fra i vari strati. Per la conservazione, le ossa vengono pulite con spazzolino a secco, più di rado lavate, perché possono disgregarsi; in casi di particolare fragilità si fa uso di un consolidante acrilico, lasciando un campione non trattato per le analisi di laboratorio. Qui le ossa e i frammenti identificabili vengono separati da quelli non identificabili per poi dividere i due gruppi in grandi, medi e piccoli animali. In genere un'accentuata frammentarietà diminuisce le possibilità di identificazione; in tal caso è importante capire a che cosa vada attribuito lo stato di conservazione delle ossa, se ad aspetti dell'alimentazione e dell'economia (rottura per l'asportazione del midollo o per ricavare strumenti) o alla funzione del luogo di ritrovamento (battuto pavimentale, accumulo di scarti di officina). Alcuni tipi di ossa, quali le costole o le vertebre, risultano comunque di difficile attribuzione e lo stesso avviene per le ossa di specie dallo scheletro simile, come la pecora e la capra. Un'altra difficoltà si pone nel riconoscimento di una specie domestica dal corrispondente selvatico, come fra maiale e cinghiale e fra Bos primigenius e Bos taurus. Identificate le specie, si passa al calcolo delle percentuali di presenza. Il conteggio delle ossa e dei frammenti presenti non è infatti immediatamente rappresentativo del numero degli individui a cui quelle ossa erano pertinenti, dato che il campione è il risultato di eventi distribuiti nel tempo che le hanno selezionate (trattamento e utilizzazione dello scheletro prima del seppellimento, natura del terreno di giacitura, ecc.). Un'altra fonte di distorsione dei dati è legata al fatto che le ossa di alcuni animali, anche se in frammenti, sono più riconoscibili di altre. Il sistema di calcolo più semplice, che considera ogni frammento come appartenente a un individuo diverso, deve perciò essere corretto, valutando i fattori che possono aver influenzato il campione. Alcuni archeozoologi preferiscono il calcolo detto del “numero minimo degli individui”. Anche questo sistema presenta però inconvenienti: è soggettivo e tende a sopravvalutare la presenza delle specie rare a danno di quelle più comuni.