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architètto o architétto

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Lessico

(anticamente architettóre), sm. (f. -a) [sec. XIV; dal greco architéktōn, capo dei costruttori, tramite il latino architectus e più tardi anche architector-ōris].

1) Chi esercita l'architettura, laureato in architettura: architetto navale, militare; l'architetto diventa spesso un arredatore di interni.

2) Fig., ideatore, creatore: era stato l'architetto dell'audace impresa; il divino, l'eterno Architetto, Dio, come creatore dell'Universo; il grande Architetto dell'Universo, il dio della massoneria.

Cenni storici

La figura dell'architetto nell'accezione presente di intellettuale, con una vasta formazione culturale non solo a livello tecnico, trova i suoi precedenti nella Grecia classica e nell'epoca imperiale romana (per esempio le individualità architettoniche di Mnesicle o di Apollodoro di Damasco). Nel Medioevo il ruolo specifico dell'architetto progettista viene meno: la committenza diviene collettiva e il contributo dell'architetto assume un valore prevalentemente tecnico di direzione delle maestranze del cantiere. L'individualità professionale e artistica riemerge più tardi, a partire dal sec. XII, inizialmente nell'organizzazione delle logge dei maîtres maçons delle cattedrali gotiche, in seguito nel Trecento italiano, con l'affermarsi di grandi figure come Giovanni Pisano, Giotto, Arnolfo di Cambio. Il culmine di questo processo viene raggiunto nel Rinascimento, quando attraverso l'opera del Brunelleschi e dell'Alberti l'architetto acquista una precisa coscienza di sé quale intellettuale, artista e scienziato, il cui intervento, al di là della specifica disciplina architettonica, si rivolge alla trasformazione, tramite il coordinamento prospettico dello spazio, dell'intero ambiente umano. Quando l'architettura, in età barocca, con il consolidarsi degli Stati nazionali, diviene instrumentum regni, sottoposto ai dettami della Controriforma o delle monarchie assolute, l'architetto diviene un “funzionario” ad alto livello, chiamato a tradurre in immagini e strutture contenuti teologici o autocratici. Nell'età dell'Illuminismo l'architetto rivendica la propria autonomia intellettuale; la consapevolezza del proprio ruolo ideologico lo porta ad avanzare proposte teoriche e utopistiche, anche a livello di trasformazione urbana (come i progetti di Ledoux, Boullée, Antolini). Nel sec. XIX, con la meccanizzazione dei processi produttivi, conseguenza della rivoluzione industriale, la figura tradizionale dell'architetto viene sommersa dalla stessa civiltà tecnologica che egli aveva contribuito a formare e sempre più grave si fa il divario tra progettazione e realizzazione. Nelle nuove correnti (eclettismo, architettura in ferro, ecc.) predomina una figura nuova di progettista, quella dell'ingegnere. La divisione tecnologica del lavoro relega l'architetto al ruolo di semplice decoratore di facciate. Nel sec. XX la funzione centrale affidata all'architetto ridiviene quella di operare con la massima aderenza al contesto storico e sociale, esaltando, rispetto alle tradizionali mansioni artistiche, quelle di programmatore della produzione edilizia e di pianificatore: da una parte gli architetti si alleano con le avanguardie figurative (Bauhaus, De Stijl, ecc.), dall'altra tentano di farsi interpreti delle necessità collettive. L'autonomia tradizionale dell'architetto si dissolve in un lavoro in équipe di tipo interdisciplinare: ne deriva una situazione contraddittoria e conflittuale, che pone in crisi i ruoli svolti dall'architetto fino a ora. Se precedentemente infatti l'architetto riuniva in sé diverse competenze e la sua attività spaziava dall'oggetto, all'arredamento, all'abitazione, oggi si trova a competere con figure professionali più specialistiche come l'interior, il product, l'exhibit e il graphic designer.

Diritto

Il diritto italiano, mentre attribuisce tanto all'architetto che all'ingegnere la spettanza delle opere d'ingegneria civile, precisa che invece le opere di prevalente carattere artistico sono di esclusiva spettanza dell'architetto (legge 24 giugno 1923).