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architrave

sm. [da arco+trave]. Qualunque trave appoggiata orizzontalmente su elementi verticali portanti (piedritti); in particolare, la trave che limita superiormente il vano di una porta, di una finestra. L'architrave trasmette ai piedritti le sollecitazioni (taglio, flessione) determinate dal peso proprio e da eventuali carichi sovrastanti. Un tempo in legno o in pietra, l'architrave è realizzato, soprattutto per luci di una certa entità, in cemento armato o in ferro. § L'uso dell'architrave appare già, con estrema semplicità di concezione costruttiva, nei monumenti megalitici del Neolitico europeo, specie sulle coste atlantiche, formati da una lastra di pietra su sostegni verticali pure in pietra (dolmen). In Cina fin dal Neolitico l'uso dell'architrave appoggiato su pilastri costituirà l'elemento fondamentale di tutte le costruzioni, eliminando in tal modo le mura portanti. Come fondamentale alternativa alla struttura ad arco, l'architrave è tipico soprattutto dell'architettura egizia, greca e delle civiltà precolombiane dell'America Centrale e Meridionale. Nel sistema del tempio greco, secondo gli ordini, può essere in un blocco unico o diviso in tre fasce (tenie).