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arsenale

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Lessico

(ant. arzanà), sm. [sec. XIV; arabo dār aṣ-ṣinā'a, casa di costruzione, tramite il veneziano arzanà].

1) Luogo dove si costruiscono, si riparano, si custodiscono le navi militari, le attrezzature e i materiali che servono al loro armamento, le armi navali, i mezzi per la difesa delle coste e dei porti.

2) Stabilimento militare per la fabbricazione di munizioni e, in alcuni casi, di armi o parti di esse. Gli arsenali sono inoltre adibiti a deposito di materiale bellico di ogni genere e sono dotati di officine specializzate per la manutenzione e revisione di pezzi di artiglieria e armi portatili.

3) Ammasso disordinato dei più diversi oggetti, luogo dove si raccolgono le cose più disparate: quella stanza sembra un vero arsenale. Fig., deposito, raccolta di idee, credenze, principi, ecc.: “Il vecchio arsenale dei dogmi e delle superstizioni” (Panzini).

Storia

I più antichi arsenali servivano alla conservazione e alle eventuali riparazioni delle navi (i neória greci e i navalia latini) in quanto la costruzione delle navi veniva effettuata in cantieri privati. Luoghi attrezzati come arsenali dovettero essere usati sia da Egizi e Mesopotamici sia dai Fenici; i primi di cui si conserva memoria furono però quelli greci (per esempio gli arsenali di Samo) risalenti al sec. VII a. C.; questi primi arsenali erano fabbricati in legno e solo dopo il sec. IV a. C. vennero realizzati in muratura. Fra i più celebri arsenali dell'antichità vanno ricordati quelli greci (in particolare quello del porto di Zea, al Pireo), quelli cartaginesi e quelli romani (arsenale di Ostia). A partire dal Medioevo negli arsenali si provvide anche alla costruzione e all'allestimento delle navi; celebri furono gli arsenali delle repubbliche marinare italiane, soprattutto quello di Venezia, edificato nel sec. XII e successivamente ampliato e perfezionato al fine di ospitare e costruire navi che diventavano sempre più grandi e complesse. Nel periodo di massimo splendore, l'arsenale di Venezia era arrivato a occupare 320.000 m² e 16.000 operai detti arsenalotti. Nei secoli seguenti divennero molto importanti gli arsenali spagnoli, francesi e soprattutto inglesi. Oggi gli arsenali non sono più in grado di soddisfare le esigenze enormi delle moderne forze armate navali e molte delle attività che svolgevano in passato vengono affidate all'industria privata. Gli enormi oneri richiesti dalle fasi di ricerca, studio e progetto delle nuove armi e dei nuovi mezzi navali consigliano, infatti, sempre più di ricorrere a industrie private o comunque non militari, le quali possono ammortizzare questi oneri con applicazioni civili delle soluzioni tecniche elaborate. Ai fini del segreto militare, le armi e le munizioni prodotte vengono contrassegnate con speciali sigle anziché con la denominazione del luogo. Va sottolineato anche che non sono convenienti nemmeno la riparazione e la manutenzione delle navi, anche queste sempre più affidate a cantieri privati. Agli arsenali navali è oggi, in genere, affidata la costruzione di navi minori, per le quali sono sufficienti i mezzi di cui essi dispongono, nonché tutte le operazioni necessarie per fornire un valido appoggio alla flotta; gli arsenali marittimi adibiti al naviglio militare stanno diventando, comunque, sempre più vere e proprie basi navali (per esempio l'arsenale di La Spezia). Fra gli arsenali di più antica tradizione, oltre a quelli italiani di La Spezia, Taranto e Napoli (quest'ultimo soppresso nel 1927) per la Marina, e di Torino, Terni e Piacenza per l'Esercito, ricordiamo quelli inglesi di Portsmouth e Chatham, quelli francesi di Tolone, Brest e Lorient, quelli di Charleston e Norfolk (U.S.A.), di Kronštadt (Russia) e Sebastopoli (Ucraina), di Kure e Yokosūka (Giappone), di Wilhelmshaven (Germania).

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