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arte pòvera (movimento artistico)

corrente nata tra Roma e Torino nel 1966 e comprendente artisti come Mario Merz e Marisa Merz, Luciano Fabro, Giuseppe Penone, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Gilberto Zorio, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Pier Paolo Calzolari, Emilio Prini, Mario Ceroli, le cui opere si basano sull'associazione di materiali prelevati dal quotidiano (legno, stoffe, terra ecc.). Germano Celant, il critico d'arte al quale si deve il nome, afferma che l'arte povera si manifesta essenzialmente "nel ridurre ai minimi termini, nell'impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi". L'arte povera si inserisce nel panorama della ricerca artistica dell'epoca per le significative consonanze che mostra non soltanto rispetto all'arte concettuale propriamente detta, ma anche rispetto a esperienze come minimal e land art. Una delle critiche portate avanti dagli artisti dell'arte povera fu quella contro la concezione dell'unicità e irripetibilità dell'opera d'arte: Mimesis, di Paolini, consiste in due identici calchi di gesso rappresentanti una scultura dell'età classica, posti l'uno di fronte all'altro con lo scopo di fingere una conversazione. Durante la guerra del Vietnam, l'arte povera si avvicinò ai movimenti di protesta a sfavore dell'intervento degli USA: l'opera Vietnam di Pistoletto raffigura un gruppo di manifestanti pacifisti, rappresentati con delle sagome fissate ad uno specchio, in modo tale che i visitatori della galleria si riflettessero in esso. Così facendo, la gente diventava parte integrante dell'opera stessa. Secondo Celant “l'arte povera tende alla decultura, alla regressione, al primario e al represso, allo stato prelogico e preiconografico, al comportamento elementare e spontaneo”.