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asfissìa

sf. [sec. XVIII; dal greco asphyxía, cessazione del polso]. Impedimento, mancanza o alterazione della normale attività respiratoria. Anche fig.: la sua attività poetica è in stato di asfissia. § Processo patologico a rapida insorgenza, dovuto a insufficiente apporto di O₂ nel sangue e nei tessuti con accumulo di CO₂ nell'organismo, caratterizzato da gravi turbe della respirazione e circolazione sino al loro completo arresto. Nell'asfissia acuta sono differenziabili quattro stadi: dispnea di tipo inspiratorio la cui durata è in relazione alla quantità d'aria polmonare residua; dispnea di tipo espiratorio, associata alla comparsa di convulsioni tonico-cloniche; pausa respiratoria preterminale, in cui si verifica un arresto dell'attività respiratoria della durata di alcuni secondi o minuti; respirazione terminale, con rare, profonde inspirazioni ed espirazioni passive, della durata di 3-8 minuti. Le cause che possono provocare l'asfissia sono numerose e così raggruppabili: chimiche (veleni); fisiche (traumatiche, meccaniche o elettriche); patologiche (legate all'esistenza di vari processi morbosi come tumori dell'apparato respiratorio, spasmi, paralisi, ecc.). La terapia consiste nella rimozione delle cause che bloccano la respirazione (eventualmente con l'esecuzione di una tracheotomia in caso d'estrema urgenza); nella somministrazione di O₂, nei casi più gravi nell'intubazione per ventilazione artificiale mediante respiratore automatico. § Asfissia del neonato, si manifesta quando viene interrotto l'afflusso del sangue materno al neonato in seguito ad alterazioni nella circolazione fetoplacentare, ad anomalie placentari, a ipotensione materna, oppure in caso di parto prematuro se il bambino non possiede i polmoni sufficientemente sviluppati per garantire una funzione respiratoria efficiente.

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