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asilo

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Lessico

sm. [sec. XIV; dal greco ásylon, (luogo) inviolabile, in cui non è ammessa la cattura, tramite il latino asȳlum].

1) Propr., luogo che in passato garantiva a chiunque vi si rifugiasse l'immunità nota come diritto d'asilo. Per estensione, ricovero, rifugio, ospitalità: dare asilo a qualcuno; cercare, trovare asilo. Anche fig.: il suo animo è asilo di virtù.

2) Luogo in cui si ospitano, per un periodo di tempo limitato o permanentemente, persone bisognose di particolare assistenza e sorveglianza: asilo nido, attrezzato per accogliere e assistere bambini fino a tre anni d'età (è detto più propr. nido d'infanzia); asilo d'infanzia (o più propr. scuola materna), edificio attrezzato per lo svolgimento di attività prescolastiche di bambini dai tre ai sei anni d'età; asilo di mendicità, per il ricovero gratuito di persone indigenti, specialmente vecchi; asilo notturno, luogo in cui possono pernottare i mendicanti e i senzatetto.

Pedagogia

Se l'esigenza degli asili fu sentita già nell'antichità (Platone) e nell'età moderna (Comenio), la loro istituzione risale solo al sec. XIX per opera soprattutto del Fröbel, il fondatore dei Kindergarten (1837) cui si deve anche un'originale elaborazione teoretica dei concetti di gioco e di vita infantile. Col pedagogista tedesco gli asili smettono di essere, come erano stati in Francia e in Italia, istituti di custodia e di beneficenza, per assumere dichiarate finalità educative. Le concezioni pedagogiche dell'infanzia, dalla fase empirica, pervengono con la Scuola infantile (1829) di F. Aporti, l'Asilo di Mompiano (1895) di R. Agazzi, ma soprattutto con le Case dei bambini (1907) di M. Montessori, a una formulazione più rigorosa e più rispondente alle esigenze specifiche del fanciullo. Queste istituzioni si presentano radicalmente rinnovate oltre che nell'arredamento e nel materiale d'uso, anche nei metodi e nelle finalità: “il bambino”, come dichiara la Montessori nella sua Pedagogia scientifica, “fu la causa trasformistica e la guida della trasformazione”. In Italia, ma soprattutto in Germania, si è aperto nel passato e rivive oggi con più consapevolezza un discorso nuovo sull'educazione dell'infanzia. I tentativi di instaurare una pratica antiautoritaria, fuori dalle istituzioni formative ufficiali, si fondano prevalentemente sulle ricerche della Scuola di Francoforte, in cui la psicanalisi viene a incontrarsi con il marxismo. § In Italia, prima della riforma Gentile del 1923, gli asili d'infanzia dipendevano dal Ministero degli Interni; da allora ebbero una propria regolamentazione e furono trasformati in scuola materna di grado preparatorio, alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione (vedi anche materno, scuola materna).

Religione: il diritto d'asilo

Il diritto d'asilo quale istituto religioso dell'antica Grecia, assicurava l'inviolabilità di chi si mettesse al riparo di un recinto sacro o di un tempio, sotto la protezione degli dei che vi avevano sede di culto. Neanche un condannato a morte poteva essere toccato finché restava sotto questo tipo di protezione divina e la tradizione greca conosceva diversi episodi di punizioni mandate dagli dei a chi aveva osato infrangere la legge dell'asilo. A Roma si possono riscontrare tracce dell'istituto nell'antica pratica del Rex Nemorensis, nella liberazione di schiavi fatta nel sacrario plebeo di Cerere e nel tempio di Feronia. Nel Medioevo l'istituto rivisse nel cristianesimo con l'intento di lenire i rigori della schiavitù e di sottrarre il colpevole agli eccessi di una giustizia sommaria per lasciare adito a un più maturo giudizio, che spesso si risolveva in pene spirituali. La materia fu ripetutamente ordinata dal diritto canonico fino al Concilio di Trento. In Germania un istituto similare era dato dalla Domfreiheit. In epoca moderna, il diritto d'asilo decadde con l'affermarsi dell'ordine sociale garantito da leggi appropriate, e fu ristretto all'asilo politico. § Nel diritto internazionale, il diritto d'asilo è il potere di uno Stato di accogliere nel proprio territorio chi sia sottoposto a persecuzione da parte di altri Stati o di dare rifugio nelle sue ambasciate all'estero a persone che siano perseguitate nello Stato in cui dette rappresentanze si trovino. Il diritto d'asilo fu regolato dalle Convenzioni internazionali dell'Avana (1928) e di Montevideo (1939), firmate però dai soli Stati sudamericani. In esse la concessione dell'asilo è limitata ai soli perseguitati politici; lo Stato ospitante ha però l'obbligo di avvisare il Ministero degli Esteri dello Stato del rifugiato e non può opporsi alla richiesta di espulsione. La Costituzione italiana riconosce (nell'art. 10) il diritto di asilo allo straniero che non possa esercitare nel suo Paese le libertà democratiche.

Bibliografia (per il diritto d'asilo)

G. Morelli, Nozioni di diritto internazionale, Padova, 1952; P. Ziotti, Il diritto d'asilo nell'ordinamento italiano, Padova, 1988.

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