atlètica

Guarda l'indice

Lessico

Sf. [da atletico].

1) L'insieme delle attività praticate dagli antichi atleti; in particolare, complesso degli esercizi, derivati dai movimenti elementari dell'uomo, praticati a scopo agonistico.

2) Insieme delle gare sportive, individuali o a squadre, desunte in parte da quelle dell'antichità. § Gli esercizi atletici sono basati sull'abilità e la potenza coordinata del corpo umano: in tal senso l'atletica può ascriversi alle manifestazioni più antiche dell'uomo. La sfida per la corsa più veloce, per il salto più lungo, per il lancio più potente ebbe come scopo quello di mettere a confronto le qualità individuali acquisite nella lotta per l'esistenza. La pratica atletica, fin dalle più remote origini, ha sempre avuto come scopo la vittoria su un antagonista e non il conseguimento di un risultato di valore assoluto; solo in tempi moderni l'atleta si prefisse il compito di battersi anche contro il limite assoluto delle capacità umane, definito dalla possibilità tecnica di misurare con estrema precisione il tempo e lo spazio. L'atletica si divide, secondo la tradizionale distinzione già adottata dai Greci, in atletica leggera e atletica pesante. Fanno parte della prima le corse, la marcia, i salti, i lanci e le prove multiple; della seconda il sollevamento pesi e la lotta (greco-romana, libera, giapponese, ecc.). In passato l'atletica pesante includeva il pancrazio e, fino a tempi recenti, anche il pugilato. Trattiamo qui solo del complesso di discipline comprese nell'atletica leggera e rinviamo alle singole voci (lotta, sollevamento pesi) per quelle dell'atletica pesante.

Storia

"Per i primati di atletica leggera vedi tabelle al lemma del 3° volume e degli Aggiornamenti 1990 e 1995." I più antichi documenti della storia dell'atletica ci narrano di imprese, spesso incredibili, di re mesopotamici e di atleti cretesi, nelle quali è indecifrabile il contenuto tecnico e agonistico "Per i primati di atletica leggera aggiornati al 1992 vedi la tabella a pag. 87 del 3° volume." . È in Omero (Iliade, canto XXIII) che si trova la prima rigorosa descrizione di una gara atletica, quella celebrata in onore di Patroclo morto: quelli che agiscono, pur essendo personaggi mitici, competono già in base a un regolamento preciso e con tecniche ormai perfezionate. I Greci infatti dettero all'atletica una codificazione e assegnarono agli atleti una posizione di grande rilievo nella società: essi tributarono ai vincitori onori trionfali e istituirono le quattro grandi feste agonistiche panelleniche, i Giochi pitici, quelli istmici, quelli nemei e le Olimpiadi,, le più antiche (forse dell'884 a. C. e storicamente certe a partire dal 776 a. C.) e le più celebri fra le competizioni agonistiche. Alla Grecia classica si deve anche la suddivisione, adottata ancora oggi, in atletica leggera e atletica pesante. La pratica atletica si moltiplicò nelle centinaia di agoni che città, comunità e principi indicevano nelle ricorrenze fauste e in occasione di avvenimenti memorabili. Ma, proprio dalle Olimpiadi, in epoca alessandrina, doveva avere inizio la decadenza dell'atletica nel mondo antico. Quando Teodosio, nel 374, abolì i giochi olimpici, gli atleti erano da tempo scaduti al ruolo di attori professionisti, ben pagati ma precipitati in basso per quanto riguarda lo status giuridico e il rango sociale. Lo sport aveva assunto carattere di puro spettacolo e le discipline atletiche avevano quasi del tutto ceduto ai combattimenti e alle gare ippiche. L'atletica non dovette però decadere completamente se, nel 529, i compilatori del Codice Giustinianeo compresero tra gli esercizi leciti la lotta, il salto in alto, il salto in lungo, il salto con la pertica, il lancio del disco e del giavellotto. Nel sec. XI le celebri feste scozzesi di Braemar, istituite da re Malcolm III, comprendevano gare di lancio della trave e della pietra e corse veloci. Documenti del 1154 ci parlano di alcuni spiazzi erbosi della città di Londra tradizionalmente dedicati allo svolgimento di competizioni atletiche. Interessante è il bando di Edoardo III d'Inghilterra che, nel 1330, proibiva a tutti i sudditi l'esercizio dell'atletica nell'intento di favorire l'addestramento al tiro con l'arco. Ma i decreti reali non impedirono all'Inghilterra di assumere, fin dal Medioevo, una funzione d'avanguardia nella pratica degli esercizi atletici e dello sport in generale. Nonostante le proibizioni ancora ufficialmente in vigore, nel sec. XVI le riunioni sportive comprendenti gare atletiche furono numerose e periodiche e alcune, come l'annuale corsa podistica di Chester, ebbero vasta risonanza e grossa partecipazione di pubblico. Nel 1510 Enrico VIII, pur non abrogando l'editto edoardiano, manifestò più volte e pubblicamente la propria approvazione per gli esercizi sportivi e le gare atletiche. Nel 1617 i divieti edoardiani furono alla fine completamente revocati da Giacomo I, con la Declaration of Sports. Di grande interesse per valutare la diffusione degli sport atletici in Francia nel sec. XVI è la Lutetiae Parisiorum descriptio (1543), in cui Eustachio Knobelsdorf descrisse, fra gli esercizi sportivi della gioventù parigina, la corsa a piedi, il lancio del giavellotto, la lotta e il sollevamento pesi. La diffusione della pratica di esercizi sportivi indusse alla registrazione dei primi record e alla pubblicazione dei primi trattati di atletica. Infatti, si può incominciare a parlare di primati atletici già nel 1740, quando il filosofo Thomas Carlyle stabilì con 17,300 km il primo record dell'ora per la corsa, che rimase imbattuto per 48 anni. Il primo record sul miglio fu il frutto di una scommessa: lo stabilí Fred Walpole correndo 1609,34 m in 4´30‟. Il primo cronometraggio noto del quarto di miglio (402,33 m), e quindi il probabile primo record in questa specialità, appartiene al capitano scozzese Barclay Allardyce (1796) con 56‟. Nel 1770 l'abate francese Coyer pensò di disciplinare a scopi sociali il diffuso fervore sportivo pubblicando un piano di educazione pubblica nel quale sosteneva la necessità di avviare la gioventù francese alla pratica di massa degli esercizi atletici. Nel 1793 il tedesco Guts Muths propugnò, nei suoi importanti scritti sulla ginnastica e lo sport, l'istituzione di gare atletiche sul modello delle Olimpiadi classiche. In questo periodo, tuttavia, la gara atletica era ancora sporadica, priva di regolamenti e vedeva impegnati ora il dilettante ora l'atleta professionista che si esibiva nei circhi sfidando il pubblico. Nel sec. XIX fu ancora la Gran Bretagna a rilanciare l'atletica: nel 1828, per iniziativa del rettore del collegio di Rugby, Thomas Arnold, alcuni esercizi ginnico-atletici di derivazione classica vennero compresi nel programma di educazione fisica degli studenti. Arnold fissò le norme tecniche che dovevano regolarne l'esecuzione e la valutazione segnando una tappa fondamentale nello sviluppo dell'atletica. Nel 1837 il duca di Beaufort vinse a Eton la prima corsa a ostacoli regolamentata e a Rugby nacque la Crick Run, la prima gara di corsa con periodicità annuale; l'anno successivo sei studenti di Birmingham disputarono la prima gara dilettantistica di corsa sul miglio e nel 1839 vennero stabiliti i tempi e le misure minime per essere ammessi alle gare di atletica. Nel 1850 il programma delle riunioni atletiche del collegio di Exeter comprendeva già otto specialità nella corsa, nei salti e nei lanci; questo collegio diede inizio, nello stesso anno, a confronti atletici con l'Università di Oxford. Nel 1855 venne pubblicato il primo manuale sulle corse, il Training of Man for Pedestrian Exercises. Nell'autunno del 1857 fu organizzato il primo campionato tra gli studenti di Cambridge; quello di Oxford data dal 1860. Nel 1864 si ebbe il primo dei tradizionali incontri tra Cambridge e Oxford, sulla base di otto prove. Negli anni successivi la pratica dell'atletica uscì dai colleges e si diffuse in tutto il Paese. Ebbero così inizio l'atletica moderna e la lunga e paziente attività dei pionieri per la creazione di regolamenti, tecniche, impianti, istruttori. Nel 1863 sorse, sempre in Gran Bretagna, il Mincing Lane Athletic Club, trasformato nel 1866 nel più famoso dei club inglesi, il London Athletic Club, che l'anno dopo costruì la prima pista per gare atletiche, con fondo di carbone, lunga 506 m. Nello stesso anno venne fondato l'Amateur Athletic Club, con il compito istituzionale di organizzare campionati nazionali. Negli Stati Uniti, il New York Athletic Club, sorto nel 1863, divenne rapidamente l'organizzazione più efficiente e attiva del mondo: i primi campionati americani di atletica si svolsero nel 1871. La diffusione dell'atletica attraverso i club e l'organizzazione di campionati nazionali si diffusero rapidamente in tutta l'Europa continentale: nel 1880 furono istituiti quelli francesi. Nel 1884 si ebbe la prima competizione atletica internazionale: un gruppo di atleti dilettanti irlandesi compì una tournée in Canada cogliendo numerosi successi. Allo scopo di coordinare l'attività sul piano nazionale, di unificare i regolamenti e organizzare confronti internazionali, andarono costituendosi le prime federazioni: l'Amateur Athletic Association inglese nel 1880; l'Union des Sociétés Françaises de Courses à Pied nel 1887; l'Amateur Athletic Club negli U.S.A. e in Canada nel 1888; la Fédération Belge des Courses à Pied nel 1889. Nel 1895 fu la volta della federazione svedese; seguirono poi quelle cecoslovacca, greca e ungherese nel 1897 e la tedesca nel 1898. Lo sviluppo organizzativo dell'atletica italiana seguì con un certo ritardo le realizzazioni di altri Paesi europei. In Italia furono le società di ginnastica a dare il via alle prime sporadiche gare atletiche. Nel 1890 sorse a Milano il Club Atletico Milanese e nel 1898 venne fondata, per iniziativa di alcuni membri della Società Sportiva Teseo di Torino, l'Unione Podistica Italiana e si svolsero i primi campionati italiani, comprendenti due sole specialità: la corsa dei 100 m piani e quella della maratona (42,192 km). Nel 1907, anno in cui i campionati annoverarono anche gare di lancio e salto, venne fondata la Federazione Italiana di Sport Atletici (FISA), denominazione mutata nel 1926 in Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL).

Le prove

Si dividono in corse, prove di marcia, concorsi, prove multiple. Le corse comprendono gare su pista, su strada e su terreni aperti, con o senza ostacoli; le prove di marcia, su pista o su strada, consistono in gare da 10 km, o meno, a 100 km e oltre; i concorsi comprendono le gare di salto (in alto, con l'asta, in lungo, triplo) e di lancio (disco, giavellotto, peso, martello); le prove multiple consistono in gare comprendenti più esercizi di specialità diverse "Lo schema del campo di gara è a pag. 87 del 3° volume." (decathlon) "Per approfondire vedi Libro dell'Anno '97 pp 371, 375-376, 434" "Per approfondire vedi Libro dell'Anno '97 pp 371, 375-376, 434" . "Per lo schema del campo di gara vedi il lemma del 3° volume."

Corse: generalità

Le corse si distinguono in corse di velocità, di mezzofondo e di fondo a seconda della lunghezza del percorso e delle doti atletiche richieste ai concorrenti; in corse piane e a ostacoli a seconda che si basino sulla sola corsa o che siano combinazioni di corsa e salto "Per le fasi della partenza e per il passaggio in velocità delle barriere nella corsa a ostacoli vedi i disegni a pag. 86 del 3° volume." . "Per il passaggio delle barriere nella corsa ad ostacoli vedi disegni al lemma del 3° volume." . Le gare si disputano in pista di materiale sintetico e si svolgono in senso antiorario. La pista è divisa in corsie (almeno 6), ciascuna con larghezza minima di 1,22 m, con partenza da appositi blocchi che permettono di esprimere il massimo scatto iniziale.

Corse: le gare di velocità

Tra le corse di velocità si comprendono tradizionalmente i 100 e 200 m e si parla di velocità prolungata per la gara dei 400 m. I 100 m si corrono in linea retta. I 200 m comprendono una curva e i blocchi di partenza sono sfalsati in diagonale per compensare lo svantaggio degli atleti che gareggiano nelle corsie esterne alla “corda”; nei 200 m la curva, a causa della forza centrifuga che il corridore deve annullare, incide sul tempo di gara per 3-5 decimi di secondo; ritardi minori si hanno nelle gare condotte ad andatura meno veloce (400, 800 m ecc.). Nelle gare dei 400 m i primati non sono omologabili se la pista misura meno di un quarto di miglio. La partenza viene data con tre segnali: “ai vostri posti”, “pronti” e un colpo di pistola (nelle corse di mezzofondo e fondo non si chiama il “pronti”); se uno dei concorrenti scatta precedendo il colpo di pistola, esegue una partenza “falsa”; la partenza viene ripetuta e il concorrente è squalificato se ripete l'errore. Durante la corsa gli atleti, pena la squalifica, non devono danneggiare gli avversari (per esempio, toccandoli) né uscire dalla propria corsia (salvo i casi previsti per le corse più lunghe). L'arrivo è segnato da una riga bianca sulla pista e da un filo di lana teso a 1,22 m dal suolo. Vince l'atleta che per primo giunge col tronco sul filo di lana, non contando per l'attribuzione della vittoria il passaggio della testa e degli arti. I tempi, nelle manifestazioni di maggiore importanza, sono presi con cronometraggio elettronico automatico (dal 1981 per tutte le distanze fino ai 10.000 m sono riconosciuti soltanto i primati registrati elettronicamente al centesimo di secondo).

Corse: mezzofondo

Le corse di mezzofondo (800, 1500, 2000, 3000 m) sono state a lungo considerate corse di resistenza, cioè gare non condotte al massimo delle possibilità atletiche e con pause nel ritmo. Oggi si è invece stabilita una continuità tecnica tra le corse veloci e le gare degli 800 e 1500 m, le più diffuse del settore, per il perfezionamento dei metodi di allenamento e della tecnica di corsa, basata sulla distribuzione dello sforzo lungo l'intero arco del percorso. La partenza degli 800 m avviene in corsia, con posti di avvio sfalsati; gli atleti devono rimanere in corsia fino all'inizio del rettilineo opposto a quello di partenza, dopo di che possono abbandonare le corsie esterne e correre alla corda. Nei 1500 m la corsa si effettua alla corda, anche se la linea di partenza è compensata per annullare lo svantaggio delle posizioni esterne.

Corse: fondo

Per le corse di fondo (oltre i 5000 m) valgono le stesse considerazioni fatte per gli 800 e i 1500 m: i 5000 e i 10.000 m tendono a divenire sempre più gare di mezzofondo e si può ben dire che tra le corse l'unica vera di fondo è la maratona, di 42,192 km. Tra i 10.000 m e la maratona vi sono altre prove ufficialmente riconosciute, ma poco praticate: 15 km, 10 miglia (16,093 km), l'ora, 20 km, 15 miglia (24,140 km), 25 e 30 km. In tutte le gare di mezzofondo e di fondo l'inizio dell'ultimo giro del concorrente al comando della corsa viene segnalato con i rintocchi di una campana; nelle gare di fondo viene esposto a ogni giro un cartello segnalatore con il numero di giri ancora da effettuare.

Corse: staffetta

Le corse piane comprendono anche gare a squadra, dette staffette, cui partecipano generalmente quattro atleti per squadra. Il percorso è diviso in quattro frazioni, ciascuna delle quali è compiuta da un atleta. I componenti di una stessa squadra si passano successivamente un bastone (testimone), che deve essere portato fino al traguardo finale, pena la squalifica (se cade, può essere recuperato solo dall'atleta che lo ha lasciato cadere). Il passaggio del testimone (cambio) deve avvenire entro uno spazio (zona di cambio) di 20 m a partire dalla linea che delimita il termine della frazione precedente. Le gare a staffetta più diffuse, ed effettuate nei vari campionati, sono la 4 x 100 m e la 4 x 400 m. La prima si correo in corsia; nella 4 x 400 m si corre in corsia solo la prima frazione, le altre frazioni si corrono alla corda. I frazionisti devono però riportarsi nella propria corsia al momento del cambio se non è possibile occupare la posizione interna senza causare ostruzione. Le corse piane femminili si svolgono con le stesse modalità di quelle del settore maschile e, ormai, sulle stesse distanze; infatti, la tradizionale gamma dai 100 ai 1500 m si è gradatamente estesa in questi ultimi anni fino a comprendere la maratona.

Corse: prove a ostacoli

Le corse a ostacoli si disputano su tre distanze: 110 m , con 10 ostacoli di 1,067 m d'altezza e distanti 9,14 m; 400 m, con 10 ostacoli alti 0,914 m e distanti 35 m. La distanza tra la linea di partenza e il primo ostacolo è, nelle due gare, rispettivamente di 13,72 e 45 m; quella tra l'ultimo ostacolo e la linea di arrivo è, rispettivamente, di 14,02 e 40 m. Le gare si svolgono con le stesse modalità di partenza e arrivo delle corse piane. L'abbattimento di uno o più ostacoli non comporta sanzione alcuna, essendo di per sé pregiudizievole per la velocità e la fluidità della corsa dell'atleta. Gli ostacoli sono costituiti da una barriera in legno alta 7 cm, dipinta a strisce verticali bianche e nere, ciascuna larga 22,5 cm, montata su due supporti metallici a forma di L distanti 120 cm poggiati a terra con prolungamenti di 70 cm dai supporti che, essendo telescopici, permettono il fissaggio della barriera all'altezza prevista per le diverse gare. La più praticata gara femminile a ostacoli è quella dei 100 m con 10 ostacoli alti 84 cm con intervalli di 8,50 m e 13 m fra la partenza e il primo ostacolo e 10,50 m tra l'ultimo e l'arrivo. Altra corsa a ostacoli su pista è quella dei 3000 m siepi, specialità olimpica maschile. Lungo il percorso si devono superare 28 barriere, alte 91 cm e larghe almeno 3,96 m, e 7 fossati pieni d'acqua, quadrati, con 3,66 m di lato preceduti da una siepe. Le barriere possono essere superate con un salto o ponendo un piede sulla trave orizzontale (a sezione quadrata, con 12 cm di lato); i fossati con un salto oppure a guado. A ostacoli, ma naturali e consistenti nelle difficoltà offerte dalle asperità del terreno, è anche la corsa campestre (cross-country) che si disputa in aperta campagna lungo un percorso delimitato da bandierine rosse sul lato sinistro e bianche sul lato destro, visibili da almeno 125 m; la lunghezza è compresa tra i 3 e i 16 km.

Marcia

La marcia è una specialità di cui il corpo umano si impadronisce solo con lungo allenamento. Il regolamento vuole che il contatto degli arti col suolo non venga mai interrotto: il piede che sta avanti deve toccare il terreno prima che quello che sta dietro se ne distacchi per compiere il passo successivo e, inoltre, l'arto in contatto col suolo deve, almeno per un istante, trovarsi in posizione tesa. Vigilano sull'osservanza del regolamento i giudici di marcia che possono ammonire e squalificare (alla seconda infrazione) un concorrente in qualsiasi momento della gara. Nelle gare sono proibiti gli scatti, è permessa solo l'accelerazione dell'andatura. Le gare si disputano soprattutto su strada, con arrivo su pista .

Concorsi: i salti

Dei concorsi fanno parte i salti e i lanci. I primi si distinguono in salti in elevazione (in alto e con l'asta)e in estensione (in lungo e triplo) "Le fasi del salto in alto alla Fosbury, del salto in lungo al momento di impatto sulla sabbia, del salto con l’asta, sono illustrate a pag. 88 del 3° volume." . "Per le fasi del salto in alto, del salto in lungo e del salto con l'asta vedi disegni al lemma del 3° volume." Il salto in alto consiste nel superare un'asticella poggiata su due ritti telescopici che permettono di metterla ad altezze crescenti. La prova non è valida se l'asticella non è superata o cade. I ritti distano da 3,66 a 4,02 m; dietro i ritti è posto uno spesso materasso elastico (minimo 4 x 5 m) per accogliere il saltatore in caduta. Gli atleti eseguono i salti secondo un ordine stabilito da sorteggio. Per ogni misura dispongono di tre tentativi: se nessuno permette il corretto superamento dell'asticella, l'atleta è eliminato. Vince l'atleta che supera la misura più alta; in caso di due o più atleti in parità, vince quello che ha eseguito il minor numero di errori. La rincorsa, praticamente illimitata, conduce l'atleta sotto l'asticella dove, con la battuta di un solo piede, deve trasformare la velocità di corsa in elevazione, cercando di portare più in alto possibile il proprio baricentro. Il modo in cui il corpo in volo supera l'asticella dà luogo a stili diversi. Il più semplice e meno redditizio è quello a forbice, da cui è derivato lo stile alla Lewden (Landon, per gli Americani), che consiste nel passaggio orizzontale della gamba di stacco. George Horine, atleta statunitense, introdusse (1911) la tecnica del rotolamento del corpo (western-roll) sull'asticella e successivamente si affermò, a opera di un altro atleta degli USA, Dave Albritton, lo scavalcamento ventrale, variamente interpretato dagli atleti. Lo stile più recente e ormai più diffuso è quello detto Fosbury, dal nome del vincitore delle Olimpiadi di Città di Messico, che consiste nello scavalcamento completamente dorsale. Il salto con l'asta si esegue con l'ausilio di un'asta e consiste nel superare un'asticella posta su due ritti telescopici distanti tra loro ca. 4 m. L'atleta, compiuta la rincorsa sulla pedana (almeno 40 m), punta l'asta nella cassetta d'appoggio di forma trapezoidale (lunga 1 m e larga 60 cm nella parte anteriore, larga 40 cm nella parte posteriore, dove è profonda 20 cm) e, spingendola in avanti, si innalza con essa, facendo leva sulle braccia per portare il corpo oltre l'asticella. L'asta, lunga ca. 5 m, in origine era in legno flessibile; nel 1908 l'americano Albert Gisbert usò per primo un'asta di bambù; nel 1948 fu introdotta l'asta di alluminio e infine è stata adottata l'asta in fibra di vetro. Numero dei tentativi e classifica seguono le norme stabilite per il salto in alto. Il salto in lungo si esegue con una rincorsa minima di 40 m che termina all'altezza dell'asse di battuta o di stacco (di legno, dipinta di bianco, di 122 x 20 x 10 cm, affondata nel terreno a livello della pista di rincorsa) il cui margine anteriore non deve essere oltrepassato dal piede di battuta del concorrente. Subito dopo l'asse di battuta si trova la tavola per i falli di battuta, ricoperta di plastilina, sabbia o terra molle, per il rilevamento di sconfinamenti, nel qual caso il salto è nullo. L'atleta termina il salto in una buca rettangolare riempita di sabbia fino al livello dell'asse di battuta, larga ca. 2,75 m e lunga almeno 10 m. Il salto triplo è praticamente costituito da tre salti in lungo: il primo termina con il piede col quale l'atleta ha operato lo stacco; il secondo inizia col medesimo piede per terminare sull'altro, che imprime anche la spinta per il terzo; l'ultimo salto si conclude a piedi uniti. Tra l'asse di battuta e l'area di atterraggio deve esserci un tratto di pista di almeno 13 m. Nei salti in elevazione la misurazione viene effettuata prima del tentativo dagli ufficiali di gara addetti agli attrezzi e controllata dopo, quando si tratti di misura primato. Nei salti in estensione la misura viene eseguita ad angolo retto dall'asse di battuta all'inizio dell'orma lasciata nella sabbia, con rotella metrica o con traguardo ottico.

Concorsi: i lanci

I lanci sono prove consistenti nello scagliare il più lontano possibile, con tecniche opportune, speciali attrezzi "Le fasi del lancio del peso, del disco, del martello, del giavellotto sono illustrate a pag. 89 del 3° volume." . "Per le fasi del lancio del giavellotto, del peso, del disco e del martello vedi il lemma del 3° volume." In queste gare i concorrenti eseguono l'esercizio secondo un ordine prestabilito da sorteggio e dispongono di tre tentativi per determinare la classifica dei concorrenti ammessi alla finale (i primi otto), dopo di che i finalisti eseguono altri tre lanci ciascuno. I lanci del peso, del disco e del martello sono effettuati da una pedana circolare in materiale solido e non scivoloso (per esempio cemento o asfalto). Il piano della pedana è di 2 cm più basso del terreno circostante ed è delimitato da una banda metallica circolare dipinta di bianco che i concorrenti non devono toccare durante la prova; la pedana ha un diametro di 2,5 m. Sulla parte anteriore della banda, verso il settore del lancio, è sistemato un fermapiedi alto 10 cm. Il lancio del peso consiste nello scagliare il più lontano possibile un attrezzo di forma sferica, di metallo o formato di un involucro esterno di gomma, cuoio, plastica ecc. e anima di piombo. Deve pesare 7,257 kg nelle gare maschili e 4 kg in quelle femminili. Il lanciatore non può uscire con i piedi dal limite della pedana finché l'attrezzo non abbia toccato terra. Il lancio del peso ebbe origine nei colleges inglesi verso il 1850 e nel 1865 furono codificati il lancio a una mano e la spinta di spalla. Oggi è universalmente adottato lo stile introdotto dallo statunitense Parry O'Brien che per primo eseguì una mezza rotazione, partendo con le spalle al settore di lancio, per imprimere maggiore velocità al movimento di spinta. Il lancio del disco ebbe particolare favore in Grecia e si può dire che mai sia scomparso del tutto. La Grecia lo impose alle Olimpiadi di Atene del 1896. Il disco è un attrezzo di legno o di plastica con bordo e anima di metallo, di forma lenticolare. Per le gare maschili ha un diametro di 22 cm, uno spessore al centro di 4,5 cm e pesa 2 kg; per le gare femminili ha un diametro di 18 cm, uno spessore di 3,8 cm e pesa 1 kg. Il disco può essere interamente metallico. Il lancio si esegue compiendo una rotazione e mezza per imprimere all'attrezzo la massima velocità di fuga. La fuoruscita di un piede dalla pedana prima che l'attrezzo tocchi terra e il lancio fuori settore annullano la prova. Il lancio del martello deriva da quello in voga nelle gare di lancio di martelli da fucina praticate già nel sec. XV in Irlanda e in Scozia. L'attrezzo moderno nacque nel 1870 a Oxford quando una catena con impugnatura sostituì il manico di legno. Oggi è costituito da una maniglia di ferro, da un filo di acciaio del diametro di 3 mm e da una palla di metallo o di altri materiali con anima di piombo. L'attrezzo completo pesa 7,257 kg ed è lungo tra 118 e 122 cm. Il lancio si esegue da una pedana protetta, alle spalle e ai fianchi, da una rete metallica. Il lancio deve avvenire in un settore di cerchio di 90º; se ciò non avviene o se il lanciatore pone un piede fuori dalla pedana il lancio è nullo. L'atleta esegue tre veloci giri su se stesso e lascia la maniglia quando la forza centrifuga raggiunge il massimo. Il lancio del giavellotto venne praticato dai Greci contro un bersaglio oppure con misurazione della distanza superata. In epoca moderna, nei Paesi scandinavi, il giavellotto misurava alcuni metri; la lunghezza fu ridotta per le Olimpiadi di Atene, dove era ammesso il lancio a due mani. Oggi si lancia con una sola mano, utilizzando una pedana lunga almeno 30 m, delimitata da due righe bianche larghe 5 cm, distanti tra loro 4 m, e terminante con un arco di cerchio del raggio di 8 m. Il settore per questa disciplina ha un'apertura di 29º a partire dal centro dell'arco di cerchio. L'uscita dalla pedana o la caduta dell'attrezzo non di punta o fuori settore annullano il lancio. L'attrezzo moderno è di legno o di lega leggera: per le gare maschili è lungo 260-270 cm, con diametro massimo di 2,5-3,5 cm e peso non inferiore a 800 g; per le gare femminili è lungo 220-230 cm, con diametro massimo di 2-2,5 cm, e pesa 600 g. Poiché la gittata in campo maschile aveva ormai raggiunto valori troppo elevati (oltre i 100 m) per le dimensioni normali dei campi di gara, nel 1986 è stato modificato il baricentro dell'attrezzo.

Prove multiple

Le prove multiple sono complessi di più gare di specialità diverse. Il decathlon è una gara nella quale emerge l'atleta completo e non lo specialista di una singola gara. Il decathlon fu ideato dagli Statunitensi, che nel 1884 proponevano un concorso per “atleti equilibrati, inadatti a partecipare alle gare usuali”, e introdotto nel programma olimpico nel 1912. La gara è riservata agli uomini e si svolge in due giornate. Nella prima vengono disputati i 100 m piani, il salto in lungo, il getto del peso, il salto in alto, i 400 m piani; nella seconda, i 110 m a ostacoli, il lancio del disco, il salto con l'asta, il lancio del giavellotto, i 1500 m piani. La classifica deriva dalla somma dei punteggi conseguiti in ogni singola gara, calcolati secondo una tabella internazionale. L'eptathlon è la gara multipla riservata al settore femminile. Consta di sette prove, da disputarsi in due giornate consecutive: 100 m a ostacoli, lancio del peso, salto in alto e 200 m il primo giorno; salto in lungo, lancio del giavellotto e 800 m il secondo. Prima del 1981 la gara multipla femminile era il pentathlon (non venivano disputati lancio del giavellotto e 800 m).

Gare indoor

Con gli anni Sessanta si sono affermate le gare di atletica disputate al coperto (indoor, termine inglese universalmente adottato). Al programma di una riunione indoor sono imposte delle limitazioni dalle dimensioni di uno stadio coperto. Non si effettuano, quindi, i lanci lunghi (martello, disco, giavellotto), mentre le corse di velocità piane e a ostacoli si riducono a distanze di 50-60 m. L'affermarsi delle riunioni indoor ha determinato l'istituzione di un campionato europeo e di uno mondiale, e la registrazione dei primati che, tuttavia, non possono sostituirsi a quelli conseguiti in riunioni all'aperto "Per approfondire vedi Libro dell'Anno '99 pp 389-393, 432-433 e Libro dell'Anno 2000 pp 404-406, 432" "Per approfondire vedi Libro dell'Anno '99 pp 389-393, 432-433 e Libro dell'Anno 2000 pp 404-406, 432" .

Media

Atletica.Atletica.Atletica.
Atletica.Atletica.Atletica.
Atletica.Atletica.Atletica.