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atomismo

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Lessico

sm. [sec. XIX; da atomo].

1) La dottrina secondo la quale un determinato settore della realtà (la materia, il linguaggio, la società, il mondo dei contenuti di coscienza) è considerato costituito di parti indivisibili, dette atomi. In particolare, la dottrina filosofica per cui la realtà materiale è composta di atomi che, combinandosi in vario modo, danno luogo a tutti gli oggetti materiali di cui abbiamo esperienza; e anche l'ipotesi scientifica fondata sul concetto, o costrutto teorico, di atomo.

2) Per estensione, ogni dottrina che sostiene la possibilità di suddividere l'oggetto di studio nei suoi componenti semplici ed elementari. Fig., condizione di estremo frammentarismo e isolamento tra i componenti di un corpo che dovrebbe costituire un tutto organicamente unitario: atomismo sociale, completo e incontrollato individualismo; atomismo culturale, eccessiva specializzazione nei vari settori della cultura, senza che tra essi si stabiliscano collegamenti organici.

Filosofia

È necessario distinguere chiaramente tra atomismo filosofico e atomismo come ipotesi scientifica: il primo è una filosofia naturale, la cui base empirica non è più solida di quella delle varie teorie antagoniste, come la fisica aristotelica; il secondo è un'ipotesi scientifica, capace di interpretare un grandissimo numero di fenomeni e dati osservativi. Anche se l'atomismo scientifico affonda le radici in quello filosofico, esso si costruisce secondo una logica differente. Qui si tratterà essenzialmente dell'atomismo filosofico. § L'atomismo è una delle risposte date dalla filosofia presocratica al problema della costituzione del mondo. Leucippo (sec. V a. C.) e Democrito (sec. V-IV a. C.) tentarono di conciliare l'esigenza, espressa da Parmenide, della sostanziale immutabilità del reale con l'evidenza fenomenica del mutamento continuo di tutte le cose; perciò ammisero che la realtà constasse di parti indivisibili, immutabili e indistruttibili, diverse per forma e dimensioni, e che queste, combinandosi in vario numero e modo, dessero luogo agli oggetti complessi di cui abbiamo esperienza. Il mutamento derivava dalla continua aggregazione e disaggregazione degli atomi, che, in quanto tali, restavano sempre gli stessi. Più tardi (sec. IV-III a. C.) Epicuro modificò in parte questa prima formulazione dell'atomismo. Mentre Leucippo e Democrito avevano dato per scontato il moto degli atomi, senza giustificarlo, Epicuro ne diede ragione attribuendo agli atomi il “peso”. Nell'esposizione dell'epicureismo che diede il poeta latino Lucrezio Caro (sec. I a. C.) è introdotta, per spiegare l'incontro degli atomi e quindi la loro aggregazione, la teoria detta del clinamen (deviazione): nel loro moto di caduta verticale e quindi parallela, gli atomi subirebbero una deviazione che li farebbe scontrare. L'attribuzione di questa teoria a Epicuro è incerta. Attraverso la critica che ne fece Aristotele, l'atomismo di Leucippo e Democrito fu conosciuto e discusso, anche se raramente accettato, nel Medioevo e nel Rinascimento. Nel Seicento Gassendi tentò un'interpretazione non materialistica (e solo per questo aspetto originale) dell'atomismo epicureo; mentre Cartesio approdava per altra via a una teoria scientifica che come elementi considerava dei corpuscoli, diversi per massa, quantità di moto, ecc., come nella meccanica moderna. Dopo i contributi di chimici come Sennert e Boyle, l'atomismo si trasformò in ipotesi scientifica con Dalton ai primi dell'Ottocento. Le sue “particelle ultime” hanno peso e proprietà chimiche determinate e diverse per ogni elemento chimico; il problema è ora di determinare le proporzioni in cui esse entrano a costituire le particelle composte delle varie sostanze. Al problema così posto è possibile dare soluzione solo mediante una ricerca empirica, che infatti fu svolta con successo da Berzelius e poi arricchita da Avogadro. L'atomismo era diventato un'ipotesi chimica coerente e adeguata ai fenomeni: toccava al secolo successivo farne un'ipotesi fisica generale, più complessa e feconda, mediante ricerche che avrebbero indotto a modificarne, in parte, gli stessi presupposti.

Pedagogia

Con atomismo didattico si indicano generalmente la separazione e l'autosufficienza delle diverse materie di insegnamento e anche la frammentazione della singola materia. A questo aspetto didattico della frantumazione del sapere, criticato da diversi punti di vista, si sono trovate risposte ricompositive che fanno perno sugli interessi del fanciullo (attivismo), sull'unità dello spirito umano (neoidealismo pedagogico), su una particolare disciplina o gruppo di discipline, ecc. Più recentemente si è vista nell'interdisciplinarità scientifica e professionale una possibile via di ricostruzione unitaria della cultura. Il lavoro di gruppo fra insegnanti insieme alla promozione di una loro multilateralità di interessi culturali e un comune atteggiamento metodico sono la traduzione didattico-educativa dell'interdisciplinarità e quindi una via per incrinare l'atomismo.