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augùrio

sm. [sec. XIII; dal latino auguríum].

1) Propr., l'arte degli auguri; il rito compiuto dagli auguri nell'antica Roma per assicurare l'assenso di Giove, e quindi la sua protezione a una pubblica iniziativa. In particolare, il nome che si dava ad alcune cerimonie annue ricorrenti, quali: l'augurio del cane (augurium canarium), ossia il sacrificio di cagne fulve che veniva fatto in un giorno stabilito dai pontefici in un particolare momento del ciclo agrario; l'augurio della salute (augurium salutis), che veniva fatto ogni anno, per il popolo romano, in un giorno in cui nessun esercito si metteva in campagna, né si era in presenza del nemico, né si doveva combattere.

2) Per estensione, presagio buono o cattivo; previsione; indizio; presentimento: la civetta è considerata un uccello di mal augurio; “Sperdano i venti / ogni augurio infelice” (Parini).

3) Più comunemente, voto con cui si esprime a qualcuno il desiderio che si compia un bene o che un'azione abbia una buona riuscita: fare l'augurio di un rapido ristabilimento; al pl., formula di cortesia usata in occasione di festività o ricorrenze: porgere gli auguri per il compleanno di un amico.

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