autorità

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Lessico

Sf. [sec. XIII; dal latino auctorítas-ātis].

1) Capacità di orientare e vincolare il volere e il comportamento altrui per ragioni di prestigio morale, intellettuale, sociale, di supremazia gerarchica o politica: esercitare l'autorità paterna, l'autorità del maestro, l'autorità del direttore; agire d'autorità, di propria iniziativa. Per estensione, validità: dare autorità, convalidare, dar valore.

2) Potere di chi esercita attività di governo e in genere di chi è investito di pubblici uffici con funzioni direttive: l'autorità del presidente della Repubblica, del prefetto, del questore; fig.: l'autorità della legge, l'autorità dello Stato. Il complesso delle persone che esercitano tale potere: l'autorità di pubblica sicurezza, l'autorità civile, l'autorità militare, l'autorità ecclesiastica; anche assoluto: l'autorità o le autorità;autorità costituita, riconosciuta e accettata, specialmente quella dello Stato; autorità monetarie, organi preposti all'emissione di moneta e alla direzione della politica monetaria. Sono in particolare le banche centrali e i ministeri del Tesoro.

3) Per estensione, supremazia morale, credito, prestigio: “La grande autorità che si è acquistata Aristotele appresso l'universale” (Galilei); è un'autorità, persona che gode di alta stima nel suo campo di attività.

4) Attestazione, esempio autorevole: allegare l'autorità di uno storico a sostegno della propria tesi; conformarsi all'autorità di un testo scientifico. Ant. anche detto proverbiale, citazione illustre.

5) Fig., facilità di fare qualche cosa, dovuta a sicurezza e preparazione adeguata (particolarmente nel linguaggio sportivo): la squadra ha giocato con autorità.

Diritto

Nel linguaggio giuridico moderno il termine autorità designa gli enti e gli uffici idonei a manifestare una volontà coercitiva o gli individui preposti a tali cariche: autorità pubblica, la pubblica amministrazione, ossia gli organi dello Stato e gli enti ausiliari. Il Codice Penale in materia prevede il reato di violenza o minaccia a pubblica autorità costituita in collegio (art. 338); di oltraggio a pubblica autorità costituita in collegio (art. 342); di inosservanza ai provvedimenti dell'autorità (art. 650). Sempre il Codice Penale dedica l'intero capo II del terzo titolo del II libro ai delitti commessi contro l'autorità delle decisioni giudiziarie e a tale riguardo prevede i reati di evasione (art. 385), procurata evasione (art. 386), colpa del custode (art. 387), mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice (art. 388), inosservanza di pene accessorie (art. 389), violazione colposa dei doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a pignoramento ovvero a sequestro giudiziario o conservativo (art. 388-bis), mancata esecuzione dolosa di sanzioni pecuniarie (art. 388-ter), inosservanza di pene (art. 389), procurata inosservanza di pene (art. 390), procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive (art. 391). Per quanto concerne tutti i rapporti fra le autorità giudiziarie e quelle straniere (rogatoria, estradizioni ecc.) si osservano in materia le convenzioni e gli usi internazionali. Ai sensi del Codice della Navigazione l'autorità degli organi marittimi, in partic. del comandante della nave, è tutelata con sanzioni penali. § Autorità garante della concorrenza e del mercato. Organo collegiale istituito dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287, per vigilare sulle intese restrittive della concorrenza, sulle operazioni di concentrazione che comportano la costituzione e il rafforzamento di una posizione dominante in modo tale da eliminare o ridurre in misura sostanziale e duratura la concorrenza. Inoltre in base al decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74 l'autorità garante della concorrenza e del mercato ha il compito di applicare le norme previste nel decreto stesso in materia di pubblicità ingannevole. L'attività del garante nei suoi primi anni di vita ha portato a un consistente numero di pareri e segnalazioni nei campi più disparati quali l'agricoltura, l'energia (sulle convenzioni e la privatizzazione dell'ENEL), i servizi (sui finanziamenti al gruppo Finmare, sulla riforma del settore delle telecomunicazioni, sul gestore unico della telefonia, sull'assicurazione R.C. Auto, sulle agenzie di viaggio e turismo), così come si è espressa sul programma di riordino delle partecipazioni statali. § Per l'accezione in diritto romano, vedi auctoritas; per autorità domestica, vedi patrio, patria potestà; per autorità maritale, vedi matrimonio; per autorità di pubblica sicurezza, vedi polizia; per abuso di autorità vedi abuso. § Autorità per l’Energia elettrica e per il Gas (AEEG). Organo costituito con legge n. 81 del 14 novembre 1995 ed entrato in funzione il 23 aprile 1997 per rispondere alle esigenze create dalla liberalizzazione del mercato energetico. Compiti dell'Autorità sono quelli di garantire e promuovere la concorrenza e l'efficienza nei settori dell'energia elettrica e del gas, nonché di assicurare la qualità dei sevizi erogati. Liberalizzazione, processo di integrazione europea e realizzazione del mercato unico in ambito energetico richiedono l'elaborazione di politiche sovranazionali, il coordinamento con gli organismi comunitari e una particolare attenzione alla qualità dell'energia. Per quel che riguarda le rarelazioni esterne, l'Autorità instaura rapporti bilaterali con tutti i regolatori dei Paesi europei, in primo luogo quelli confinanti, che forniscono energia al nostro Paese. Per quel che riguarda la qualità del servizio essa deve garantirne gli standard minimi, incentivarne il miglioramento, assicurare la diffusione omogenea del servizio sul territorio nazionale e assicurare la trasparenza delle tariffe.

Pedagogia

Il termine, contrapposto a libertà, forma una delle più note e dibattute antinomie pedagogiche. Da più parti tuttavia è stato rifiutato il carattere di irrisolvibilità dell'antitesi riconoscendo ai due termini, almeno di fatto, una posizione fra loro dialettica i cui modi variano, però, secondo i punti di vista teorici da cui quella posizione viene considerata e interpretata. Rousseau nell'Emilio fu tra i primi a proclamare la libertà nell'educazione contestando, implicitamente o esplicitamente, l'autorità degli adulti (educatori o genitori). Una ricostruzione completa della problematica pedagogica inerente ad autorità e libertà richiede un'esplicitazione delle basi filosofiche dei due concetti e una loro chiarificazione in termini storico-politici. Si può qui osservare che il primo termine ha potuto prevalere nel processo educativo fino a quando è vissuto insieme a strutture socio-politiche esse stesse fondate sul principio d'autorità. Una prima parziale rimozione si è operata quando l'assetto politico-sociale ha almeno messo in discussione quel principio e quando la “rivoluzione copernicana” dell'educazione apertasi con l'attivismo e con le “scuole nuove” ha riaffermato la libertà, l'autogoverno, l'autonomia dell'educando e di conseguenza il rifiuto di un'illegittima ed estrinseca autorità. Si discute, di conseguenza, del perché nell'attivismo originario la libertà del fanciullo non si accompagnava a un'esplicita e radicale contestazione dell'autorità degli adulti, che è un modo più concreto di ricercare e assicurare la libertà del fanciullo. Nella storia più recente delle istituzioni scolastiche si è affermata con forza la critica pratico-teorica dell'autoritarismo per opera della contestazione studentesca che ha sollecitato, almeno in parte, anche una riqualificazione pedagogica del tradizionale problema di autorità e libertà.

Sociologia

Nella tradizione sociologica, autorità rinvia alla sfera della politica e del potere. Max Weber ne ha fornito la classica distinzione tipologica, per cui l'autorità carismatica si caratterizza in quanto qualità straordinaria, attribuita alla figura del leader come in una sorta di investitura divina, quella tradizionale si fonda sulla forza della consuetudine e sulla sacralità della discendenza e quella legal-razionale sulla legittimazione della legge e delle istituzioni (per esempio attraverso il voto popolare e i sistemi costituzionali). I tre tipi non vanno posti in sequenza temporale come connotazioni politiche di un'epoca storica. Il leaderdotato di autorità carismatica, per esempio, si afferma per Weber nelle fasi di crisi di un sistema sociale e dei suoi ordinamenti, realizzando un'alternativa politicamente rivoluzionaria ai processi di burocratizzazione che possono minacciare anche democrazie ispirate ai principi del diritto e al primato della legge. Come già intuito da Hume e precisato da Weber nella distinzione canonica fra autorità (Herrschaft) e potere (Macht), l'autorità presuppone comunque il consenso, a differenza del potere che può esprimersi come puro esercizio della forza. La distinzione concettuale fra autorità e potere è invece meno netta nella riflessione di Onofri, che pone comunque il potere all'origine dell'autorità; ne deriva una classica contraddizione dei sistemi politici moderni fra tendenza a decentrare l'autorità e spinte ad accentrare il potere. Il giurista e politologo conservatore K. Schmitt individua nell'autorità la sola fonte di legittimazione della norma legale e del diritto civile, secondo l'antica formula per cui “auctoritas, non veritas, facit legem” (la legge deriva dall'autorità e non dalla verità). Al problema attribuisce un rilievo centrale la sociologia di R. Dahrendorf, che identifica nel conflitto per modificare le relazioni di autorità, rette dalla dialettica fra dominio e subordinazione, l'epicentro delle tensioni sociali contemporanee, a suo tempo individuato da Marx nella lotta di classe per il possesso dei mezzi di produzione e di scambio. In una prospettiva psicologico-sociale, Lasswell e Kaplan sottolineano il carattere peculiare dell'autorità come possesso (legittimo e atteso) del potere. Processo che comporta dinamiche complesse di incongruenza e conflitto (per esempio il detentore di un potere di fatto tende ad acquisire l'autorità formale come strumento di legittimazione; e a una lenta e progressiva legittimazione può corrispondere una brusca e improvvisa delegittimazione, come negli sconvolgimenti rivoluzionari o nella denuncia di uno scandalo). La Scuola di Francoforte ha indagato l'autorità nei suoi rapporti di continuità e differenziazione rispetto al fenomeno dell'autoritarismo, cogliendo nella famiglia e nella sua opera primaria di socializzazione l'istituto fondamentale che concorre a legittimare la “naturalità” del principio di autorità (in quanto potere paterno). In Italia è stato particolarmente F. Ferrarotti a concentrare la ricerca sul tema dell'autorità, evidenziando la distinzione rispetto alla categoria di potere in quanto autorità legittimata dal consenso e con ciò riprendendo criticamente spunti weberiani. In tale prospettiva, infatti, l'autorità sorretta dal consenso (autorità autorevole) si differenzia da quella fondata sulla coercizione (autorità autoritaria), identificabile in ultima analisi con il potere.

Per il diritto

V. Arangio Ruiz, Istituzioni di Diritto Romano, Napoli, 1933; V. Manzini, Trattato di Diritto Penale Italiano, Torino, 1933; G. Zanobini, Corso di Diritto Amministrativo, Milano, 1954; M. S. Giannini, Diritto Amministrativo, Milano, 1989.

Per la pedagogia

L. Laberthonnière, Teoria dell'educazione, Brescia, 1958; F. Lombardi, Senso della pedagogia, Roma, 1963; L. Borghi, Educazione e autorità nell'Italia moderna, Firenze, 1964; R. Zavalloni, La libertà personale: psicologia della condotta umana, Milano, 1965; V. De Ruvo, Autorità e libertà nell'educazione, Roma, 1977.

Per la sociologia

H. A. Simon, Il comportamento amministrativo, Bologna, 1958; R. Dahrendorf, Classe e conflitto di classe nella società industriale, Bari, 1963; M. Weber, Economia e società, Milano 1963; B. Russel, Autorità e individuo, Milano, 1980.