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avanfòssa

sf. [avan-+fossa]. Un tempo strettamente connessa al concetto di geosinclinale e definita come fossa o depressione che si forma al margine dell'area continentale, verso la quale è diretta la migrazione orogenica responsabile della formazione di una catena montuosa. Oggi, nell'ambito della tettonica delle placche, con il termine avanfossa si indica un bacino perisuturalico associato a una subduzione di tipo A, ossia a una collisione tra due placche continentali. Si tratta di una depressione localizzata in ambiente continentale, immergente verso la zona di subduzione. La depressione è, inoltre, legata a una flessione della litosfera continentale sotto il peso delle falde che stanno costituendo la nuova catena, che accoglie una sedimentazione terrigena impostata su crosta continentale. Le avanfosse vengono distinte in bacini impostati su pendii continentali, con tracce scarse o assenti di tettonica, e bacini impostati su di un basamento fagliato. Nel primo caso, la tipica successione sedimentaria di una avanfossa è data, dal basso verso l'alto, da una successione carbonatica di ambiente di piattaforma continentale (sedimentazione tipica di un margine continentale passivo). Su questa, separata da una superficie di discontinuità, si sovrappone la classica successione di avanfosse, rappresentata da depositi terrigeni provenienti sia dall'adiacente zona interna (orogenica) che si sta sollevando, sia dall'adiacente zona esterna (avampaese). Esempi di questo tipo sono l'avanfossa degli Appalachi di età paleozoica, e le avanfosse alpine, di età cenozoica. Nel caso delle avanfosse impostate su di un basamento fagliato, invece, la successione sedimentaria è complicata da unità litologiche addizionali, derivanti dall'erosione degli adiacenti blocchi di basamento continentale in sollevamento. Le Montagne Rocciose meridionali, negli Stati Uniti, sono un esempio tipico di questo tipo di avanfossa.