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avvelenaménto

sm. [sec. XVII; da avvelenare].

1) Atto ed effetto dell'avvelenare o dell'essere avvelenato. In particolare: A) in medicina, fenomeno patologico dovuto all'azione dannosa su organismi viventi di sostanze esogene o endogene aventi caratteristiche di veleni (vedi veleno, intossicazione). B) In diritto, si riferisce in particolare all'avvelenamento di acque o sostanze destinate all'alimentazione e rientra fra i delitti di “comune pericolo mediante frode”. Il Codice Penale commina per tale reato una pena non inferiore ai 15 anni di reclusione e, in caso di morte di qualcuno, l'ergastolo.

2) In chimica, l'aggiunta di uno o più composti velenosi a un cibo o a una sostanza in genere, che in tal modo acquista proprietà velenose, cioè produce alterazioni reversibili o letali a essere vivente che le ingerisce (vedi anche droga).

3) In elettronica, avvelenamento catodico, effetto chimico, consistente nella deposizione di gas residui sulla superficie del catodo di un tubo elettronico, che comporta una diminuzione del potere di emissione della superficie stessa.

4) In fisica nucleare, diminuzione della reattività di un reattore dovuta alla graduale formazione di prodotti di fissione con elevate sezioni d'urto, δ, di cattura dei neutroni, quali principalmente lo xeno 135 (δ=3,5106 barn) e il samario 149 (δ=5,3104 barn).