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bòccia

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Lessico

sf. (pl. -ce) [sec. XV; latino buttía, da buttis, botte].

1) Vaso di vetro o di cristallo panciuto e dal collo lungo e sottile, adoperato per contenere vino o altri liquidi: “pregò Emilio di darle, prima di uscire, una boccia d'acqua, e un bicchiere” (Svevo).

2) Antica misura per liquidi in uso a Treviso.

3) Ciascuna delle grosse bilie di legno o metallo usate nel gioco delle bocce.

4) Familiare, testa, capo: rompersi la boccia inutilmente.

5) Talvolta nel senso di boccio, bocciolo: un fiore ancora in boccia.

6) In oreficeria, attrezzo a forma di sfera, di metallo o di legno duro, recante un dispositivo di fissaggio del fuso sul quale è stato preventivamente incollato l'oggetto in lavorazione. La boccia, appoggiata su un'apposita ciambella che ne assicura la stabilità, grazie alla sua forma consente di far assumere all'oggetto che sostiene tutte le posizioni che l'orafo ritiene più favorevoli a una buona esecuzione del lavoro.

Gioco delle bocce

Gioco antichissimo, fissato da regolamenti sportivi. Si pratica su campo classico (+-) in terra battuta lungo da 24 a 28,5 m e largo da 2,50 a 5 m, delimitato da sponde di legno; viene effettuato anche su campi liberi, su terreno scelto da chi ha il boccino (per esempio in Piemonte) oppure su campi divisi in sezioni da un rialzo (per esempio in Lombardia), nel qual caso è d'obbligo superare almeno un rialzo. Si usano palle (bocce) di legno, materiale plastico o metallo, di diametro compreso tra 90 e 110 mm e peso non superiore a 1,400 kg, e un pallino o boccino, dello stesso materiale delle bocce, di 4 cm di diametro. Le partite si svolgono tra due giocatori (singolo), tra coppie, tra squadre di 3 o 4 giocatori (terne o triplette, quadrette). Nel singolo ogni giocatore dispone di 2 o 4 bocce, negli altri casi di 2 e talvolta 3. Il gioco ha inizio con il lancio del pallino, che deve fermarsi in una zona compresa tra 12,5 e 17,5 m dalla riga (piede di gioco) donde avvengono tutte le misurazioni. Chi lancia il pallino lancia anche la prima boccia cercando di accostarla il più possibile al pallino. Segue quindi l'avversario che lancerà successivamente le sue bocce finché non avrà “preso” il punto, dopodiché toccherà di nuovo al primo giocatore finché non si esauriscono le bocce; le bocce non debbono mai toccare le sponde. La presa del punto può avvenire con l'“accostata”, tiro di precisione (con slancio massimo di 2 m); di “raffa”, cioè facendo rotolare con forza la boccia (dopo rincorsa massima di 2 passi) perché colpisca e allontani dal pallino la boccia avversaria; con la “bocciata”, cioè con un lancio parabolico (dopo rincorsa massima di 3 passi) che mandi la boccia a colpire quella avversaria: quando la bocciata è perfetta la boccia lanciata si arresta nello stesso punto in cui si trovava quella colpita. Il punteggio è determinato dal numero delle bocce di un giocatore o di una squadra che sono più vicine al pallino della boccia avversaria meglio piazzata. Nel caso che le bocce a punto siano 3 o più, il punteggio raddoppia. La partita va, in genere, ai 15 punti. Quelle descritte sono le regole fondamentali più usate, tuttavia il gioco è praticato con numerose varianti regionali e gli stessi regolamenti internazionali vietano talune azioni (per esempio la bocciata di raffa) e prevedono accordi in deroga ai regolamenti per incontri tra rappresentative di diversi Paesi. L'attività internazionale è coordinata dalla Fédération Internationale de Boules (FIB) con sede in Torino, riconosciuta dal Comitato Internazionale Olimpico. In Italia esistono varie federazioni bocciofile: tra le più importanti vanno menzionate la Federazione Italiana Bocce (aderente alla FIB), l'Unione Federazioni Italiane Bocce e la Federazione Italiana Gioco Bocce. § Il gioco delle bocce si trasformò in sport alla fine dell'Ottocento, ma le sue origini sono antichissime. Si ritiene che sia di origine mediterranea ma sembra che fosse praticato in Egitto fin dal V millennio. Certo è che Augusto ne fu cultore appassionato e che nel Medioevo era diffuso in tutta l'Europa e raggiunse tanta accesa popolarità che a più riprese e un po' dovunque fu bandito. Lo proibirono Carlo IV e Carlo V, Enrico V ed Enrico VIII (che però lo praticava in privato), il Sinodo di Parigi del 1696 e numerose disposizioni dei comuni e dei principati italiani.

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Boccia
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