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bòsco

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Lessico

sm. (pl. -chi) [sec. XIV; germanico busk].

1) Cenosi vegetale formante il climax di zone temperate, da calde a fredde, caratterizzata da alberi che possono condizionare un sottobosco di arbusti, erbe e muschi; il terreno su cui crescono gli alberi: montagne ricche di boschi; i prodotti del bosco; in loc. fig.: essere uccello di bosco, vivere libero oppure rendersi irreperibile, specialmente per sottrarsi alla giustizia; essere uomo da bosco e da riviera, avere spirito di adattamento, essere capace di trar profitto da tutte le situazioni.

2) Fig., ammasso, insieme di cose che formano un intrico fitto e disordinato: un bosco di capelli; “intorno un bosco abbiam d'aste e di spade” (Tasso).

3) Ant., legna; fig.: curare con sugo di bosco, prendere a legnate.

4) In bachicoltura, l'intreccio di ramoscelli secchi, disposti per permettere ai bachi di tessere il bozzolo.

5) Per il cosiddetto vetro di bosco, vedi Waldglas.

Botanica

Esistono boschi naturali, derivanti dalla disseminazione spontanea, e boschi artificiali formati per trapianto o per semina; secondo diverse caratteristiche i boschi possono essere classificati come monofiti (costituiti da una essenza legnosa), polifiti (costituiti da più essenze legnose), coetanei (tutte le piante hanno la stessa età), disetanei (le piante hanno età diverse), assestati (piante ripartite in tanti gruppi quanti sono gli anni del turno). In rapporto al sistema di governo i boschi vengono distinti in fustaie, o boschi d'alto fusto, quelli dove gli alberi, di solito nati da seme, si lasciano sviluppare normalmente, e in cedui, quelli che si rinnovano ad ogni taglio periodico per la successiva emissione di polloni dalle ceppaie recise; ceduo composto è il bosco che deriva dall'abbinamento delle due precedenti forme. In Italia la superficie coperta da boschi è di poco superiore ai 6 milioni di ha, pari al 20% della superficie totale.

Diritto

Leggi speciali pongono limiti all'utilizzazione dei boschi quando, per la loro speciale ubicazione, difendano terreni o fabbricati dalla caduta di valanghe, dal rotolamento di sassi o dalla furia dei venti; speciali norme favoriscono il rimboschimento di terreni. Altre leggi impongono all'usufruttuario di un bosco ceduo di rispettare nei tagli la prassi, che per costanza e uniformità si è trasformata in tradizione e, in mancanza di questa, di adeguarsi agli usi locali. Norme particolari riguardano la conservazione del patrimonio forestale.

Ecologia

Il bosco ha grande importanza per la difesa del suolo dal dissesto idrogeologico; esso, infatti, svolge una funzione di trattenimento dell'acqua, regolandone il deflusso nel tempo, e una di consolidamento del suolo impedendo frane e smottamenti. Infatti, dove le formazioni rocciose contengono argilla, la mancanza della copertura boscosa predispone a dissesti geologici cronici e diffusi. Inoltre, è molto importante la funzione regolatrice dei livelli di anidride carbonica esercitata dal bosco dal momento che un metro quadro di bosco fissa circa 1300 g di carbonio ogni anno, contro i 150 fissati da una coltivazione di grano. L'ampliamento delle superfici a bosco è, quindi, un importante elemento di equilibrio nei confronti delle alterazioni del ciclo del carbonio indotte dalle attività umane.

Simbologia

Nella simbologia religiosa primitiva il bosco rappresenta la natura intatta, non ancora manomessa, e, tutte le volte che ne vorrà rompere l'equilibrio, l'uomo commetterà una violazione e dovrà riparare. A questa particolare coscienza corrisponde infatti un carattere di sacralità e presto la mitologia si impossesserà del bosco, popolandolo di spiriti buoni o cattivi, di dei propizi o inclementi: nella mitologia classica abitano nei boschi Pan e Silvano, i fauni e le driadi; vicino a Roma, ad Ariccia, diventerà celebre il lucus deae Diae e per esso Diana sarà detta Nemorense (foresta).

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