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bórra

sf. [sec. XIV; latino tardo bŭrra, lana greggia].

1) Cascame di lana e di cotone costituito da fibre cortissime che vengono scartate durante le operazioni di cardatura e pettinatura.

2) Per estensione, riempitivo in genere, di solito per imbottiture di qualità scadente. Fig., merce di scarso valore, materiale di scarto, zavorra; particolare, in discorsi e scritture, aggiunta superflua e prolissa: “vi troverete nella turpe necessità di riempire i vostri fogli di borra” (Monti).

3) Il pelo fine e lucente che in alcuni animali da pelliccia sta al di sotto della giarra; anche la lanugine fitta e morbida che in certe capre è coperta dal pelo più lungo.

4) Componente delle cartucce a pallini, costituita da un cilindretto di feltro o sughero, che ha lo scopo di distanziare i pallini dalla polvere, offrendo una resistenza elastica all'espansione dei gas. Nelle cartucce moderne è spesso realizzata in plastica.

5) Rigurgito di materiale non digeribile (prevalentemente ossa, peli, piume, esoscheletri di artropodi, ecc.), generalmente in forma di cilindro compatto, espulso da uccelli di varie specie, fra cui i rapaci diurni e notturni, i gabbiani, i corvi, ecc.

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