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balistite

sf. [sec. XIX; da balistica]. Polvere senza fumo preparata da Nobel nel 1888. È costituita da una miscela in parti uguali di nitrocellulosa e nitroglicerina additivata di sostanze stabilizzanti (per esempio vaselina, carbonato di sodio, ecc.) e di sostanze atte ad accelerare la reazione esplosiva (per esempio dietilfenilurea). La balistite viene confezionata in lamelle, in fili, in cilindretti cavi, in grani e viene usata in campo militare come esplosivo da lancio per proiettili d'artiglieria. Per la sua elevata temperatura d'esplosione che causa notevoli effetti erosivi sulle canne, la balistite ordinaria è stata sostituita dalla cosiddetta balistite attenuata contenente una percentuale minore di nitroglicerina. Con l'invecchiamento la balistite può deteriorarsi facendo trasudare goccioline di nitroglicerina liquida che si raccolgono sulla superficie. In tale condizione la balistite non è più stabile e può deflagrare o detonare al minimo urto. Occorre pertanto farla distruggere o ripristinare da personale specializzato.

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