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Lessico

sf. [sec. XVI; dal latino medievale banda, pl. coll. di bandum, insegna, che risale al gotico bandwa, stendardo].

1) Insegna militare che nel Medioevo distingueva l'uno dall'altro i vari corpi armati o le milizie di Stati diversi; per estensione, gruppo di soldati raccolti sotto una stessa insegna.

2) Raggruppamento di uomini armati che svolgono un'attività guerresca non irreggimentata in un regolare esercito nazionale: bandadi partigiani, di guerriglieri. Anche reparto di truppe irregolari indigene inquadrate in un esercito regolare europeo. In particolare, banda armata, pluralità di persone munite di armi e riunite in un'organizzazione che si propone il raggiungimento di determinati fini delittuosi. È reato previsto dall'art. 306 del Codice Penale costituire una banda armata (o anche solo parteciparvi) al fine di commettere reati contro la personalità internazionale o la personalità interna dello Stato italiano. Il reato diventa militare, ed è previsto dall'art. 78 del Codice Penale Militare di pace, quando il soggetto attivo sia un militare.

3) Per estensione, masnada di briganti, di fuorilegge. Scherzoso, brigata, compagnia di amici: “la banda dei ragazzi” (Moravia). L'attenzione dei sociologi si è concentrata – soprattutto a partire dalla fine degli anni Settanta – sulle bande giovanili. Respinta ogni assimilazione alla categoria della banda deviante (Cohen, Scuola di Chicago), si presta invece ascolto alle ricerche britanniche sugli stili di vita, la protesta simbolica e la centralità dell'esperienza musicale (Hebdige). Anche nei casi più strutturati e persistenti – i Mods, i Punks e i Rockabillies – è però possibile cogliere i tratti tipici di una subcultura debole, in cui l'espressività vistosa del gergo e dell'abbigliamento cerca di compensare una debole identità sociale.

4) Compagnia di musicanti: banda musicale; la banda dei Carabinieri; la banda municipale.

5) Nel linguaggio etologico, termine usato talvolta per indicare un gruppo di scimmie fra le quali esistono rapporti particolarmente stretti nell'ambito di un branco più esteso. Nell'amadriade, per esempio, una banda è formata da alcuni maschi con le loro unità familiari. Una banda può essere anche costituita da soli maschi.

Musica

La banda musicale è un complesso di strumenti a fiato e a percussione la cui composizione varia secondo i luoghi: essa include tutti i principali strumenti a fiato, legni e ottoni. Oggi è prevalentemente destinata a esecuzioni all'aperto e comprende un repertorio basato per la maggior parte su trascrizioni di musiche del sec. XIX: anticamente, fin dall'epoca romana, l'organico degli strumenti a fiato e a percussione era legato alla musica militare. Un grande impulso ricevette la musica per banda durante la Rivoluzione francese e l'età napoleonica. Importantissima per la formazione della banda moderna è stata l'introduzione dei pistoni negli ottoni; non meno importanti il perfezionamento del clarinetto e l'invenzione del saxofono.

Sociologia

Il fenomeno delle bande si è andato progressivamente modificando, sotto il profilo sociologico e antropologico, a partire dagli inizi degli anni Ottanta. Negli U.S.A., gli osservatori di costume e i giornalisti più attenti alle trasformazioni della realtà urbana, segnalarono come forme di aggregazione giovanile capaci di alimentare scontri, disordini e atti di vandalismo fine a se stesso cominciassero a svilupparsi fuori dei contesti tradizionali. In particolare, notarono come città medie e piccole della provincia americana – e non più soltanto le metropoli del Nord-Est – divenissero sempre più l'epicentro di queste forme di azione aggressiva. Osservarono anche come, a differenza dei loro immediati predecessori (le bande punk, rockabillies, ecc. degli anni Settanta), questi gruppi tendessero molto di più a dare contenuti propriamente criminali alla loro attività. Agli scontri tradizionali fra bande rivali, i nuovi gruppi di Skulls e Wolves andavano sostituendo l'organizzazione di vere e proprie battaglie di strada, condotte con l'uso di catene, bastoni chiodati e, sempre più spesso, armi da fuoco. Frequentemente, le forze di polizia divenivano bersaglio di deliberate azioni di sfida o di rappresaglia e crescente appariva il ricorso allo spaccio della droga o alle rapine come strumenti di autofinanziamento illecito delle bande stesse. Alla visibile degenerazione dell'associazionismo per bande negli U.S.A. fa riscontro nei Paesi europei, a partire dalla metà degli anni Ottanta, una marcata espansione di aggregazioni a dominante composizione giovanile caratterizzate da ideologie violente, a sfondo razzistico o nichilistico. Il fenomeno degli skinheads è l'esempio più noto di queste aggregazioni, che si situano a metà strada fra il modello della banda tradizionale e quello del movimento politico eversivo. Nei Paesi dell'Europa orientale il crollo dei regimi comunisti e il declino del controllo sociale esercitato dalle vecchie istituzioni statali repressive hanno favorito lo sviluppo di esperienze inedite di questa natura, fortemente aggressive e prevalentemente orientate in senso antisemita. In numerosi Paesi occidentali, viceversa, l'impatto con il fenomeno dell'immigrazione ha alimentato l'esplosione di pulsioni xenofobe o dichiaratamente razzistiche che hanno trovato nelle bande un autentico terreno di coltura. Va anche notato come, tanto negli U.S.A. quanto in Europa e perfino in alcune realtà nazionali asiatiche e sudamericane, la crescente propensione alla violenza e alla devianza in genere abbia permeato via via esperienze originariamente pacifiche di aggregazione espressiva di gruppi giovanili e adolescenziali. La trasformazione di alcuni settori delle tifoserie calcistiche (ma il fenomeno riguarda anche altri sport di squadra, come il basket e l'hockey su ghiaccio) in autentici commandos, inclini alla rissa programmata e all'enfatizzazione aggressiva della propria identità, è – anche in Italia – un esempio di questa deriva comportamentale e culturale, che ha imposto alle scienze sociali aggiornamenti di analisi. Occorre infatti anzitutto concentrare l'attenzione sulle caratteristiche dell'interazione all'interno delle bande. Il prodursi di sacche diffuse di marginalità e di esclusione urbana – non solo nei maggiori centri metropolitani – induce la tendenza a forme di vita comunitaria inclusive e tendenzialmente ostili nei confronti di chi non appartenga al gruppo. I componenti le bande trascorrono insieme la maggior parte della giornata, programmano anticipatamente le loro azioni collettive, enfatizzandone gli aspetti dimostrativi e simbolici, indulgono a liturgie di gruppo basate sulla segretezza, sviluppano forti sentimenti di solidarietà che si traducono in manifestazioni di complicità e omertà in riferimento a eventuali comportamenti criminali. In questo modo sembrano voler erigere confini nei confronti del mondo esterno, più che proporsi di sfidare apertamente – come nei movimenti di protesta degli anni Settanta – i valori e le culture dominanti. Un'altra caratteristica fondamentale delle nuove bande è il sentimento di appartenenza al gruppo percepito come valore assoluto. L'ingresso nella banda è quasi sempre accompagnato da veri e propri riti d'iniziazione, fra i quali – come nelle bande criminali tradizionali – fa spicco l'ostentazione del coraggio fisico e della violenza, nonché la dimostrazione di sapere e volere infrangere i codici della legalità. In quanto gruppi di tipo espressivo, tesi a soddisfare bisogni di identità e di riconoscimento più che a realizzare obiettivi pratici e consapevoli, le bande tendono a produrre una propria esteriorità che le renda distinguibili dalle altre bande, verso cui sono diffusi sentimenti di rivalità e di disprezzo. L'abbigliamento, l'uso di monili e tatuaggi, il gergo verbale, ma anche la preferenza per determinate armi da taglio o per il consumo di certi stupefacenti rappresentano alcuni dei più ricorrenti tratti distintivi. A differenza di alcuni gruppi giovanili delle passate generazioni (si pensi al fenomeno hippy già negli anni Sessanta o ad alcuni movimenti di contestazione del decennio successivo) le nuove bande sembrano rifiutare idealità e stili di vita ispirati a principi universalistici e tendenzialmente egualitari. Il culto del leader, una marcata propensione alla gerarchizzazione dei rapporti interni, il disinteresse o l'aperto rifiuto nei confronti di modelli culturali emancipatori (come nel caso delle relazioni fra i sessi) le assimilano piuttosto, anche sotto questo profilo, alle organizzazioni più tradizionali a prevalente vocazione criminale. Il problema della conflittualità urbana connessa alla nuova fenomenologia delle bande è stato oggetto sin dai primi anni Novanta di allarmate ricerche da parte di studiosi e di operatori sociali. Esemplare, in questo senso, il rapporto Taylor che segnò, nella Gran Bretagna dei primi anni Novanta, l'avvio di una sistematica campagna di prevenzione e repressione della devianza minorile messa in luce dal dilagare del teppismo hooligan e dal diffondersi della cultura della droga e dell'alcol in fasce di popolazione sempre più giovane e non soltanto nelle grandi metropoli, ma anche in centri urbani di dimensioni medio-piccole.

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