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batteriologìa

sf. [sec. XIX; batterio+-logia]. Parte della microbiologia che studia i Batteri dal punto di vista morfologico, chimico e funzionale. Utilizza, come metodo di studio, la coltivazione dei batteri su speciali terreni di coltura e il conseguente esame microscopico dei microrganismi isolati (batterioscopia). La batteriologia ha praticamente avuto inizio dalla metà del secolo scorso, dopo le ricerche di L. Pasteur che, partendo dallo studio delle fermentazioni, realizzò un terreno colturale liquido adatto alla coltivazione dei batteri. Successivi studi permisero a Pasteur di modificare la virulenza di alcuni germi patogeni, aprendo la strada alla moderna immunologia. In seguito, R. Koch mise a punto i terreni colturali solidi con l'impiego di gelatina, agar e siero coagulato, rendendo così possibile l'isolamento e lo studio di singole colonie batteriche; perfezionò, inoltre, anche i mezzi di osservazione microscopica, introducendo la tecnica di colorazione dei germi con i derivati dell'anilina, permettendo in tale modo la scoperta e lo studio di tutti i microrganismi agenti di infezioni nell'uomo, negli animali e nelle piante. Superato il concetto comune che i Batteri sono legati esclusivamente agli agenti di malattie, la batteriologia è stata suddivisa in più settori: batteriologia generale, batteriologia medica, batteriologia industriale, batteriologia agraria.

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