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bevanda

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Lessico

sf. [sec. XIV; da bevere, sul modello di vivanda]. Ogni liquido che si beve: bevanda alcolica, bevanda dissetante, bevanda medicinale.

Diritto

Il diritto italiano disciplina la vendita al pubblico delle bevande alcoliche ai sensi della Legge di Pubblica Sicurezza la quale distingue fra bevanda di gradazione inferiore ai ventuno gradi e bevanda di gradazione superiore (i cosiddetti “superalcolici”). Per la vendita al dettaglio delle prime è sufficiente la licenza del questore mentre per le seconde è obbligatoria una speciale autorizzazione del prefetto. In diritto penale la fabbricazione e il commercio abusivo di bevande alcoliche sono puniti con l'arresto fino a un anno o con l'ammenda. È inoltre vietato il consumo o l'acquisto in un esercizio pubblico di bevande alcoliche in determinate ore o periodi previsti dalla legge, come per esempio durante lo svolgimento di operazioni elettorali.

Etnologia

Le bevande sono largamente usate in ogni parte del mondo e vengono consumate anche durante le cerimonie, nel qual caso la loro preparazione richiede un particolare rituale. Il maggior numero di bevande si riscontra tra le genti agricole, ma anche tra i nomadi allevatori e cacciatori si usano quelle realizzate da loro stessi o acquistate dalle genti agricole: oltre al latte e all'idromele (ricavato per fermentazione dal miele), sono diffuse bevande fermentate ricavate dal latte di cavalla (airag dei Mongoli), di cavalla o di cammella (kumys dei Kazachi Kirgizi, Buriati, Khalkha), di vacca o di pecora (kefir dei pastori del Caucaso; yogurt originario dei nomadi Bulgari e Tatari). Allevatori, come i Niloti-Camiti, e vari gruppi di cacciatori, usano bere il sangue di animali: allo scopo salassano il bestiame (uso detto olpul). Fra le genti agricole si usano bevande ottenute per infusione, fermentazione e anche distillazione da varie piante. Dalla fermentazione di estratti di linfa di palme, in Africa, si ricavano vini; numerosi tipi di birre si ottengono dal riso, dal miglio, dalle banane, ecc.; veri e propri distillati sono invece l'arak o arrak, ricavato da riso, vino di palma e melassa (Arabia, India, Indonesia), il mexcalli, ricavato dal mais, la tequila, ricavata dall'agave (Messico), il sakè, ricavato dal riso (Giappone e Insulindia). Queste ultime bevande, alcune birre, vini di palma e infusi ricavati da alcuni vegetali, servono, miscelate a sostanze eccitanti, nelle cerimonie; classiche bevande sacre, che danno forme di allucinazione, sono: l'octli degli Aztechi, ricavato, come l'odierno pulque messicano, dall'agave; il nza, ottenuto da vino di palma e diffuso fra gli Anyi (Ghana); il soma, la cui derivazione non è nota, considerato in India la bevanda degli dei; l'arki e il nuré, birra di miglio drogata usata dagli sciamani Tungusi; la chicha, birra di mais drogata degli Araucani e dei Quechua; la sura, di origine ignota, dell'India; e la nota kava o cava (detta yaqona nelle Isole Figi) diffusa in tutta l'Oceania, bevanda fortemente allucinante ricavata da Piper methysticum. In molte culture, oltre a rivestire il carattere rituale di cui si è detto, la bevanda tradizionale si inserisce nell'intreccio dei rapporti sociali, favorendolo. Per esempio il consumo della birra di sorgo o di banane tra alcune popolazioni dell'Africa centrale è di grande rilevanza nelle relazioni tra gli individui che lo condividono. In alcuni contesti è radicata la convinzione che assumere determinate bevande inebrianti consenta, tra l'altro, di stabilire un contatto con il mondo degli spiriti.

Religioni

Ruolo importantissimo ha l'atto rituale del bere, considerato come ripetizione umana di un'azione e di una realtà divine. Così sono importanti il nettare e l'ambrosia nella Grecia antica; e in particolar modo l'haoma nella religione di Zarathustra e il soma nell'induismo vedico, che sono consumati ritualmente dai sacerdoti e nello stesso tempo sono riflesso terreno della bevanda degli dei. In genere la bevanda sacra è ritenuta portatrice di poteri sovrumani, facilmente assimilabili dall'uomo mediante l'assunzione del liquido. In questa linea interpretativa la bevanda sacra diventa il mezzo per mettersi a più stretto contatto con la divinità: avevano questo significato, per esempio, il latte nei misteri di Attis e il vino nelle feste di Dioniso. Bevande sacre erano usate anche a scopi magici: per suscitare amore od odio, per dare l'oblio, ecc.