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biopsìa

sf. [bio-+greco ópsis, vista]. Prelievo dal vivente di un frammento di tessuto o di organo per studiarne la struttura al microscopio a scopo diagnostico. La biopsia permette, con lo studio istologico diretto, una diagnosi molto precisa e costituisce il metodo più valido nella diagnosi delle neoplasie. A seconda delle patologie si ricorre a diversi tipi di biopsia. La biopsia da aspirazione, viene eseguita mediante un ago previa puntura della regione interessata con prelievo di un piccolissimo frustolo di tessuto: essa viene spesso praticata sul fegato, in quanto fornisce valide informazioni diagnostiche con un rischio modesto e un minimo fastidio per il paziente. La procedura, eseguita ambulatoriamente in anestesia locale, impiega 1-2 secondi per fornire un frustolino epatico del diametro di 1 mm e lungo 2 cm. La guida ecografica è particolarmente utile per eseguire prelievi da lesioni focali o per evitare di danneggiare le formazioni vascolari. L'inserimento dell'ago permette di valutare inoltre la consistenza del parenchima epatico. Una sensazione di durezza suggerisce, per esempio, la diagnosi di cirrosi. La biopsia ecoguidata si esegue anche a livello toracico per prelevare dei campioni citologici dai polmoni e dal mediastino, per verificare la benignità o la malignità soprattutto dei noduli periferici intraparenchimali e della cavità pleurica. La biopsia di superficie consiste nell'esame microscopico delle cellule prelevate dalla superficie di lesioni (per esempio nelle patologie sospette del collo dell'utero o nello striscio vaginale); la biopsia da spazzolamento, in cui si raccolgono le cellule di un organo cavo raschiandone la superficie o, meglio, prelevandone frammenti minimi ma istologicamente significativi, si esegue in corso di endoscopia (per esempio broncoscopia) o laparoscopia. La biopsia transbronchiale polmonare, eseguita con pinze attraverso un broncoscopio flessibile, fornisce piccoli campioni di tessuto alveolare e di altri tessuti al di fuori delle vie respiratorie: è indicata per esempio nei pazienti con interstiziopatie polmonari diffuse o masse polmonari periferiche non diagnosticate di diametro >2 cm e in soggetti immunocompromessi con infiltrati, febbre e turbe degli scambi gassosi; è inoltre ormai divenuta pratica diffusa l'esecuzione di uno o più prelievi bioptici in corso di esami endoscopici quali l'esofagogastroduodenoscopia o la colonscopia.

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