Questo sito contribuisce alla audience di

bolognése, Scuòla-

definizione che indica due momenti culturali e artistici sviluppatisi a Bologna nel Trecento e nel Seicento, costitutivi di scuole vere e proprie. Nei primi decenni del Trecento la scuola bolognese ha dato origine a fiorenti officine scrittorie che, pur sottoposte all'influenza dell'arte toscana e ferrarese, elaborarono un autonomo linguaggio artistico, che si muoveva tra i poli opposti del realismo e dell'eleganza formale. Esempi ne sono le illustrazioni del Pantheon di Goffredo da Viterbo (1331) e, in seguito, le opere dello Pseudo-Niccolò e di Niccolò di Giacomo. L'attività miniatoria e l'influsso della scuola pittorica riminese contribuirono fondamentalmente alla formazione di Vitale Cavalli, personalità impostasi poco prima della metà del sec. XIV e la cui opera principale è costituita dagli affreschi della chiesetta di S. Apollonia di Mezzaratta; questa divenne il centro di sviluppo di una scuola che, partendo da Vitale e passando attraverso Iacopino, Simone e altri anonimi maestri, si irrobustì in Dalmasio, in suo figlio Lippo e in Iacopo di Paolo (tutti esemplati ampiamente nella Pinacoteca di Bologna). Alla scuola trecentesca bolognese si lega anche in parte Tommaso da Modena, mentre Giovanni da Modena ne conclude degnamente la vicenda con gli affreschi della cappella Bolognini in S. Petronio (ca. 1410). Nel Quattrocento il peso predominante della scuola ferrarese non consente sviluppi originali e autonomi. Nel passaggio tra Quattrocento e Cinquecento, ai toni di morbido classicismo del Francia si contrappose la vivacità espressionista di Amico Aspertini; questa dualità stilistica proseguì nel Cinquecento, tra i seguaci dei modi raffaelleschi da un lato e personalità estrose come Niccolò Dell'Abate dall'altro. Una compiuta sintesi dei più vitali fermenti della tradizione culturale bolognese parve attuarsi nell'attività dei fratelli Annibale e Ludovico Carracci e del cugino di questi, Agostino, che nel penultimo decennio del Cinquecento segna in modo fondamentale la rinascita di una vera scuola bolognese. Tuttavia nel gruppo dei Carracci va operata una differenziazione, che induce a parlare di una scuola bolognese-romana quando ci si riferisce sia ad Annibale sia ad Agostino, a Roma nel 1595 e nel 1597, e che trova in Reni, Guercino, Domenichino e Albani i suoi più notevoli continuatori, mentre il filone più prettamente bolognese si sviluppa da Ludovico, passando poi in Tiarini, Garbieri, Cavedone fino a Burrini. Verso la metà del sec. XVII il ritorno da Roma di Reni e Albani portò la scuola a un intreccio di motivi complessi e articolati. Infatti dall'incontro del controriformismo di Ludovico Carracci con il classicismo romano si dispiegarono divergenti soluzioni di alto accademismo, impersonate da Gessi e Pasinelli fino a Creti nel Settecento, e di gusto idillico barocco in Cignani, Franceschini, Canuti. La scuola chiuse la sua grande epoca con Giuseppe Maria Crespi che, fra il Seicento e il Settecento, ravvivò l'eredità carraccesca di freschi umori popolareschi, riassumendo interamente il senso più vivo della tradizione pittorica bolognese.