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brìglia (lessico)

sf. [sec. XIII; prob. dal germanico bridil].

1) Ciascuna delle due strisce di cuoio legate al morso del cavallo per guidarlo (anche fig.): tirare, allentare le briglie; lasciare le briglie sul collo, lasciar libero il cavallo; fig., lasciare qualcuno libero di comportarsi come crede; a briglia sciolta, di gran carriera; fig., senza ritegno, sregolatamente; tenere a brigliaqualcuno, controllarlo severamente, tenerlo a freno; lasciar briglia a qualche cosa, dare libero corso; mettere la briglia alla lingua, frenarla; la briglia del governo, la guida, il controllo. Per estensione, le dande dei bambini.

2) Nella tecnica navale, tirante applicato all'estremità di un'asta orizzontale o inclinata. Generalmente le briglie giacciono in un piano verticale: per esempio le briglie del bompresso e quelle delle aste di fiocco e di controfiocco che dalle estremità di detti alberi vanno a fissarsi a punti della ruota di prora.

3) Nelle travi reticolari, lo stesso che corrente.

4) Nella tecnologia, lo stesso che staffa.

5) In medicina e in anatomia, formazione simile a benderelle o nastri che limita i movimenti di un organo.

6) Nell'industria tessile, tratto non legato di filo o di trama delle armature.

7) In idraulica opera per la sistemazione dei torrenti o dei fiumi per la difesa dei pendii dalle acque dilavanti.

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