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braccialétto

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Lessico

sm. [sec. XVI; dim. di bracciale].

1) Cerchietto o catenella di metallo prezioso o altro materiale che si porta generalmente al polso per ornamento. § Per estensione, braccialetto elettronico, congegno elettronico indossato da chi è agli arresti domiciliari, per permettere rilevarne gli spostamenti.

2) Arma da taglio e da urto usata in molte zone dell'Africa e presso qualche gruppo etnico dell'Asia; se ne conoscono varie forme, da quelli in ferro col margine esterno affilato (usato dai Niloto-Camiti) a quelli provvisti di due lame di ferro affilate (tra Galla, Nuba, Haussa e fra i Chevsury del Caucaso), a quelli con punte acuminate variamente disposte (diffuso nel Sudan, nell'Africa centrale e occidentale e fra alcuni gruppi etnici dell'India e della Micronesia). Particolare tipo di braccialetto è il chakar dei Sikh dell'India.

Oreficeria: cenni storici

Il braccialetto, sia per l'uomo sia per la donna, da portare al polso, all'avambraccio o alla caviglia, appare fin dalle epoche più remote sia come ornamento sia come segno distintivo di una condizione onorifica o di una carica particolare. Se si escludono alcuni tipi ottenuti da conchiglie tagliate rinvenuti in sepolture neolitiche, i braccialetti più antichi sono quelli dell'Età del Bronzo, nelle forme a cerchio intero, a cerchio aperto e a spirale. Quelli a cerchio aperto, i più diffusi, avevano corpo massiccio, filiforme o a nastro, ed erano solitamente di bronzo; più rari i tipi di schisto. Nella successiva Età del Ferro i braccialetti, ritrovati in gran numero nelle tombe hallstattiane, si fecero in bronzo, in ferro, in lignite e, più raramente, in lamina d'oro, con forme che ripetono taluni tipi precedenti, ma più raffinati e spesso ornati con incisioni. Usato generalmente dai popoli mediterranei, il braccialetto venne poi introdotto nei Paesi freddi (per esempio furono i Fenici e gli Etruschi a introdurlo presso i Celti e i Galli). I materiali impiegati, oltre ai metalli, preziosi e no, furono il legno, l'osso e l'avorio, e più tardi anche la ceramica e il vetro. Le forme variavano dal braccialetto a nastro (con o senza fermaglio) a quello a cerchio oppure a spirale, mentre le decorazioni erano determinate generalmente dalla simbologia magica e religiosa, per arrivare poi, in epoca classica, a semplici motivi ornamentali. Con il progredire dell'oreficeria i braccialetti vennero inoltre arricchiti con l'applicazione di gemme, pietre dure e paste vitree o smalti, e da una lavorazione del metallo sempre più elaborata e raffinata. Spesso il braccialetto veniva assortito con altri gioielli, come la collana o l'anello. Una tradizione orafa di molti secoli appare alle spalle dei braccialetti egizi che compaiono nei tesori più antichi delle due prime dinastie (ca. 3000-2778); taluni sono tutti in oro, in altri l'oro è unito alle pietre preziose e semipreziose, alle incrostazioni di ceramica, all'argento. In Grecia il braccialetto è documentato fin dal III millennio (gruppo di braccialetti in argento ritrovati da Schliemann a Troia). Il modello più diffuso, fino al sec. IV a.C., fu quello serpentiforme, a spirale aderente al braccio (presente in tutta l'area del Mediterraneo); in periodo ellenistico fu invece particolarmente diffuso il tipo assiro, consistente in un cerchio aperto terminante alle due estremità con teste di animali cesellate. A Roma il braccialetto era riservato generalmente alle donne, che arrivarono a portarne contemporaneamente ai polsi, sulle braccia e alle caviglie. Oltre ai tipi già descritti si diffuse, dal sec. I d. C., quello costituito da lamine lavorate (spesso con pietre incastonate) unite da maglie, chiuso da un fermaglio. Dalla caduta dell'Impero romano, per tutto l'Alto Medioevo, il braccialetto rimase legato al costume da cerimonia e fu caratteristico sia dell'area bizantina sia delle popolazioni barbariche; durante questo periodo i motivi erano essenzialmente astratti, geometrici o stilizzati. Con il Rinascimento il braccialetto, usato ancora dai due sessi ma diffuso meno di altri gioielli, seguì la moda italiana: era cesellato, inciso, decorato con pietre preziose o con smalti policromi; i motivi ornamentali erano religiosi o più spesso mitologici. La grande diffusione del braccialetto si ebbe dopo la metà del sec. XVII, con una produzione estremamente varia e dalle ricche forme barocche. Nel Settecento fu di gran moda il filo di perle, avvolto a più giri sul polso, assortito con parures di diamanti. Un nuovo tipo si diffuse all'epoca del Direttorio: con le vesti a maniche corte si portarono catenine d'oro cesellato, legate a un medaglione o a un cammeo contornati da perle. Questo tipo di braccialetto venne portato per tutto il sec. XIX, anche se durante il periodo romantico si ebbe una grande varietà di forme, spesso inconsuete, seguendo le diverse mode dettate da Parigi. Particolari innovazioni furono apportate dagli orefici dell'Art Nouveau che si sbizzarrirono in fantastiche creazioni usando spesso anche materiali non preziosi o insoliti. Ai giorni nostri sussiste ancora il braccialetto molto lavorato e ornato preziosamente secondo modelli antichi, ma per i braccialetti d'oreficeria (eseguiti, come altri gioielli, anche da famosi scultori) prevale ormai un gusto di estrema sobrietà, mentre la fantasia di forme e materiali è riservata agli oggetti di bigiotteria.

Etnologia

Il braccialetto è molto diffuso anche fra genti che adottano la nudità completa. Le funzioni sono prevalentemente estetiche, legate tuttavia a un simbolismo proprio di ciascun gruppo etnico: la forma, il materiale, il colore, il numero dei braccialetti possono indicare una certa condizione sociale (capi, appartenenti a clan specializzati in determinate attività, guerrieri, ecc.) o economica. Alcune volte i braccialetti hanno funzione utilitaristica (oggetto di scambio, moneta), altre volte indicano una certa condizione transitoria (per esempio i braccialetti di fibre intrecciate usati come segno di lutto fra gli Australiani; i braccialetti portati dalle donne nubili oppure sposate per indicare la loro condizione). Ciò spiega la varietà e il numero di braccialetti portati sia dalla donna sia dall'uomo, anche contemporaneamente.

Diritto: braccialetto elettronico

Congegno elettronico usato per il controllo, previsto da alcuni sistemi giudiziari, delle persone sottoposte alla misura cautelare degli arresti domiciliari, per rilevarne gli spostamenti. Il cosiddetto braccialetto elettronico consiste in uno speciale trasmettitore che viene applicato alla caviglia o al polso della persona controllata e che, tranne per la normale manutenzione, non può essere tolto durante l'intero periodo di durata della misura cautelare degli arresti domiciliari o della detenzione domiciliare. Il congegno è collegato a un ricevitore, cioè all'unità che riceve gli impulsi radio dal trasmettitore e invia, a sua volta, dalle sei alle dieci volte al minuto, un segnale nel raggio di non più di 100 m a un apparecchio ricevente nella casa del condannato, che segnala quindi i movimenti del detenuto al sistema informatico centrale installato presso la sala operativa delle forze della polizia. Il sistema ha come scopo, tra gli altri, quello di limitare al minimo l'impiego di personale delle forze dell'ordine nella sorveglianza dell'effettivo rispetto della misura cautelare degli arresti domiciliari. Il braccialetto, utilizzato già in Paesi come Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Svezia, Belgio e Paesi Bassi, dal 2001 è adottato in via sperimentale anche in Italia.