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càlcio (sport)

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Definizione

Il gioco del calcio viene praticato all'aperto, su un campo opportunamente delimitato, da due squadre di undici giocatori che tentano di far entrare nella porta avversaria un pallone in cuoio con camera d'aria; è giocato principalmente con i piedi, obbedendo a regole precise e sotto il controllo di un arbitro coadiuvato da due assistenti. La denominazione inglese del calcio, football (letteralmente: palla al piede), è accettata e usata in tutto il mondo, tranne che negli Stati Uniti d'America, dove il calcio prende il nome di soccer. È disciplina olimpica.

Regolamento

Le norme fondamentali del gioco del calcio sono contenute nel Regolamento Ufficiale pubblicato dall'International Board; le regole sono 17, ciascuna integrata da disposizioni delle singole federazioni (in Italia la FIGC). Il campo di gioco è un rettangolo la cui lunghezza deve essere compresa tra 90 e 120 m e la larghezza tra 45 e 90 m. Per le gare internazionali la lunghezza deve essere compresa tra 100 e 110 m e la larghezza tra 64 e 75 m. Il campo di gioco deve essere segnato con linee di larghezza non superiore a 12 cm, tracciate con gesso o calce. I lati maggiori si chiamano linee laterali, i lati minori linee di fondo; ai quattro estremi del campo sono infisse bandierine gialle e sono tracciati archi di circonferenza dal raggio di 1 m che delimitano le aree di calcio d'angolo. Attraverso il campo, per tutta la sua larghezza, è tracciata la linea mediana. Il centro del campo è segnato con un cerchietto ben visibile e intorno a questo, con raggio di 9,15 m, deve essere segnata una circonferenza. Nella parte centrale delle linee di fondo sono collocate le porte (al loro interno la linea di fondo prende il nome di linea di porta), costituite da due pali (o montanti) verticali distanti fra loro 7,32 m e riuniti alle estremità superiori da una sbarra (traversa) orizzontale posta a 2,44 m dal suolo. Pali e traversa non possono avere larghezza e spessore superiori a 12 cm: possono avere sezione quadrata, rettangolare, rotonda oppure ovoidale; quest'ultima è obbligatoria sui campi delle società professionistiche. Ai pali e alla traversa è assicurata una rete fissata al suolo dietro la porta. Davanti alle porte, con i lati più lunghi coincidenti con le linee di fondo, sono tracciati due rettangoli: l'area di porta, che misura 18,50 × 5,50 m, e l'area di rigore, che misura 40,32 × 16,50 m; entro questa, a 11 m perpendicolarmente al centro della porta, è segnato in modo ben visibile il punto del calcio di rigore (dischetto). Con centro nel dischetto e con raggio di 9,15 m, è tracciato sul lato esterno dell'area di rigore un arco di circonferenza. Il giudizio sulla praticabilità o meno del terreno di gioco è di esclusiva competenza dell'arbitro designato a dirigere la gara. Il pallone, sferico, ha una circonferenza compresa tra 68 e 71 cm e un peso tra 396 e 453 g. Le squadre sono composte ciascuna da 11 giocatori, uno dei quali funge da portiere. L'equipaggiamento dei giocatori si compone di una maglia, di calzoncini, di calzettoni e di scarpe bullonate (sono vietati i calzettoni abbassati e le maglie fuori dai calzoncini). Il portiere indossa una maglia che lo distingue dagli altri giocatori. La bullonatura delle scarpe deve osservare rigide prescrizioni. Le maglie delle due squadre devono essere di colori che non possano confondersi e recare sul dorso il numero distintivo di ogni giocatore, che in genere è lo stesso per tutta la durata dei vari tornei (e infatti sulla maglia è anche indicato il nome del calciatore). Il capitano porta un bracciale distintivo. L'arbitro dirige la gara. Deve quindi: vegliare sul rispetto delle regole di gioco e decidere sulle contestazioni; cronometrare la durata delle partite; interrompere il gioco per tutte le infrazioni al regolamento; comminare un'ammonizione ai giocatori oppure sancirne l'espulsione, se necessario senza preavviso, per infrazioni gravi; espellere dal terreno di gioco le persone estranee; fermare il gioco per incidente a un giocatore; dare il segnale di ripresa del gioco; verificare la praticabilità del terreno e la regolamentarità del pallone. Gli assistenti, in numero di due, coadiuvano l'arbitro segnalando con bandierine di un colore vivo (rosso brillante o giallo, anche se a scacchi) quando la palla esce dal terreno di gioco e assegnando la rimessa laterale, il fallo di fuorigioco, il calcio d'angolo e la rimessa dal fondo. Nelle competizioni più importanti gli assistenti comunicano con l'arbitro anche tramite mezzi elettronici. Le segnalazioni degli assistenti sono subordinate alla decisione dell'arbitro, anche se hanno assunto sempre maggiore rilevanza (gli assistenti, infatti, possono segnalare calci di rigore e, all'occorrenza, entrare sul terreno di gioco per sanzionare un fallo). La partita è composta di due tempi di 45 minuti ciascuno, con un intervallo di circa 15 minuti. La durata di ogni tempo può essere prolungata per recuperare il tempo eventualmente perso per incidenti (quando un giocatore rimane a terra in seguito a un intervento falloso, l'arbitro provvederà a farlo uscire dal campo e ne consentirà il rientro solo dopo che gli siano stati prestati adeguati soccorsi) o per altre cause. Il gioco può essere prolungato al termine di ogni tempo per permettere l'esecuzione di un eventuale calcio di rigore. Il calcio d'inizio e la scelta del campo sono estratti a sorte dall'arbitro con il lancio di una moneta. Il calcio d'inizio di ogni tempo e la ripresa del gioco dopo la segnatura di una rete si effettuano con un calcio piazzato dal centro del campo. Il pallone non è in gioco quando è uscito dal campo e quando l'arbitro ha interrotto la partita. Il risultato della gara è determinato dal confronto dei punti segnati. Il punto (o rete o gol, inglese goal) è segnato quando il pallone oltrepassa interamente la linea di porta e non sia stato sospinto con la mano o col braccio da un giocatore della squadra che attacca. Il giocatore che ha segnato può esultare con i compagni , ma l'arbitro non deve tollerare che essi si trattengano troppo nella metà campo avversaria, che si arrampichino sulle reti di recinzione o che oltrepassino i cartelloni pubblicitari posti al bordo del terreno di gioco: in caso contrario deve procedere all'ammonizione dei trasgressori. In fuorigioco è il giocatore che si trova più vicino del pallone alla porta avversaria, nel momento in cui il pallone viene giocato. Ciò non accade quando tra il giocatore e la porta si trovi un avversario oltre il portiere (non va considerato in fuorigioco l'attaccante in linea con il penultimo difensore) o quando la palla sia stata giocata da un avversario. Parimenti non si ha fuorigioco quando il giocatore si trovi nella propria metà campo. Falli e scorrettezze vengono puniti con un calcio di punizione a favore della squadra avversaria. Si distinguono in falli intenzionali (dare o tentare di dare un calcio o fare lo sgambetto a un avversario, caricare pericolosamente o da tergo, trattenere o spingere l'avversario, giocare il pallone con le mani, eccetera) e falli semplici (gioco pericoloso, carica regolare, cioè di spalla, quando il pallone sia lontano, ostruzione al gioco dell'avversario, carica al portiere, eccetera). Per falli e scorrettezze più gravi è prevista l'ammonizione; per condotta violenta, recidiva dopo l'ammonizione o per comportamento ingiurioso è prevista l'espulsione, che esclude la sostituzione del giocatore punito. Il giocatore che ferma fallosamente un avversario lanciato verso la porta avversaria, impedendo la concretizzazione di una chiara occasione da gol, deve essere espulso dall'arbitro, così come il giocatore che priva la squadra avversaria di una rete o della evidente opportunità di segnare una rete, toccando intenzionalmente il pallone con la mano. Se il portiere interrompe un'azione da gol fuori dall'area di rigore (commetendo fallo su di un avversario o bloccando il pallone con le mani) deve essere espulso; se commette fallo su di un avversario all'interno dell'area (senza assumere una condotta particolarmente violenta, punita sempre con l'espulsione) viene ammonito, oltre naturalmente all'assegnazione del calcio di rigore. Il calcio di rigore è assegnato quando un giocatore commette un fallo nella propria area di rigore . Il pallone viene posto sul punto del calcio di rigore e tutti i giocatori, tranne quello incaricato del tiro, dovranno trovarsi fuori dall'area di rigore. L'arbitro ha a disposizione per rendere manifeste le sue decisioni due cartellini, giallo per le ammonizioni e rosso per le espulsioni; al secondo cartellino giallo per lo stesso giocatore scatta automaticamente l'espulsione. I calci di punizione si distinguono in diretti o di prima (per falli intenzionali), che possono essere calciati direttamente nella rete avversaria e segnare un punto valido, e indiretti o di seconda (per falli semplici) che, se calciati a rete, non segnano un punto valido se il pallone non sia stato toccato prima anche da un altro giocatore oltre quello che lo ha tirato. Se, in occasione di un calcio di punizione, un giocatore della squadra contro cui è stato decretato si pone davanti al pallone per rallentare l'esecuzione della punizione o per consentire il piazzamento dei compagni, va ammonito dall'arbitro. Se il portiere, all'interno della propria area di rigore, tocca il pallone con le mani dopo che questo gli è stato passato di piede da un giocatore della stessa squadra, sarà punito con un calcio di punizione indiretto. In generale, perché il fallo sia punibile non è necessario che sia evidente la volontarietà da parte del giocatore di commettere un'infrazione. Si può punire anche il giocatore che, pur senza volerlo, arreca un danno all'avversario. Individuare la volontarietà del fallo è necessario solo nel caso in cui si sanzioni un calcio di rigore per un tocco di mano di un giocatore nella propria area. Il cosiddetto quarto uomo (che in caso di impedimento dell'arbitro può sostituirlo), oltre a osservare e prendere nota rispettivamente del comportamento dei tesserati seduti in panchina e del pubblico, per mezzo di un'apposita tabella luminosa segnala, allo scadere dei due tempi regolamentari, i minuti di recupero decisi dall'arbitro. La rimessa laterale serve a rimettere in gioco il pallone uscito dalle linee laterali (fallo laterale); se eseguita irregolarmente, passa agli avversari. Il calcio di rinvio, effettuato da un difensore o dal portiere, serve a rimettere in gioco la palla sospinta da un avversario oltre la linea di fondo (fallo di fondo). Il calcio d'angolo o corner serve a rimettere in gioco la palla sospinta oltre la linea di fondo da un difensore incidentalmente o per evitare la conclusione positiva di un attacco avversario; si esegue come una punizione, col pallone collocato all'interno dell'area di calcio d'angolo, ed è effettuato da un giocatore della squadra in attacco. Dalla metà degli anni Novanta gli incontri giocati in gara unica (finali, gare a elimimazione diretta) vengono disputate secondo la regola del golden goal (in caso di parità dopo i tempi regolamentari, vince chi segna per primo nei due tempi supplementari di 15 minuti ciascuno; altrimenti si va ai calci di rigore). Introdotto in Italia nella serie C per il campionato 1993-94, il criterio di attribuire alla vittoria tre punti invece di due (un punto solo, come in precedenza, per il pareggio), già sperimentato con successo presso qualche federazione estera, è stato poi esteso dall'anno successivo a tutti i campionati. Lo stesso criterio è stato adottato, a partire dal 1994, per i Mondiali e per vari tornei internazionali. In ambito italiano, a livello disciplinare, è stato allargato l'uso della prova televisiva per punire gli atti violenti, o comunque gravi, sfuggiti al direttore di gara e ai suoi collaboratori.

Tecnica

Il calciatore non può giocare la palla con le mani (fa eccezione il portiere, e solo nell'area di rigore), tutto il resto del corpo “fa gioco” e il calciatore deve essere in grado di controllare e colpire la palla nel maggior numero di modi possibile (di piede, di gamba, di petto, di testa) padroneggiandola in ogni suo movimento e rimbalzo. Occorre, quindi, che abbia controllo della palla o che sia in grado di eseguire un arresto al volo (o stop). Per conservare la palla ricorrerà al dribbling , che consiste nell'avanzare in progressione controllando la palla con i piedi, eseguendo finte e scatti per superare gli avversari ; per evitare che un avversario se ne impossessi invia la palla a un compagno con un passaggio, un lancio, un traversone, o direttamente a rete con un tiro in porta. Per togliere il pallone all'avversario, lo sottopone a marcamento; per la sorveglianza ravvicinata che non concede a questi spazio per l'azione, gioca d'anticipo, cioè cercando di giungere prima di lui sulla palla, oppure gliela toglie in contrasto. I progressi nella tecnica individuale si sono accompagnati all'evoluzione tattica del gioco di squadra. Ai primordi del calcio tutti i giocatori, a eccezione del portiere, seguivano la palla ora in attacco ora in difesa, ma già nel 1863 gli Scozzesi destinarono un giocatore fisso, e poi due, a difesa del portiere, e nel 1872 i difensori con ruolo definito diventarono quattro. La disposizione e, in conseguenza, la condotta tattica di una squadra subirono una continua elaborazione attraverso il metodo, il sistema, il catenaccio (esemplificati da schemi numerici tuttora utlizzati, come il 4-2-4, il 4-3-3, il 4-4-2, eccetera), seguendo un'evoluzione verso una concezione del gioco che tende ad affidare a ogni giocatore compiti sempre più complessi e non più legati alla suddivisione in reparti. Nel calcio moderno gli allenatori hanno abbandonato quasi del tutto la marcatura a uomo (ogni giocatore, eccetto il libero, marca, ossia controlla, un avversario) per votarsi alla difesa a zona (ciascun giocatore controlla un dato settore del campo) o alla zona mista (che prevede marcature a uomo solo nel settore difensivo e, in casi particolari, anche in quello di centrocampo).

Le competizioni

In tutti i Paesi il gioco del calcio dà luogo alla disputa di campionati distinti per categoria e diversi per importanza. Si comincia dai campionati di interesse regionale per i dilettanti per passare a quelli a carattere nazionale (a girone unico), che in Italia sono due, di serie A (dal 1988-89 a 18 squadre, con retrocessione delle ultime 4 classificate) e di serie B (quattro squadre conquistano la promozione e altrettante retrocedono). Campionati interregionali professionistici sono quelli della serie C1 (divisa in due gironi, A e B) e C2 (divisa nei gironi A, B e C). Il principale torneo dilettantistico (interregionale) è la serie D, divisa in nove gironi. Campionati regionali sono quelli di Eccellenza, Promozione, I, II e III categoria. Il necessario avvicendamento nei diversi campionati avviene tra le squadre meglio classificate delle serie inferiori con quelle peggio classificate delle serie superiori. Per tutti i campionati, quindi, il massimo premio è rappresentato dalla promozione, salvo per quello di serie A, che mette in palio il titolo di campione d'Italia, contrassegnato dallo scudetto tricolore, da apporre sulle maglie nella stagione seguente. Parallelamente ai campionati nazionali si svolge il torneo della Coppa Italia, cui partecipano le squadre delle due massime divisioni più le migliori della serie C. Alle competizioni nazionali si affiancano quelle internazionali per squadre rappresentative nazionali. La più importante è il Campionato del mondo: istituito nel 1930. . Grande importanza hanno anche i tornei continentali, soprattutto in Europa (cadenza quadriennale), Africa e Sudamerica (entrambi con cadenza biennale). Incontri internazionali vengono organizzati anche per rappresentative nazionali minori (under 21, juniores, under 17, under 16, militari, eccetera). Un discorso a parte va fatto per il torneo olimpico, che si disputa dall'edizione dei Giochi del 1908: inizialmente era riservato ai dilettanti, ma nelle ultime edizioni è stato affrontato da rappresentative, prevalentemente professionistiche, under 21 o under 23, a volte arricchite da giocatori "fuori quota". A partire dagli anni Sessanta hanno assunto grande importanza le competizioni internazionali tra squadre di club: la Coppa dei Campioni, la Coppa UEFA e la Coppa delle Coppe (abolita nel 1999). I tornei per squadre rappresentative si svolgono con gironi eliminatori che riducono, in genere a 16 o a 8, il numero delle partecipanti e proseguono col sistema dell'eliminazione diretta. Negli scontri a eliminazione diretta (andata e ritorno) delle coppe internazionali le reti segnate in trasferta, a parità di punteggio complessivo, valgono doppio. In caso di parità nel punteggio complessivo, al termine della partita di ritorno, vengono giocati due tempi supplementari di 15 minuti l'uno; perdurando la situazione di pareggio, si procede all'effettuazione di calci di rigore. .

Organizzazione del calcio

Massimi organi internazionali del calcio sono la Fédération Internationale de Football Association (FIFA), con sede a Zurigo, costituita nel 1904 con lo scopo di sorvegliare e disciplinare la diffusione del calcio nel mondo, e l'International Board che dal 1886 è incaricato di far osservare il Regolamento Ufficiale ed è l'unico abilitato a modificarlo. Altri organismi internazionali sono le federazioni continentali: l'Union Européenne de Football Association (UEFA), la Confederazione dell'America Settentrionale e Centrale (CONCACAF), la Confederazione sudamericana (CSF) la Confederazione africana (CAF), la Confederazione asiatica (AFC) e la Confedrazione dell'Oceania (OFC). In Italia la Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC), con sede a Roma, si assume i compiti di disciplina e propaganda del calcio attraverso una serie di organi centrali e periferici, tra i quali riveste particolare importanza l'Associazione Italiana Arbitri (AIA) che provvede all'addestramento e all'aggiornamento nonché alla designazione degli arbitri di tutti gli incontri di calcio. L'organizzazione e il controllo dell'attività calcistica ai vari livelli è compito delle leghe nazionali. Nel 1985, sotto l'egida della FIGC, nel settore dilettantistico è entrato il calcio femminile. Organizzazioni rappresentative particolari sono state create dagli allenatori e dai giocatori professionisti. I calciatori sono riusciti a costruire un attivo sindacato, ottenendo il diritto all'indennità di liquidazione e al pensionamento, nonché il trattamento previdenziale per sé e per i familiari. Nel 1981 è stato abolito il vincolo tra giocatore e società d'appartenenza: il calciatore è divenuto prestatore d'opera dipendente con deroghe rispetto allo statuto dei lavoratori per quel che concerne sanzioni disciplinari e mantenimento delle mansioni e del posto di lavoro. Il contratto tra giocatore e società non può avere durata superiore ai cinque anni, ma è rinnovabile, viene stipulato liberamente e può essere rescisso prima della data di scadenza solo se entrambe le parti si dichiarano d'accordo. Nel 1993 la cosiddetta "sentenza Bosman", dal nome del giocatore belga che l'ha ispirata, ha sancito l'illeggittimità della distinzione, nell'ambito dell'Unione Europea, fra giocatori nazionali e stranieri (ispirandosi ai criteri delle libera circolazione dei lavoratori nell'UE) e ha abolito l'obbligo di corresponsione di un indennizzo nel caso in cui un giocatore, a fine contratto, decida di passare da una società a un'altra. Per diversi anni, dunque, si è posta una distinzione fra giocatori "comunitari" ed "extracomunitari": in Italia, per esempio, si poteva ingaggiare un numero illimitato di giocatori comunitari e cinque extracomunitari (di cui solo tre utilizzabili in una singola gara). Nel maggio 2001, però, la Corte Federale italiana ha dichiarato l'illegittimità anche di questa regola, stabilendo in pratica la libera utilizzazione degli extracomunitari tesserati.

Storia

Non è possibile sostenere, come è stato fatto, che il gioco del calcio derivi direttamente da uno dei numerosi giochi con il pallone praticati nell'antichità. È vero invece che le notizie di giochi simili al calcio moderno, numerose e provenienti da luoghi ed epoche diversi, attestano la grande diffusione e popolarità dei giochi con il pallone e che sempre vi furono squadre contrapposte che sospingevano il pallone, anche con i piedi, onde farlo pervenire in una zona prestabilita e così segnare un vantaggio sull'avversario. Una specie di calcio era praticato in Giappone verso il sec. XI a. C. Nello stesso periodo in Cina era molto diffuso il tsu-chu (letteralmente, palla di cuoio sospinta dal piede) che si giocava con un pallone ripieno di capelli femminili e utilizzava porte chiuse da una rete. Il tsu-chu, nel 500 a. C., faceva parte del programma di addestramento dell'esercito cinese. Un manoscritto del 50 a. C., conservato a Monaco, attesta l'introduzione del tsu-chu in Giappone e la disputa di incontri internazionali tra squadre dei due Paesi. Omero ci ha tramandato la prima cronaca di una partita col pallone giocata in un Paese mediterraneo. In Grecia si affermò, più degli altri, l'episkyros, che a Roma divenne harpastum ed era giocato soprattutto da soldati. Marziale descrisse due tipi di pallone usati ai suoi tempi: la pila paganica, usata specialmente dai contadini, di cuoio e piena di piume; la follis, sempre di cuoio, ma con camera d'aria costituita da una vescica. Nel Medioevo i giochi con il pallone furono soprattutto espressione dell'antagonismo tra villaggi o tra fazioni dello stesso villaggio: perse le regole dell'antichità, obbedivano, da luogo a luogo, a norme diverse. Enrico II d'Inghilterra proibì ogni forma di calcio allora praticata per l'eccessivo entusiasmo provocato. Una cronaca londinese del 1175, tuttavia, narra i timori dei più per la violenza con cui si giocava al pallone durante il carnevale. In Francia, nello stesso periodo, si giocava, esclusivamente con i piedi e in modo assai violento, la savate. Una lettera di grazia (1374) per il paese di Chanuy, in Francia, parla della soule come di contesa col pallone da lungo tempo praticata tra villaggi. Ma la città dove il gioco del calcio ebbe il massimo fulgore fu la Firenze medicea. Il vocabolario della Crusca, edito a Venezia nel sec. XVIII, dà del gioco del calcio questa definizione: “È calcio anche nome di gioco, proprio e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata con una palla a vento, somigliante alla sferomachia, passata dai Greci ai Latini e dai Latini a noi”. Il calcio fiorentino, assai diffuso, dava luogo a incontri ufficiali, nelle grandi ricorrenze, tra i partiti dei “verdi” e dei “bianchi”, rispettivamente della riva sinistra e della riva destra dell'Arno. Il campo di gioco era piazza Santa Croce. Il partito che vinceva si appropriava delle insegne avversarie. Ogni partito era formato da 27 giocatori: 15, divisi in tre gruppi di 5, formavano la linea degli “innanzi” che aveva compiti di attacco; 5 formavano la seconda linea, si chiamavano “sconciatori” e dovevano intralciare le manovre avversarie; 4 componevano la terza linea ed erano i “datori innanzi”, rilanciavano cioè la palla verso gli innanzi; 3, infine, formavano l'estrema linea dei “datori indietro”, che impedivano agli “innanzi” avversari di raggiungere con la palla il fondo del campo e conquistare una “caccia”. Attualmente quell'antico gioco è ricordato a Firenze, ogni anno, con una fedele ricostruzione in costume. Nel sec. XVII un gioco simile al calcio fiorentino si praticava a Venezia; a Bologna era stato proibito nel 1580. In Inghilterra, invece, Giacomo I Stuart, promulgando la Declaration of sports, aboliva nel 1617 divieti e restrizioni che avevano colpito il calcio e ne favoriva la rapida diffusione, specie nei colleges. Nel 1820 il calcio aveva già regole simili a quelle moderne, tra le quali quella del fuorigioco, ma se ne osservavano di differenti da luogo a luogo. Un primo tentativo di unificazione si ebbe con le “14 regole” di Cambridge (1848), ma il primo regolamento tecnico unificato fu adottato il 26 ottobre 1863 a Londra, quando i rappresentanti dei club calcistici inglesi e scozzesi (il più antico, lo Sheffield, fu fondato nel 1855) costituirono la Football Association. È questo l'avvenimento che si assume come atto di nascita del calcio moderno. Nel 1871 si disputò il primo campionato britannico e nel 1886 le quattro federazioni britanniche di calcio costituirono l'International Board; nel 1904, a Parigi, fu costituita la FIFA.

Il gioco del calcio in Italia

La prima data ufficiale del calcio moderno è il 1890, quando venne costituita a Torino la prima società calcistica, il Club Internazionale di Football. Ancora a Torino (1898) venne fondata la Federazione Italiana di Football con l'adesione di 4 società: l'Internazionale, il FC Torinese e la Ginnastica di Torino, il Genoa di Genova. La Federazione organizzò, l'8 maggio di quello stesso anno, il primo campionato nazionale ufficiale vinto dal Genoa. Il Genoa Cricket and Football Club era sorto nel 1893 nella sede del consolato britannico per iniziativa di cittadini inglesi e solo nel 1896 la squadra fu aperta a sportivi italiani: fu la prima “grande” del nostro calcio e vinse nove volte il campionato dal 1898 al 1924. Il campionato ufficiale fu disputato solo da 4 squadre dell'Italia settentrionale fino al 1913, quando fu istituito un torneo per squadre centro-meridionali. Nel 1908 venne istituito un campionato per società che includevano solo giocatori italiani: vinse la Pro Vercelli, che dominò la scena anche negli anni seguenti. La guerra interruppe, dal 1916 al 1919, la serie di campionati e gli incontri della nazionale italiana, iniziati nel 1910 con la partita contro la Francia, vinta per 6-2. Nel 1921 ben 88 società disputarono il campionato e 24 finirono per staccarsi dalla Federazione Italiana Gioco Calcio (denominazione adottata nel 1909) per fondare la Confederazione Calcistica Italiana; nel 1922 si ebbero quindi due campionati e due campioni: la Novese (FIGC) e la Pro Vercelli (CCI). Nel 1923, iniziandosi la riforma del campionato, cessò la scissione e nel 1929 si giunse al campionato con girone unico nazionale a 18 squadre, vinto dall'Ambrosiana, la milanese Internazionale costretta a cambiare il nome inviso al regime fascista. L'assestamento organizzativo del campionato contribuì a elevare il livello medio delle squadre e delineare una scuola italiana che si affermò ai massimi livelli con i successi colti dalla squadra nazionale diretta da V. Pozzo: nel 1934 conquistò il titolo mondiale a Roma (seconda edizione della Coppa Rimet); nel 1936 vinse il torneo olimpico con una squadra di universitari, nel 1938 ancora il titolo di campione del mondo a Parigi. Durante la II guerra mondiale furono disputati regolari campionati nazionali, fino alla stagione 1942-43, mentre nel 1944-45 si ebbero solo tornei minori (regionali, tra corpi militari, eccetera). Il campionato riprese nella stagione 1945-46 e anche la nazionale tornò in attività disputando un incontro a Zurigo con la Svizzera (4-4) alla fine del 1945. La squadra che dominò il calcio italiano nel periodo immediatamente prima e subito dopo la guerra, il Torino, vincitore di cinque titoli consecutivi, fu distrutta da un incidente aereo (4 maggio 1949) in cui persero la vita tutti i principali giocatori, molti dei quali venivano impiegati stabilmente in nazionale. Per alzare il livello, un po' declinante, del calcio italiano, si ricorse allora all'apporto di calciatori stranieri, specie scandinavi e sudamericani, che, se elevarono il livello del gioco praticato, impedirono a lungo l'affermarsi di nuovi campioni indigeni. Tuttavia, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, i club italiani guadagnarono posizioni su posizioni nella graduatoria dei valori internazionali e negli anni Sessanta vennero le grandi affermazioni del Milan e dell'Internazionale nella Coppa dei Campioni. Nel 1968 l'Italia, dopo un lungo digiuno di titoli internazionali, divenne campione d'Europa e nel 1970 si classificò seconda al Campionato del mondo. Negli anni Settanta si affermò, a imitazione del modello olandese, affermatosi grazie ai successi dell'Ajax e agli ottimi risultati della squadra nazionale, il cosiddetto calcio totale, in cui ogni giocatore doveva essere in grado di trasformarsi in attaccante, difensore o centrocampista. Il calcio italiano stentò parecchio ad adeguarsi all'evoluzione del gioco; la nazionale fu eliminata dal Belgio nei quarti di finale del Campionato europeo delle nazioni nel 1972, al Campionato del mondo del 1974 in Germania non superò il primo turno della fase finale, mentre nel Campionato europeo del 1976 fu sconfitta nelle eliminatorie. Meglio si comportò nel Campionato del mondo del 1978 in Argentina, dove si assicurò il quarto posto. La tanto attesa vittoria arrivò in Spagna, nel 1982, quando la squadra azzurra battè in finale per 3-1 la nazionale tedesco-occidentale. Nel Campionato del mondo del 1986, in Messico, l'Italia è stata eliminata dalla Francia addirittura negli ottavi di finale; in quello del 1990, disputato in Italia, si è classificata al terzo posto, in quello del 1994, svoltosi negli USA, al secondo posto, mentre in quello del 1998, in Francia, è stata eliminata dalla squadra di casa nei quarti di finale. Nel 2002 in Giappone e Corea del sud la nazionale si è fermata agli ottavi di finale, mentre nel 2006 in Germania ha vinto il campionato, sconfiggendo la Francia ai rigori. Nel Campionato europeo delle nazioni svoltosi in Germania nel 1988, l'Italia è stata sconfitta in semifinale dall'Unione Sovietica; dopo la mancata qualificazione per l'edizione del 1992, in Svezia, nell'edizione in Inghilterra (1996) l'Italia non è riuscita a superare il girone eliminatorio. Nell'edizione 2000, svoltasi in Belgio e Paesi Bassi, la rappresentativa azzurra è stata sconfitta in finale dalla Francia. Dopo l'eliminazione nella prima fase nel campionato del 2004 in Portogallo, nel 2008 in Austria e Svizzera l'Italia è stata sconfitta dalla Spagna ai quarti. Per quel che concerne le squadre di club, la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta sono stati molto brillanti, grazie anche al notevole potenziamento consentito dal tesseramento di giocatori stranieri. Dall'estate 1980, infatti, le società di serie A hanno potuto ingaggiare dapprima un solo giocatore straniero, poi due, con un parziale blocco tra il 1984 e il 1986, e dal 1989 tre. Successivamente è stato in pratica abolito ogni limite numerico. Nella Coppa dei Campioni si sono registrate le affermazioni del Milan (1988-89, 1989-90 e 1993-94) e della Juventus (1995-96) e l'Inter (2009-2010). Nella Coppa delle Coppe si sono imposte la Sampdoria (1989-90), il Parma (1992-93) e la Lazio (1998-99). Hanno vinto infine la Coppa UEFA il Napoli (1988-89), la Juventus (1989-90 e 1992-93), l'Inter (1990-91, 1993-94 e 1997-98) e il Parma (1994-95 e 1998-99). Tornando all'attività delle nazionali, infine, da segnalare i ripetuti successi della nostra rappresentativa Under 21, che si è aggiudicata per quattro volte il titolo europeo di categoria (1992, 1994, 1996 e 2000).

Calcio a 5

Il calcio a 5 sta assumendo sempre maggiore autonomia e importanza, anche a livello femminile. In attesa di una regolamentazione definitiva a livello UEFA, il regolamento ha subito continue modifiche. Qui di seguito si accenna ad alcuni punti essenziali di quello in vigore. La gara, della durata di due periodi di 20 minuti di gioco effettivo ciascuno, deve essere giocata da due squadre, formata ciascuna da un massimo di cinque calciatori, uno dei quali nel ruolo di portiere; la gara non può essere iniziata o proseguita nel caso in cui una squadra si trovi ad avere meno di tre calciatori partecipanti al gioco. L'impiego di calciatori sostituiti è consentito fino a un massimo di sette; le sostituzioni cosiddette volanti (sono quelle effettuate quando il pallone è in gioco e valide purché il calciatore sostituito esca dal rettangolo di gioco oltrepassando la linea laterale in un tratto definito “zona delle sostituzioni”, prima che entri, sempre passando per questa zona, il sostituto) sono consentite in numero illimitato. Fa eccezione la sostituzione del portiere, che può avvenire solo durante un'interruzione del gioco. Un giocatore sostituito può partecipare nuovamente al gioco, sostituendo a sua volta un altro calciatore. Il portiere può scambiare il proprio ruolo con qualsiasi altro giocatore a condizione che uno dei due arbitri ne sia preventivamente informato e che lo scambio dei ruoli avvenga durante un'interruzione di gioco. La regola che ha subito le maggiori modifiche è quella che riguarda il portiere. Attualmente, chi gioca da portiere commette fallo se: liberandosi del pallone con le mani non lo fa toccare o giocare da un altro giocatore o non gli fa toccare il suolo all'interno della propria metà campo (il fallo viene punito concedendo alla squadra avversaria un calcio indiretto da un punto qualsiasi della linea mediana); tocchi o controlli il pallone con le mani nella propria area di rigore dopo che questo gli sia stato volontariamente passato da un compagno di squadra; tocchi o controlli il pallone con le mani o con i piedi in qualsiasi parte del campo per più di quattro secondi; dopo essersi liberato del pallone, lo riceva di ritorno da un compagno, toccandolo o controllandolo, prima che abbia superato la linea mediana del campo o sia stato toccato da un avversario. Quando una squadra, durante ogni tempo di gara, raggiunge il quinto fallo complessivo, ogni ulteriore fallo viene punito assegnando alla squadra avversaria un tiro libero, quale che sia il tipo di fallo commesso; con un tiro libero può essere segnata direttamente una rete. I calci di punizione assegnati per i primi cinque falli commessi da ciascuna squadra durante ogni tempo di gara possono essere protetti da una barriera di giocatori, ma per i falli successivi al quinto non è consentita nessuna barriera. Il portiere della squadra che subisce il tiro deve rimanere nella propria area di rigore e ad almeno 5 m dal pallone; pure tutti gli altri suoi compagni di squadra devono rimanere ad almeno 5 m dal pallone, senza ostacolare in alcun modo l'effettuazione del tiro libero. Chi esegue il tiro deve cercare di calciare il pallone in porta direttamente, senza cioè passarlo a un compagno di squadra. I tiri liberi non possono essere calciati a una distanza inferiore a 6 m dalla linea di fondo. Per evitare che una squadra tenti di attuare una tattica di gioco ostruzionistica tale da indurre i giocatori avversari a fare falli a ripetizione per impossessarsi del pallone allo scopo di beneficiare di tiri liberi dopo il quinto fallo, gli arbitri dispongono di una regola, sebbene poco applicata: il fallo contro per non-gioco. Non esiste il fuorigioco.

Bibliografia

A. Gardellin, Documenti storici del gioco del calcio, Milano, 1960; V. Pozzo, Campioni del mondo, Roma, 1960; L. Serra, Storia del calcio, Bologna, 1964; M. Cipolla, Il gioco del calcio: selezione e preparazione dell'atleta, Milano, 1970; G. Brera, I campioni vi insegnano il calcio, Milano, 1971; A. Ghirelli, Storia del calcio in Italia, Torino, 1971; J. Altafini, Come fare gol, Milano, 1987.