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càlibro

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Lessico

(ant. calibro), sm. [sec. XVII; dall'arabo qālib, forma per la fusione dei metalli].

1) Diametro dell'anima della canna di un'arma da fuoco, misurato tra i pieni della rigatura nel caso di canne rigate ed espresso in millimetri o in centesimi di pollice. Per le canne ad anima liscia dei fucili da caccia è tuttora in uso il calibro nominale, che corrisponde al numero di palle di piombo del diametro della canna che sono contenute in una libbra. Per convenzione internazionale questi valori sono stati unificati in mm da 18,2 per il calibro 12, a 18,6 mm per il 20, ecc. Nelle munizioni per armi portatili, data la grande varietà di cartucce che utilizzano proiettili dello stesso diametro, l'indicazione del calibro è spesso accompagnata da una seconda cifra che indica la lunghezza della cartuccia o il peso della polvere (per i fucili) o da altre indicazioni che ne permettono l'identificazione, quali “corto”, “lungo”, “parabellum”, “magnum”, “auto”, “special”, ecc.

2) Per estensione, pezzo di artiglieria, bocca da fuoco: piccolo, medio, grosso calibro. Fig., carattere, valore, importanza sia di cose sia di persone: una scemenza di grosso calibro; un grosso calibro, un personaggio influente e autorevole nel suo campo di attività (spesso scherzoso o iron.); essere dello stesso calibro, avere la stessa natura o la stessa capacità, equivalersi.

3) In metallurgia, il canale realizzato tra due cilindri di laminazione sagomati mediante scanalature, che serve per dare la forma voluta al profilo da laminare.

4) Strumento usato per controlli e misure delle dimensioni di pezzi lavorati.

Strumento di misura: calibri fissi

"Per alcuni tipi di calibro vedi disegni al lemma del 4° volume." Si distinguono essenzialmente calibri fissi e calibri a corsoio "Vedi disegni vol. V, pag. 210" . I calibri fissi servono esclusivamente per controllare i pezzi nelle lavorazioni di serie: essi non permettono di misurare le dimensioni di un pezzo, ma solamente di verificare se queste sono inferiori o superiori a una certa quota nominale. Possono assumere forme diverse a seconda dell'uso cui sono destinati: si hanno così calibri a forchetta per il controllo di diametri esterni (per esempio di un albero); calibri ad anello per diametri esterni piccoli; calibri a tampone per controllo di diametri interni (per esempio di fori). Per diametri interni rilevanti anziché i calibri a tampone, che sarebbero pesanti e poco maneggevoli, si usano calibri piatti o calibri a barretta. Per verificare che le dimensioni di un pezzo siano comprese in una determinata tolleranza di lavorazione si usano calibri fissi differenziali detti anche “passa-non passa”, costituiti dall'unione di due calibri fissi semplici, uno dei quali è calibrato sulla dimensione minima tollerabile e l'altro sulla massima. La sigla unificata, stampigliata su una faccia, che denomina questi calibri è costituita dall'indicazione della quota nominale, della tolleranza prescritta e degli scostamenti ammessi; inoltre un contrassegno rosso indica il lato “non passa” del calibro. Esistono anche calibri fissi registrabili che, entro limiti ristretti, possono essere regolati su diverse quote di misura mediante l'uso di blocchetti campione. Vi sono inoltre calibri per usi particolari, come quelli filettati esternamente o internamente, per il controllo di filettature di viti e di madreviti, quelli per verifiche di angoli, di distanza tra piani o di posizione relativa tra fori, quelli per profili complessi, ecc.

Strumento di misura: calibri a corsoio

Permettono di misurare qualsivoglia dimensione di pezzi meccanici; sono costituiti da un'asta graduata con un'estremità piegata a squadra e appuntita (becco) e da un corsoio, recante anch'esso un becco, che può essere bloccato nella posizione voluta da un dispositivo a vite di pressione o a molla. Solitamente sull'asta sono incise una scala millimetrata e una in frazioni di pollici, per lunghezze comprese tra 15 e 30 cm. Sul corsoio è ricavato un nonio decimale, ventesimale o cinquantesimale, inciso su una superficie inclinata per limitare l'errore di parallasse, che permette di apprezzare le misure con la precisione di 0,1, 0,05, 0,02 mm rispettivamente. I calibri a corsoio sono provvisti anche di due beccucci, opposti ai principali, per misure di diametri interni; inoltre un'astina scorrevole al centro dell'asta fissa permette di eseguire misure di profondità in fori ciechi. I recenti calibri a corsoio sono dotati di display a cristalli liquidi che consentono la lettura digitale, al centesimo di millimetro. Al vantaggio di una lettura facile, e senza rischio di errori, si aggiunge la possibilità di azzerare il display in qualsiasi posizione del corsoio, consentendo così la lettura diretta in casi particolari. Per misure di elevata precisione vengono usati calibri di tipo speciale, come i micrometri e i calibri pneumatici. Questi ultimi sono dispositivi nei quali le variazioni delle quote misurate provocano variazioni di pressione, a esse proporzionali, in un circuito ad aria compressa: con opportuni sistemi di amplificazione è possibile misurare variazioni di dimensioni dell'ordine del micron. Un tipo di calibro particolare è il calibro per brillanti usato per valutare il peso in carati di un brillante montato su un gioiello. Il tipo più semplice è costituito da una piastra metallica ovale con una serie di fori di diametro crescente, ognuno dei quali indica il peso del brillante la cui circonferenza massima (corona) è uguale a quella del foro. Altri tipi di calibro sono quello per pelli, detto anche spessimetro, usato per il controllo dello spessore delle pelli finite e durante la lavorazione e il calibro ferroviario, attrezzo usato per verificare la misura dello scartamento dei binari e degli assi delle ruote.

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