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cànapa

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Botanica

sf. [sec. XIV; dal greco kán(n)abis tramite il latino can(n)ăbis]. Erbacea annua (Cannabis sativa) della famiglia Cannabacee detta anche canapa comune, con fusto sottile ed eretto, affusolato, cavo a maturità, di altezza compresa fra 2 e 6 m, dal quale si ottiene la sostanza tessile costituita dalle fibre liberiane (tiglio) della corteccia. È ramificata in ragione inversa alla densità della piantagione, ruvida, appiccicosa e odorosa per gli abbondanti peli comuni e ghiandolari, con foglie opposte, picciolate e palmatosette, esse pure ruvide. È specie dioica: le piante maschili, che i coltivatori chiamano femmine, terminano in una pannocchia lassa di piccoli fiori verdi a 5 petali; quelle femminili, dette maschi o canaponi dagli agricoltori, portano i fiori accompagnati da una brattea all'ascella delle foglie. Il frutto è un achenio tondeggiante, liscio, grigiastro, di 2-3 mm di diametro.

Le fibre tessili

Si chiamano con il nome di canapa anche alcune fibre tessili che si ottengono da altre specie di piante: la canapa del Bengala (o canapa di Calcutta, o canapa sun) è data da alcune specie di Crotalaria e la canapa di Bombay (o canapa del Mahot, o di ibisco) si estrae dalla corteccia dell'Hibiscus cannabinus, mentre Hibiscus sabdariffa (carcadè) fornisce la canapa di Giava o canapa rosella. La canapa della Nuova Zelanda, più nota come lino della Nuova Zelanda, si ricava dal formio; la canapa sisalana, nota commercialmente come sisal, si ricava dall'Agave sisalana.

Coltivazione

Come per tutte le piante coltivate fin da tempi molto remoti, è difficile stabilire il luogo d'origine della canapa, che comunque si presume sia l'Asia centrale. Sappiamo che in Cina veniva coltivata già nel III millennio a. C., mentre in Europa venne introdotta molto più tardi. Ora cresce spontanea in una vasta zona che va dal basso Danubio alla Cina e viene coltivata in tutte le regioni a clima temperato umido: richiede terreni soffici, profondi, permeabili e ben concimati; l'eccessiva temperatura nella prima fase di sviluppo può causarne la prefioritura, fenomeno che risulta assai nocivo sia per la qualità sia per la quantità del prodotto. Si semina in primavera, a righe parallele, usando ca. 50 kg/ha di semente per le piantagioni da fibra e quasi la metà per avere piante da seme. Si raccoglie quando l'antesi sta per terminare, generalmente a partire dalla fine di luglio, lasciando le piante tagliate alla base o sradicate sul terreno finché hanno perso le foglie. Quindi gli steli (bacchette) vengono raggruppati secondo la lunghezza e grossezza (tiratura), privati della cima (svettatura), riuniti in fasci (mannelli) e infine posti a essiccare in cumuli di forma conica, detti pile o pirle, del diametro alla base di due o tre metri. Ultimato l'essiccamento, è possibile ottenere direttamente la separazione delle fibre mediante sbattimento meccanico (stigliatura in verde), che dà una resa del 25%, ma il procedimento più seguito consiste nella macerazione, mediante la quale si sciolgono le sostanze pectiche che tengono uniti i fasci fibrosi agli altri tessuti. Essa viene eseguita in diversi modi: in acqua (corrente o stagnante), in terra o con procedimenti industriali. In Italia si effettua in acqua naturale: i mannelli vengono immersi in acqua più o meno stagnante dove, legati fra loro in gruppi di 60-90 (zattere), vengono tenuti sommersi, a seconda della temperatura, per circa una settimana. Durante questo processo si ha emissione di gas putridi che si diffondono anche a notevole distanza. Quando la corteccia inizia a staccarsi dal canapule, si sospende la macerazione, i mannelli vengono sciacquati energicamente e posti nuovamente ad asciugare; il prodotto viene quindi inviato ai canapifici per le ulteriori lavorazioni. Se la coltivazione è effettuata per ottenere il seme (canapuccia), il raccolto avviene a piena maturazione. I semi danno un olio essiccante (olio di canapa) alquanto fluido usato per la preparazione di saponi e vernici.

Produzione

La produzione della canapaè stata molto importante nell'economia italiana fino alla fine degli anni Quaranta del Novecento: nell'Ottocento si producevano annualmente in Italia circa 35-40 mila t. di fibra di canapa, in parte destinate all'esportazione, e nel 1957 se ne producevano ancora 30.000 t. In seguito l'affermarsi delle fibre sintetiche ha reso meno conveniente questa produzione (in Italia si è praticamente ridotta a zero) e l'ha concentrata in Cina, Turchia e Paesi del Sud del Mondo

Lavorazione

Le balle o i mannelli di canapa vengono aperti nei canapifici al fine di suddividere le fibre a seconda delle loro caratteristiche: mediamente la canapa è costituita da cellulosa (67%), emicellulosa (16,1%), lignina (3,3%), sostanze idrosolubili (2,1%), pectina (0,8%), cere e grassi (0,7%); si presenta sotto forma di nastri (tiglio) di fibre di 1-2 m di lunghezza, con spessore da 0,5 a 5 mm, composte da fibrille elementari, lunghe da 15 a 25 cm e di diametro da 15 a 60 μ scaglionate in lunghezza e legate tra loro da pectine e da altre sostanze gommose. La fibra è generalmente di colore giallo, ha un peso specifico di 1,48, una ripresa all'umidità pari al 12%, una tenacità molto alta (5-7,5 g/den) e un basso allungamento (1,5-5%). La sezione della fibra presenta, al microscopio, gruppi di fibrille poligonali con lati diritti e arrotondati e con un canale centrale molto ampio. Una volta selezionata, la fibra viene sottoposta a sbianca mediante solforazione e successivamente viene riscaldata per frizione (ammorbidatura) per favorire la separazione delle fibrille. Dopo tagliatura delle fibre in lunghezze appropriate (ca. 70 cm), si passa alla pettinatura, poi alla stenditura, per ottenere un nastro continuo, cui seguono l'accoppiamento, lo stiro e una prima torcitura. Quando il nastro ha il diametro voluto, passa alla filatura, che elimina la stoppa e fornisce filati diversi a seconda degli impieghi predestinati.

Impiego

In base al titolo del filato e alla qualità della fibra, la canapa viene impiegata per la produzione di cordami, sacchi, stuoie, tappeti, lenzuola, tovaglie e tendaggi. La buona qualità della canapa italiana consente di ottenere tessuti per abbigliamento estivo morbidi e brillanti come quelli di lino. In passato la canapa è stata tra le fibre tessili più importanti, ma negli ultimi decenni la concorrenza di fibre meno costose, come iuta e sisal, ne ha ridotto la domanda. L'Unione Europea assicura la regolamentazione del settore mediante un'apposita organizzazione comune di mercato, riferita al settore delle fibre tessili.