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càtodo

sm. [dal greco káthodos, discesa, ritorno]. L'elettrodo o polo negativo di una cella elettrolitica, verso cui migrano gli ioni positivi (cationi). Più in generale, in una catena galvanica si definisce catodo l'elettrodo entro il quale fluisce la corrente convenzionale proveniente dal conduttore elettrolitico e sede pertanto di reazioni elettrochimiche di riduzione. A tale elettrodo corrisponde una polarità positiva se la catena galvanica è un generatore, negativa se è una cella elettrolitica. In elettronica, il termine è usato generalmente per indicare un elettrodo che emette elettroni, per esempio, per effetto fotoelettronico (catodo fotoelettronico o fotocatodo), o per effetto termoelettronico (catodo termoelettronico). Nei tubi a vuoto si usano catodi termoelettronici (catodi caldi) costituiti da materiali a basso lavoro di estrazione, quali il tungsteno, il tungsteno toriato e le miscele di ossidi di bario e stronzio. Nell'ordine, questi materiali hanno una crescente efficienza di emissione, ma resistenza decrescente al bombardamento degli ioni di gas residuo nel tubo a vuoto. Perciò i catodi a ossidi sono preferiti per basse tensioni di lavoro, i catodi al tungsteno sono usati per tensioni e correnti elevate (tubi trasmittenti e di potenza). Il riscaldamento del catodo alla temperatura necessaria per l'emissione di corrente termoelettronica (da 800 a 2200 ºC) è ottenuto dissipando potenza elettrica per effetto Joule nel catodo stesso (riscaldamento diretto) o in una spiralina di filo conduttore, detta filamento, posta in contatto col catodo (riscaldamento indiretto). Nei tubi a gas, dove accanto all'emissione per effetto termoelettronico si possono verificare anche l'emissione secondaria e l'arco dovuti al bombardamento degli ioni del gas, si possono usare sia catodi caldi sia catodi freddi, nei quali, cioè, l'emissione di elettroni non avviene per riscaldamento. È da ricordare infine che il catodo è la sorgente dei fasci di elettroni "Per gli schemi di raggi emessi dal catodo e che impressionano le lastre fotografiche, che rendono fluorescenti numerose sostanze, che sono deviati da un campo elettrico o da un campo magnetico vedi pg. 59 del 6° volume." in tutta una varietà di componenti, come per esempio il tubo a raggi catodici degli oscilloscopi, il cinescopio del televisore, i tubi da ripresa televisiva (vidicon, orthicon), il microscopio elettronico, i tubi per microonde, i generatori di raggi X, i tubi a plasma di alcuni laser a gas.