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cènso

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Lessico

sm. [sec. XIII; dal latino census, da censēre, censire].

1) Presso gli antichi Romani, elenco delle liste dei cittadini con la valutazione dei loro beni a uso fiscale.

2) Per estensione, ancora nell'uso odierno, catasto; anche il patrimonio di un cittadino in quanto passibile di tributo e il tributo stesso; più in genere, complesso di ricchezze, specialmente come patrimonio ereditario: “uomo plebeo, di nulla fama, e di meno censo” (Boccaccio).

3) Nel Medioevo, onere pagato da chi si assumeva diritti e doveri su immobili altrui. Per estensione, tassa pagata a sovrani, alla Chiesa, allo Stato.

4) Nella terminologia degli studiosi di algebra del Quattrocento, il quadrato dell'incognita in un'equazione algebrica (talvolta, però, anche l'incognita stessa); censo di censo indicava, perciò, la quarta potenza dell'incognita.

Diritto

Nel diritto romano, dichiarazione fatta periodicamente, dopo la riforma di Servio Tullio, da ogni cittadino pater familias, dapprima davanti al re, poi davanti ai magistrati repubblicani. La dichiarazione verteva sui singoli componenti il suo gruppo familiare, sullo stato personale di ciascuno e infine sul patrimonio. Lo scopo era di stabilire a quale classe del comizio centuriato appartenevano il dichiarante e i suoi liberi e di compiere la cerimonia religiosa della lustratio; questa era posta in essere al fine di ottenere dagli dei la protezione sulla città, dopo che gli indegni (ignominiosi) erano stati dichiarati tali e, di conseguenza, esclusi da detto comizio. Le funzioni del censo furono dapprima attribuite ai magistrati supremi; tra il 445 e il 367 a. C. a due tribuni militum consulari potestate in soprannumero; infine ai censori. Il cattivo funzionamento della censura nel corso del sec. I a. C. rese difficile, o non permise affatto, l'esecuzione delle operazioni del censo. Augusto le compì con il titolo di curator morum et rei publicae, e i suoi successori assumendo la censura. Dopo Domiziano (85 d. C.) tutti gli imperatori furono censori a vita. § Nel diritto medievale il termine era usato genericamente per indicare una prestazione annessa a un bene immobile. In particolare si specificava in: censo livellare, canone annuo pagato al possessore di un fondo o di un fabbricato per il suo godimento; censo riservativo, canone annuo di un immobile che il proprietario, nell'atto di trasferirne a terzi la proprietà, si riservava di percepire; censo consegnativo, rendita annua annessa a un immobile e pagata dal debitore della stessa a chi gli aveva prestato una data somma; era uno dei modi per sfuggire al divieto dell'usura e fu detto anche bollare, perché oggetto di continue bolle papali emesse per sventare qualsiasi pericolo di usura mascherata; censo della marineria, nella Sicilia di Federico II, l'imposta per fornire di legname la flotta; censo del sale, rendita del prestito fatto al Comune o alla Signoria.

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