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sm. pl. (serbo-croato četnici, da četa, banda]. Guerriglieri balcanici. Pur essendo una denominazione di origine linguistica serba (membri di bande), si autodefinirono con il nome di cetnici le organizzazioni di guerriglia greche, bulgare e cutzo-valacche, oltre a quelle serbe, che combatterono contro gli Ottomani nella contestata Macedonia nei primi anni del Novecento. Erano organizzazioni spontanee, almeno inizialmente, che adottarono la lotta armata iniziata dai comitagi bulgari dal 1893 per l'autonomia macedone. Dopo la prima guerra mondiale, i cetnici bulgari divennero una organizzazione irredentista macedone antigreca e antiiugoslava. Nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni furono invece riconosciuti come forza paramilitare, che di fatto divenne strumento di pressione panserbo. Restarono sostenitori del nazionalismo panserbo anche dopo il crollo della Iugoslavia (aprile 1941). Una frazione collaborò con i Tedeschi ma la maggior parte partecipò, al comando del generale Mihajlović, alla guerriglia monarchica contro i partigiani comunisti di Tito. Dopo la cattura e la fucilazione del loro capo (luglio 1946), i cetnici come movimento tentarono di sopravvivere in esilio. Sono tornati a combattere nel 1991, costituendo, con una milizia di ca. 20.000 uomini, il più agguerrito movimento di guerriglia nella rivolta della minoranza serba in Croazia seguita alla secessione di questa Repubblica dalla Federazione iugoslava.

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