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cìglio

sm. (pl. f. ciglia nel significato proprio; pl. m. cigli in senso fig. o nell'uso popolare) [sec. XIII; latino cilíum, palpebra, ciglio].

1) L'orlo delle palpebre, fornito di sottili peli ricurvi a difesa dell'occhio; al pl., l'insieme dei peli setolosi che orlano le palpebre, più lunghi e folti sul lembo superiore: ciglia finte, da sovrapporre alle vere per farle apparire più lunghe e folte. Fig.: senza batter ciglio, con impassibilità, impavidamente; in un batter di ciglia, in un istante. Per estensione, sopracciglio: aggrottare le ciglia Poetico, occhio, sguardo, vista: “Per Te sollevi il povero / al ciel, ch'è suo, le ciglia” (Manzoni).

2) Per analogia, appendici di tipo filamentoso (ciglia vibratili) disposte attorno alla superficie di alcune cellule o a corpi batterici, con un'estremità che penetra nel citoplasma attraverso la parete cellulare. Ne sono forniti anche alcuni Protozoi (per esempio Ciliofori). Negli animali superiori sono presenti nelle cellule degli epiteli cosiddetti vibratili (vie respiratorie, mucosa nasale, ecc.): hanno la funzione di rimuovere materiali estranei, di proteggere le vie aeree, di facilitare lo spostamento di cellule (per esempio, gli ovuli).

3) La linea che delimita la sede stradale; orlo di un pendio, di un precipizio: trovarsi sul ciglio del burrone.

4) In idraulica, il punto più alto del petto di uno stramazzo o di uno sfioratore, a partire dal quale si determina la relativa altezza idrostatica.