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cìnica, Scuòla

scuolafilosoficafondata da Antistene (ca. 436-360 a. C.), che teorizzava una condotta di vita ispirata dal disprezzo di ogni mondanità, una sorta di "esistenza da cani". Sulla scia del loro maestro, i cinici erano scettici in gnoseologia e criticavano la dottrina platonica delle idee, intendendo la filosofia esclusivamente come etica. Alla felicità – affermavano – conduce non il sapere, ma l'agire pratico; la virtù consiste nell'assenza di bisogni, nella libertà dagli istinti; tutto il resto, ricchezza, onori, salute, libertà politica, famiglia, Stato, patria sono indifferenti e non devono distrarre il singolo dal conseguimento della virtù. La scuola cinica si oppose così a ogni forma di civilizzazione ed esaltò lo stato di natura. Cinici celebri (anche e soprattutto per l'eccentricità e paradossalità del loro comportamento) furono Diogene di Sinope (sec. IV a. C.) e il suo allievo Cratete di Tebe. Assieme agli altri, essi furono portavoce di un individualismo radicale e non privo di sfumature cosmopolite, preoccupati non tanto di rivendicazioni di carattere sociale quanto di affermare i diritti di un'aristocrazia morale.