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còca (botanica)

sf. [sec. XVI; dallo spagnolo coca, risalente a una voce peruviana]. Nome comune della pianta arbustiva Erythroxylon coca della famiglia Eritroxilacee, originaria delle regioni andine della Bolivia, del Cile e del Brasile. Viene coltivata nei Paesi d'origine, nell'Asia sudorientale e in Australia: richiede clima temperato caldo e umido, ad altitudini comprese fra 600 e 1500 m. È alta fino a 3 m e ha fiori regolari, bianchi, raccolti in infiorescenze ascellari, e frutti a drupa rossi, oblunghi, lunghi ca. 1 cm. Le foglie, unica parte della pianta che viene adoperata, sono ellittiche, brevemente picciolate, un po' appuntite, lunghe fino a 5 cm, con aspetto assai caratteristico per la presenza di due false nervature che decorrono lateralmente alla nervatura mediana. Si raccolgono in diversi periodi, a seconda della località, ma per lo più in aprile, e si fanno essiccare. Le foglie contengono vari alcaloidi, fra i quali il più importante è la cocaina, e vengono usate dalla popolazione locale mescolate a calce o a cenere come masticatorio ad azione stupefacente.

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