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códa

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Lessico

sf. [sec. XIII; latino cōda, accanto a cauda].

1) Appendice terminale del corpo dei Vertebrati, opposta al capo e nella quale non si prolungano la cavità del corpo e il tubo digerente. È sostenuta dalla colonna vertebrale, cui si attaccano i muscoli, ed è avvolta dal tegumento. Ha funzione diversa nelle varie classi, ordini, ecc.: può servire al nuoto (per esempio coccodrilli), come organo prensile (per esempio scimmie) o di appoggio (per esempio canguri), ecc. Nella coda dei Pesci la posizione dell'ultimo tratto rispetto alla colonna vertebrale acquista una particolare importanza anche dal punto di vista sistematico; se le vertebre sono allineate con il resto della colonna la coda si dice difiocerca; se volte verso l'alto, eterocerca; se volte sempre verso l'alto ma ridotte, omocerca. Viene chiamata generalmente coda anche la parte terminale di numerosi Invertebrati (per esempio scorpioni).

2) In varie loc., specialmente fig.: mettersi, andarsene con la coda tra le gambe, sottomettersi, restare deluso e mortificato per un insuccesso; rizzare la coda, riprendere vitalità, acquistare coraggio; ci ha messo la coda il diavolo, di eventi inattesi che mandano all'aria un progetto ormai avviato alla soluzione; avere la coda di paglia, essere cosciente di qualche propria mancanza e temerne le conseguenze; non avere né capo né coda, di atti o discorsi sconclusionati, privi di ordine logico.

3) Per estensione: A) la sezione terminale e di solito più sottile di alcuni organi anatomici: coda di cavallo o cauda equina, l'ultima porzione del midollo spinale, che assume una disposizione a ciuffo, formata dalle radici degli ultimi nervi spinali e di quelli sacrali e coccigei; nel linguaggio comune, la coda dell'occhio, l'estremità dell'angolo esterno; guardare con la coda dell'occhio, di sfuggita, senza farsi notare. Analogamente, prolungamento sottile di organi vegetali; nell'uso corrente, estremità opposta al capo di alcune piante: la coda dell'aglio. B) Nelle acconciature femminili, la parte di capelli che viene raccolta e fermata sulla nuca con un nastro o un fermaglio. Se è molto lunga e folta, prende il nome di coda di cavallo. Un tempo fu anche acconciatura maschile, detta più comunemente codino. C) Strascico di vesti femminili o di manti di gala: coda di rondine, parte della giacca di un abito maschile da sera o da cerimonia, le cui falde ricordano, nella foggia e nel colore, la coda della rondine. D) In astronomia: a) lunga propaggine luminosa, composta da gas o polveri, che costituisce la parte terminale e più vasta di una cometa; b) parte delle magnetosfere planetarie che si allunga in direzione opposta a quella del Sole, a causa dell'azione repulsiva esercitata dal vento solare. E) Appendice, prolungamento o parte terminale di qualsiasi oggetto: coda dell'aeroplano, parte posteriore comprendente gli impennaggi, cioè il piano orizzontale e il piano (o i piani) di coda verticale; coda di una cambiale, foglio di allungamento; pianoforte a coda, allungato, con le corde disposte orizzontalmente; coda di una pellicola, pezzo che si aggiunge all'inizio e alla fine dei rulli di pellicola per rendere possibile il caricamento e lo scaricamento delle bobine sui proiettori e le moviole senza la perdita di fotogrammi utili. La coda delle pellicole sonore è normalizzata e contiene tutte le indicazioni utili per regolare la riproduzione del suono. Si chiama coda anche il pezzo di pellicola che fuoriesce dai caricatori fotografici.

4) Con sensi fig.: A) chiusa, conclusione di un discorso o di uno scritto; anche aggiunta, prosecuzione: la coda di una lettera;coda del sonetto, i versi che si aggiungono ai 14 normali. B) In musica, parte di una composizione che si aggiunge come conclusione dopo il vero e proprio svolgimento della forma stessa. La coda è spesso usata in composizioni polifoniche come la fuga e il canone perpetuo; ancor più frequentemente ricorre nella forma sonata e in genere nei vari tempi di sinfonie, sonate, ecc., dove può anche assumere proporzioni piuttosto ampie. C) In danza, nel linguaggio del balletto, è di norma la parte conclusiva di un pas de deux: dopo l'entrée e l'adagio, danzati in coppia, e l'esecuzione a solo di una variazione per ciascuno, i due partner si riuniscono nelle legazioni finali della coda. D) In acustica architettonica, coda sonora, prolungamento nel tempo di suoni che si sovrappongono a suoni emessi successivamente, disturbandoli. E) Parte terminale di una fila o di una successione: la coda del corteo; vagone di coda, l'ultimo del treno; fare la coda, mettersi in coda, accodarsi a una fila in attesa del proprio turno davanti a uno sportello, un ufficio, ecc. Spesso può indicare l'ultimo posto in una graduatoria o in una gerarchia di valori: i capi e le code della società; essere il fanalino di coda (propr., quello che indica nel buio la fine del treno), l'ultimo di una classifica. F) Serie di effetti, conseguenza, pendenza: quel problema insoluto ha lasciato dietro di sé troppe code. G) Nel linguaggio giornalistico, la parte conclusiva di un articolo (si annota coda sull'ultima cartella di un servizio giornalistico quando il pezzo viene passato a brani in composizione).

5) Coda alla vaccinara, coda di bue tagliata a tocchi e cotta, insieme con le guance dell'animale, in una densa salsa di pomodoro aromatizzata con abbondante sedano. Tipica specialità romanesca.

6) In edilizia, coda di pavone, particolare tipo di pavimentazione stradale in cui gli elementi modulari (cubetti di porfido) vengono disposti a formare archi di cerchio concentrici.

7) In falegnameria: A) a coda di rondine, particolare tipo di incastro in cui le parti da unire terminano una con un'appendice trapezoidale e l'altra con un alloggiamento atto a riceverla. Può collegare due pezzi assialmente o a 90º. B) Coda di volpe, piccolo scalpello a doppio smusso impiegato per ottenere piccoli intagli o per l'applicazione di lamine d'oro o d'argento.

8) In fonderia, coda di topo, difetto di fusione, detto anche sfoglia, dovuto al distacco di parti della superficie della forma di sabbia a causa dell'elevata temperatura del metallo fuso.

9) In geofisica, coda sismica, insieme delle vibrazioni, via via di minor ampiezza, registrate da un sismografo dopo un terremoto.

10) In informatica, con il termine coda si intende una struttura dati caratterizzata da un comportamento per cui gli elementi in essa presenti vengono elaborati nell'ordine in cui sono stati introdotti.

11) Nella pesca, coda di topo, particolare lenza autogalleggiante impiegata nella pesca con la mosca. È così definita per la sua sezione conica che ricorda appunto la forma di una coda di topo.

12) Nella tecnica automobilistica, coda tronca, soluzione stilistica adottata in numerose automobili moderne a carrozzeria chiusa, rappresentata da una parte posteriore (a sbalzo oltre le ruote) molto corta nonché da un lunotto fortemente inclinato, terminante a mezz'altezza e raccordato a una parete posteriore verticale di notevole sviluppo, generalmente costituita dal coperchio del vano bagagli. Tale soluzione presenta vantaggi sia agli effetti della penetrazione aerodinamica sia per il contenimento delle dimensioni longitudinali della carrozzeria.§ Nella ricerca operativa prende il nome di teoria delle code (o delle file di attesa) lo studio dei problemi di attesa che si presentano quando un determinato servizio deve essere fornito a un insieme di utenti. Lo scopo della teoria delle code è quello di rendere minimi i fattori di congestione derivanti da limiti di dimensioni e di funzionamento di un certo servizio. L'impostazione della teoria delle code è dovuta al danese A. K. Erlang che, a partire dal 1908, se ne servì per lo studio di problemi relativi al traffico telefonico; successivamente la teoria è stata applicata allo studio di fenomeni di vario genere (traffico negli aeroporti, manutenzione di macchinari, formazione di code nei supermercati, nelle biglietterie delle stazioni, ai distributori di benzina, ai caselli autostradali, ecc.). La teoria delle code si propone di rendere massima l'efficienza del servizio analizzando, con i metodi del calcolo delle probabilità, le possibili distribuzioni degli arrivi dei “clienti” alle stazioni e le corrispondenti durate dei tempi di servizio, e cercando di favorire la formazione di code tali da rendere minimo il tempo medio di attesa (per esempio dando la precedenza ai clienti per i quali il servizio può essere svolto in un tempo minore).

Etologia

Il portamento e i movimenti della coda hanno molta importanza nell'esprimere lo stato emotivo e intenzionale degli animali; nei Canidi sociali riflettono anche il rango gerarchico. La coda è portata più alta dagli individui dominanti, sicuri di sé, e accompagna anche l'intenzione di aggredire; la coda abbassata è un segnale di sottomissione ma indica anche rango subordinato. In casi di forte stress viene spinta sotto l'addome. Agitare lateralmente la coda nei Canidi fa parte dei cerimoniali di saluto. Anche certi erbivori (Cervidi, Bovidi) usano la coda con significato espressivo e segnaletico. In questi la coda bassa o agitata lateralmente riflette uno stato di calma. Uno stato di eccitazione dovuto ad allarme è accompagnato dal progressivo sollevamento della coda, che quando gli animali fuggono impauriti viene agitata verticalmente, modificando ritmicamente il disegno del posteriore e fungendo probabilmente da segnale di coesione del branco in fuga. Molti Sauri capaci di rigenerare la coda la agitano lievemente quando si sentono minacciati, con l'effetto di attirare l'attenzione del predatore verso la parte posteriore del corpo, meno vulnerabile. Anche certi Ofidi, in condizioni di stress, agitano rapidamente la coda, e questo comportamento potrebbe rappresentare un preadattamento all'acquisizione del sonaglio dei Crotali.

Informatica

Nei sistemi operativi si usano diverse code organizzate secondo livelli di priorità per stabilire l'ordine in cui vanno servite le richieste di calcolo di un processo. La coda degli eventi viene usata nei sistemi interattivi per memorizzare le richieste di un utente (come il movimento del cursore o la pressione di un tasto) o di un programma (come una richiesta di accesso alla rete) e che comportano il ridisegno dello schermo o l'attivazione di determinati programmi. Nei sistemi di trasmissione di dati si usano code analoghe per le richieste di invio di un messaggio la cui spedizione avviene in pacchetti delle dimensioni consentite dal protocollo. I pacchetti in arrivo sono riaccodati secondo l'ordine di trasmissione in modo da ricostruire il messaggio originale, prima di elaborarne il contenuto.