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calamàio

sm. [sec. XIII; latino calamaríus (agg.), da calamus, penna].

1) In origine, piccola teca in cui si conservavano i calami. Comunemente, piccolo recipiente di foggia e materie varie in cui si tiene l'inchiostro e s'intinge la penna. Il calamaio è uno degli oggetti più comuni della metallistica islamica e, essendo la calligrafia considerata nell'Islam l'arte per eccellenza, dotato di una ricca decorazione. Pregevoli esemplari di calamai in bronzo ageminato in rame e argento, con motivi geometrici, iscrizioni, pannelli ad arabeschi, provengono dall'Iran orientale (Khorassan, sec. XII-XIII) e dalla Mesopotamia (Mossul, sec. XIII). Il tipo più diffuso ha forma cilindrica, a generatrice leggermente concava e coperchio a cupola.

2) Serbatoio delle macchine per stampa contenente l'inchiostro da trasferire sulla forma di stampa. La sua sagoma e la disposizione variano a seconda della macchina (tipografica, litografica, rotocalcografica, ecc.).

3) Non comune, calamaro nel senso 1.

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