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cane delle praterìe

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Zoologia

Nome delle cinque specie di Roditori SciuromorfiSciuridi appartenenti al genere Cynomys, diffuse nell'America settentrionale, di aspetto simile alle marmotte, ma di mole assai inferiore (lunghi sino a 30 cm); come i citelli, posseggono tasche guanciali. La specie più nota è il Cynomys ludovicianus, nota anche come "cinomio dalla coda nera", che vive nelle regioni pianeggianti degli Stati Uniti centrali, sino a 2000 m di quota. Con il nome di cane delle praterie viene anche indicato, ma meno comunemente, il coyote (Canis latrans).

Etologia

I cani delle praterie sono organizzati socialmente in unità familiari costituite da un maschio adulto, da 2-5 femmine e da un numero vario di piccoli fino a circa un anno di età. Ciascuna famiglia occupa un territorio, difeso contro i membri adulti di altre famiglie, nel quale gli occupanti scavano un complesso sistema di gallerie. Ogni tana possiede numerosi imbocchi che si aprono al culmine di piccole sopraelevazioni del terreno e che, tramite condotti più o meno verticali, raggiungono una galleria orizzontale situata a oltre 1 m di profondità; da questa si dipartono verso l'alto gallerie secondarie a fondo cieco, alcune delle quali si dilatano in camere di allevamento. Le sopraelevazioni delle imboccature evitano in gran parte il rischio di allagamento delle gallerie principali in occasione delle grandi piogge ma, se questo avviene, i cani delle praterie si ritirano nelle gallerie verticali cieche, dove possono sopravvivere a lungo in attesa che il livello dell'acqua si abbassi. Numerose famiglie abitano in altrettanti territori adiacenti, costituendo insediamenti chiamati talvolta “città” o “colonie”. L'estensione di queste città può essere enorme: una delle più grandi, in Texas, fu valutata, all'inizio del secolo, di circa sessantamila chilometri quadrati e popolata da circa quattrocento milioni di individui, ma dalla fine del sec. XX le città dei cani delle praterie sono molto meno estese e popolose, dacché questi animali sono stati in gran parte sterminati dall'uomo. I territori sono difesi con sistemi scarsamente cruenti: due contendenti si annusano reciprocamente la regione perianale, ricca di ghiandole ed esibita alternativamente e reciprocamente, si rincorrono, scambiandosi qualche morso e ripetendo più volte l'intera sequenza finché uno non abbandona il campo. Un grido particolare, spesso accompagnato da un balzo verso l'alto, viene emesso dal vincitore della disputa con significato di minaccia territoriale. La comunicazione vocale, piuttosto ricca, include anche segnali di allarme, che allertano sia i membri di una famiglia sia quelli di famiglie diverse: un grido simile a un latrato (da cui il nome di cane delle praterie) è un debole segnale di allarme che induce tutti i cani delle praterie a sostare vigili in posizione eretta, mentre una serie di gridi acuti emessi in rapida successione è il segnale di un pericolo imminente, come l'arrivo di un predatore, e provoca la fuga immediata per riparare dentro le tane. I predatori più pericolosi per il cane delle praterie sono gli uccelli rapaci, i crotali, alcuni Felidi e Mustelidi e i coyote. I cani delle praterie partoriscono da 4 a 6 figli all'anno e più maschi che femmine; questa bassa natalità, accompagnata da un periodo di maturazione sessuale di circa due anni, mantiene il livello della popolazione entro limiti tali da non provocare sovraffollamento. I piccoli, nati in una tana sotterranea dopo circa un mese di gestazione, vengono allattati per circa sei settimane. Dopo il primo periodo, quando prendono a esplorare la superficie, per qualche tempo sono accettati benevolmente da tutti gli adulti indistintamente: particolari segnali contenuti nel loro comportamento inibiscono l'aggressione degli adulti ed essi possono oltrepassare impunemente i confini territoriali, introdursi in qualsiasi galleria e essere allattati da qualsiasi femmina. Con la crescita, però, questa tolleranza va scemando progressivamente e le loro giocose esibizioni territoriali (incominciano presto a emettere il grido di sfida) provocano la reazione immediata dei proprietari dei territori invasi. I giovani maschi mostrano i moduli comportamentali dell'accoppiamento già all'età di un anno, ma i maschi adulti impediscono loro di accedere alle femmine. In questa età essi cominciano a separarsi progressivamente dalla famiglia e a scavare gallerie, in genere in aree ai margini dell'insediamento, ma possono anche sfidare e vincere il vecchio proprietario di un territorio centrale. Di tanto in tanto tornano al territorio paterno e possono ancora utilizzarne le gallerie per la notte, previo cerimonie di pacificazione con gli occupanti in forma di contatti con il muso e con la lingua. Questa frequentazione termina comunque nella successiva stagione delle nascite, quando le femmine, ritiratesi a partorire nelle tane sotterranee, non permetteranno l'accesso alle gallerie a nessun altro individuo. Allora i giovani si ritireranno nelle loro aree, che ormai avranno appreso a conoscere bene e nelle quali verranno raggiunti da giovani femmine. In questo periodo i giovani maschi vaganti sono globalmente poco protetti e soggetti a una elevata mortalità, che porta il rapporto sessi degli adulti a favore delle femmine.