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canovàccio

(ant. canavàccio, canevàccio), sm. [sec. XIII; voce proveniente dai dialetti d'area settentrionale, che risale a canapa].

1) Denominazione generica di un tessuto di canapa, iuta o cotone, robusto e grossolano, adatto soprattutto per usi domestici (di qui il nome di canovaccio o strofinaccio per gli asciugamani usati in cucina). Quando è a trama larga, serve di base per il ricamo (punto a croce, ecc.).

2) Copione sul quale lavoravano i comici dell'arte. Contiene soltanto una descrizione schematica dell'azione, l'elenco dei personaggi e degli oggetti di scena richiesti, la divisione in atti, le entrate e le uscite degli attori (dialoghi e lazzi erano invece affidati all'improvvisazione). Di tali canovacci (o scenari), che possono essere comici, tragicomici o pastorali, ne restano oltre un migliaio: la più antica raccolta pubblicata è Il teatro delle favole rappresentative di Flaminio Scala (1611). Per estensione, schema, abbozzo, traccia di una qualsiasi opera rappresentativa o narrativa.