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canzóne (letteratura)

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Generalità

Una delle più importanti forme metriche della poesia italiana. Furono i poeti provenzali (prima metà del sec. XII) i primi a chiamare canzone un componimento lirico formato da più stanze o strofe. In Italia il genere poetico così chiamato derivò probabilmente dalla ballata o canzone a ballo, accompagnata da uno strumento musicale (liuto), ed ebbe le sue prime leggi da Dante (De vulgari eloquentia, II, 5, 8, 14). Le stanze erano da 2 a 9, il numero dei versi per ogni stanza da 7 a 21. Nonostante il primato di Dante, modello classico fu considerato quello petrarchesco fino alle soglie del XX secolo. Nella canzone antica o petrarchesca ogni stanza si divide in due parti, la fronte (che a sua volta si può suddividere in due parti minori chiamate piedi) e la sirima (anche in questa si possono distinguere due parti minori chiamate volte). Tra la fronte e la sirima si può anche trovare un verso di collegamento, detto chiave, che rima con l'ultimo verso della fronte. A mo' d'esempio, la prima stanza della canzone petrarchesca Chiare, fresche e dolci acque presenta questa struttura:

(le lettere maiuscole indicano le rime dei versi, endecasillabi e settenari). Alla fine il poeta si rivolge direttamente alla canzone, come a una persona, per un'ultima stanza di commiato o congedo (volta finale, tornata o ritornello). Nei sec. XVI e XVII alcuni poeti, sull'esempio di Ronsard (Bernardo Tasso, Gabriello Chiabrera, Fulvio Testi), modificarono profondamente lo schema tradizionale del metro: il Chiabrera ripristinò per esempio la canzone detta pindarica sul modello dell'ode greca (strofe, antistrofe, epodo); il Filicaia abolì il commiato; Alessandro Guidi fornì il primo esempio di strofe libere. Nell'Ottocento il Leopardi forzò i canoni della canzone tradizionale creando un tipo di canzone a strofe libere o libera, in cui erano mescolati, secondo la sensibilità del poeta, endecasillabi e settenari, con libera collocazione della rima da stanza a stanza.

Tipologia

Canzone distesa fu detta quella che aveva, con una collocazione sempre identica, una rima sciolta in ciascuna stanza; canzone frottolata quella che, seguendo lo schema metrico della canzone tradizionale, aveva un contenuto giullaresco e popolare (sec. XV); canzone sestina (o a stanze indivisibili o sestina lirica) quella formata di 6 stanze di 6 versi endecasillabi ciascuna oltre la tornata (3 versi), inventata dal provenzale Arnaut Daniel e introdotta da Dante nella lirica italiana; canzone sestina doppia, quella con 12 stanze invece di 6; canzone terzina quella con 3 stanze di 3 versi ciascuna; canzone trilingua quella composta di versi italiani, latini e provenzali (contrasto o discordo). Tra le più celebri canzoni, oltre a quelle di A. Daniel, di Dante, Petrarca, Leopardi, vanno ricordate quelle dei provenzali Arnaut de Maroill, Beatrice de Dia, Bernard de Ventadour, Folchetto di Marsiglia, Giraut de Bornelh, Guilhelm Montanhagol, le anonime chansons de toile ou d'histoire e le canzoni a ballo del Poliziano; tra le più recenti: i Lieder di Goethe e di J. G. Jacobi, le Chansons di P. J. de Béranger, i Lieder di H. Löns, le Chansons des rues et des bois di V. Hugo, le Barrack-Room Ballads di Kipling, le Canzoni di re Enzio di Pascoli.

A. Momigliano, Storia della letteratura italiana, Milano, 1946; N. Sapegno, Compendio di storia della letteratura italiana, Firenze, 1968; A. Mariaselvam, The Song of Songs and Ancient Tamil Love Poems, Roma, 1988.