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canzonétta

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Lessico

sf. [sec. XIV; dim. di canzone].

1) In origine, componimento che, pur possedendo la medesima struttura metrica della canzone, era formato da versi brevi (ottonari e settenari), oppure era di argomento poeticamente meno elevato o di tono popolaresco.

2) Breve composizione polifonica di carattere semplice e leggero, che si affianca come genere popolareggiante alla fioritura aulica del madrigale cinquecentesco. È affine alle canzonette villanesche, alla villanella, alle composizioni alla madrigalesca, termini che designano un simile genere di composizione, diffuso nella seconda metà del sec. XVI. Il termine canzonetta fu usato da O. Vecchi, C. Monteverdi, e comparve intorno al 1580; ebbe grande diffusione presso i madrigalisti inglesi. Nel sec. XVIII si ritrova usato in Inghilterra per indicare una breve composizione di carattere leggero. Di questo tipo ne scrisse Haydn.

Letteratura

Dal Trecento al Seicento, ma specialmente nel Quattrocento, col nome di canzonetta s'intendevano ballate, madrigali, rispetti, strambotti, barzellette, villanelle, napoletane e villotte. Famose quelle di Leonardo Giustiniani (1388-1446): Ogni notte per convegno; Rezina del cor mio, ecc. Fu il Chiabrera che nel Seicento rinnovò metricamente la canzonetta, usando strofe di sei endecasillabi e settenari, o sei ottonari e quaternari, o sei settenari e quinari, di otto settenari sdruccioli e tronchi alternati, di nove settenari piani, ecc., adatte a essere musicate. Questo tipo di canzonetta fu detta melica ed ebbe una variante nella canzonetta anacreontica (a imitazione delle odi del poeta greco Anacreonte). Nel Settecento, la canzonetta divenne il genere preferito dai poeti dell'Arcadia (Rolli, Savioli, Vittorelli) e specialmente dal Metastasio che ne produsse dal 1719 al 1749 (La primavera, L'estate, La palinodia, La libertà, La partenza) e dal siciliano Meli. Infine lo stesso Parini scrisse alcune canzonette (Il brindisi, Le nozze) dove appare malizioso e galante. Canzonette madrigali scrisse anche Francesco de Lemene (1634-1704) e, fra i nostri contemporanei, fu autore di canzonette Ugo Betti. In Francia scrissero composizioni molto simili alla nostra canzonetta Ronsard e alcuni poeti della Pléiade; da notare che il Chiabrera giunse a creare le sue canzonette rifacendosi alla tradizione madrigalesca del Cinquecento e all'ellenismo riscoperto dai Francesi (Ronsard e i sette della Pléiade). In Germania coltivarono questo genere i cosiddetti “anacreontici” (Friedrich von Hagedorn, Johann P. Uz, Johann N. Götz, Johann W. L. Gleim, lo svizzero Salomon Gessner e in qualche raro esempio perfino Goethe).