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Lessico

Sm. [sec. XIV; dal latino capitŭlum, dim. di caput-pítis, capo].

1) Ciascuna delle suddivisioni di uno scritto, specialmente di un libro, talvolta stabilite in base ai diversi argomenti svolti, generalmente contraddistinta da un numero o da un titolo: il migliore capitolo del saggio è quello che tratta dell'amicizia. I capitoli possono essere raggruppati in parti e suddivisi in paragrafi.

2) Articolo di un testo legislativo, clausola o paragrafo di un trattato o di un contratto. Al pl., convenzione politica o corpo organico di leggi.

3) Denominazione di una delle classi in cui vengono ripartite le voci di entrata e di spesa relative al bilancio di previsione dello Stato. Il capitolo, unità elementare del bilancio, viene opportunamente numerato secondo le necessità della codificazione meccanografica.

4) Componimento poetico italiano la cui forma metrica è derivata dalla terzina dantesca; si compone di una serie di ternari incatenati ed è concluso da un verso che rima col secondo dell'ultimo ternario. In voga dal finire del Duecento, ebbe, sino al Quattrocento, carattere politico, didascalico e amoroso; poi, nel sec. XVI, divenne la forma più adatta alla poesia satirica finché, nella seconda metà dello stesso secolo, fu soppiantato dalla prosa, in latino e in volgare. Vi si cimentò, fra gli altri, Cellini; Berni, i cui capitoli sono famosi, lo perfezionò. Nella letteratura contemporanea, capitolo è talvolta usato come sinonimo di elzeviro.

5) Il collegio dei canonici di una chiesa: capitolo cattedrale se addetto a una chiesa cattedrale con funzioni di coadiuzione del vescovo; capitolo collegiale, se attende all'esercizio solenne del culto in una chiesa non cattedrale.

6) Adunanza di membri di una congregazione religiosa o cavalleresca e luogo in cui avviene. Per estensione, adunanza in genere, assemblea, specialmente di una certa importanza: tenere capitolo, riunirsi in assemblea. Fig.: aver voce in capitolo, godere prestigio e autorevolezza in un certo campo. In particolare, capitolo dei religiosi, assemblea rappresentativa degli appartenenti a un ordine o a una congregazione religiosa, che si riunisce a periodi fissi per eleggere i superiori e trattare gli affari più importanti. Si divide in: capitolo generale (per tutto l'ordine o la congregazione), capitolo provinciale, capitolo locale (per una sola casa o convento). Il capitolo esercita a ogni grado la potestà dominativa e giurisdizionale tanto in foro esterno che interno.

7) Nei Crostacei CirripediLepadomorfi è la parte del corpo distale, sorretta dal peduncolo, e che contiene la maggior parte degli organi.

Istituzioni ecclesiastiche

Dalla distinzione in capitoli della Sacra Scrittura, delle regole monastiche, delle collezioni canoniche e dall'uso della frequente e ripetuta lettura di singoli passi della Sacra Scrittura nelle riunioni collegiali del clero, venne a tali adunanze collegiali di clero e di monaci il nome di capitulum, nome che si applicò anche al luogo dove l'adunanza era solitamente tenuta (sala capitolare). Se si considera la costante aspirazione, nella storia della Chiesa, a che il clero conducesse vita comune (preghiera corale, ma anche convivenza in un'unica abitazione) si può capire come il nome di capitolo, che nei monasteri indicava solo l'adunanza dei monaci per discutere e prendere decisioni comuni (elezioni dell'abate, ecc.), nell'ambito del clero abbia finito per indicare le stesse comunità di clero conviventi, e cioè quelle porzioni di clero diocesano che rimasero attorno al vescovo e presso la cattedrale quando, già tra la fine del mondo antico e l'inizio del Medioevo, parte del clero stesso incominciò a disperdersi anche nelle campagne (nelle pievi battesimali) per meglio attendere alla cura pastorale. La comunità di clero cattedrale, con funzione di culto liturgico, ma anche di assistenza e di aiuto al vescovo nel governo della diocesi, prese il nome di capitolo cattedrale e i suoi membri, tenuti a osservare certe regole di vita (canoni), si chiamarono propriamente canonici. Regole di vita comune dettarono già Sant'Agostino in una sua lettera e poi Grodegango (sec. VIII) e Amalario, entrambi vescovi di Metz, su incarico dell'imperatore Ludovico il Pio durante il Sinodo di Aquisgrana dell'816 (De institutione canonicorum). La vita canonicale, e quindi la storia dei capitoli cattedrali o di altre chiese in città e nelle campagne (più tardi questi capitoli non cattedrali verranno detti “collegiali” e le rispettive chiese “collegiate”), non fu quasi mai all'altezza della vita comune; prevalsero, anche nei secoli di più intensa vita religiosa del Medioevo, insieme alla liturgia corale e agli altri uffici, la vita in abitazioni separate, anche se vicine, e la divisione del patrimonio comune (mensa canonicorum) e dei redditi relativi in più porzioni distinte (prebende canonicali). Nei maggiori capitoli si sono andate distinguendo dal Medioevo in poi dignitates (fra cui quelle di praepositus, arcidiacono, arciprete e primicerio) e officia, oltre che gerarchie di ordines (presbiterale, diaconale, ecc.) o di gradi (canonici maiores e minores), dove le analogie col collegio cardinalizio romano sono rilevabili. Il Codex iuris canonici del 1917 esige che i membri dei capitoli abbiano l'ordinazione sacerdotale, riconosce ai capitoli la personalità giuridica (lo Stato italiano con leggi del 1867 e del 1873 la riconobbe solo ai capitoli cattedrali, mentre il Concordato del 1929 rese possibile il riconoscimento, caso per caso, anche agli altri) e riserva alla Santa Sede l'erezione (e la soppressione) di essi, oltre al conferimento delle dignitates, che sono però ridotte essenzialmente a uffici onorifici. Al capitolo cattedrale spetta poi il governo della diocesi alla morte del vescovo, con l'obbligo tuttavia di nominare per tale governo interinale, entro otto giorni, un vicario capitolare. La nomina del vescovo non è più in Italia, come un tempo, prerogativa del capitolo, mentre in altri Paesi europei tale prerogativa è eventualmente ridotta al diritto d'inoltrare proposte alla Santa Sede.