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capitano

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Lessico

sm. [sec. XIII; dal latino tardo capitaneus, da caput-pítis, capo].

1) In genere, chi detiene il comando di un esercito, di un corpo armato, condottiero: “per l'opre sue chiare e famose / fu fatto capitan di quelle squadre” (Ariosto). Per estensione, capo, persona in genere che ha funzioni direttive o comunque di guida: il capitano dei banditi; i capitani d'industria, i grandi finanzieri che controllano le principali imprese industriali, commerciali, monetarie, ecc. In particolare, nello sport, l'atleta che per anzianità d'anni o di carriera, per abilità o ascendente, assume il comando di una squadra in campo o la rappresenta dinanzi agli arbitri o ai giudici. Nel ciclismo, è l'atleta più forte e con maggiori possibilità di vittoria al quale la squadra fornisce in corsa il massimo aiuto.

2) Tipo comico della Commedia dell'Arte. Affine al ruolo dell'innamorato, andò poi accentuando il lato ridicolo del carattere, sino a identificarsi col soldato vanaglorioso e spaccone. Tra i tanti tipi incarnati, sono da ricordare capitan Spavento, capitan Fracassa, capitan Coccodrillo, capitan Rinoceronte, capitan Babbeo. La fortuna del capitano cessò con l'avvento della maschera di Scaramuccia.

Scienze militari

Il grado di capitano, che pare sia stato adottato per la prima volta in Francia attorno al 1355, nella gerarchia militare, nella categoria degli ufficiali inferiori, è tra il tenente e il maggiore. Gli compete il comando di una compagnia, di uno squadrone o di una batteria, con l'incarico di istruire il reparto, amministrarlo e guidarlo in combattimento. È responsabile verso il proprio comandante di battaglione o reparto equivalente. I distintivi del grado sono tre stellette d'oro o d'argento, poste longitudinalmente su ciascuna delle spalline, e tre galloncini d'oro o d'argento posti a ciascuna delle estremità del sottogola. Nella gerarchia della marina militare si hanno il capitano di corvetta corrispondente a maggiore, il capitano di fregata corrispondente a tenente colonnello, il capitano di vascello corrispondente a colonnello. Nella marina mercantile, è il comandante di una nave. Per questo grado si richiede il diploma della sezione per capitano degli istituti tecnici nautici e uno dei due brevetti di capitano marittimo di lungo corso e di capitano marittimo di grande cabotaggio, comportanti ognuno almeno quattro anni di navigazione come ufficiale; capitano d'armamento, denominazione data agli ufficiali incaricati dalla società di navigazione di provvedere all'armamento e al rifornimento delle sue navi. § ln passato, seguito da varie specificazioni, indicava funzioni e dignità diverse. Il capitano d'armi era il sottufficiale che nell'antica marina velica aveva in consegna le armi minori della nave e le distribuiva nel momento del bisogno. Capitano generale delle galere, in molte marine dell'antichità, era colui che aveva il supremo comando della flotta in guerra. A Venezia era detto “generalissimo da mar”. Capitano pascià, nell'antica marina turca era il comandante di tutta la flotta e dipendeva direttamente dal sultano. Capitano del popolo, nei comuni italiani era il comandante delle milizie cittadine; la carica venne creata per limitare il potere dei podestà. Capitano generale, era così chiamato nel sec. XVI il comandante di un esercito operante. Capitano generale di campagna, nell'antico esercito sabaudo, era il comandante della polizia militare alle dipendenze del capitano generale di giustizia, capo della pubblica sicurezza. Capitano delle chiavi, l'ufficiale che sorvegliava le porte di una piazzaforte o di una città. Capitano del golfo, il comandante della squadra navale che, a Venezia, aveva il compito di tener libero l'Alto Adriatico dai pirati. Capitani reggenti erano, e sono tuttora, i capi della Repubblica di San Marino: sono due e governano per sei mesi. Capitano di ventura, comandante di milizie da lui stesso raccolte e operanti al soldo di comuni o principati, in Italia. Nel Medioevo il capitano o capitaneus era, specialmente nel Milanese, sinonimo di valvassore.