Questo sito contribuisce alla audience di

caprìccio

Guarda l'indice

Lessico

sm. [sec. XIII; da caporiccio].

1) Voglia bizzarra, desiderio irragionevole e ostinato anche se passeggero: “Molti non possono avere uno stesso capriccio, essendo il capriccio una cosa relativa e variabile secondo le teste” (Leopardi); gli è venuto un capriccio assurdo, una ragazza piena di capricci; levarsi un capriccio, soddisfarlo; a capriccio, di capriccio, seguendo i propri impulsi improvvisi e irrazionali; fare i capricci, fare le bizze con atteggiamento tipicamente infantile. Per estensione, stranezza, bizzarria, evento imprevedibile che sfugge al controllo della volontà umana: i capricci del tempo, della fortuna. In particolare, in pedagogia, comportamento di reazione che eccede, soprattutto nei suoi modi di manifestarsi clamorosi e spettacolari, l'irrilevanza della frustrazione che lo ha provocato. Tuttavia, se si ripete con frequenza e si accompagna a escandescenze più gravi, può costituire il rivelarsi della condotta aggressiva che è uno dei comportamenti tipici del fanciullo caratteriale. L'intervento dovrà essere comunque sempre educativamente comprensivo e mai repressivo.

2) Amore leggero e incostante: non si trattava che di un capriccio passeggero.

3) Anticamente, ribrezzo, raccapriccio, brivido di paura o di orrore.

4) Composizione musicale di carattere estroso, non rispondente a regole e schemi precisi (per cui il termine è stato usato in diverse accezioni).

5) Nelle arti figurative, lo “spirito” di un tipo di composizione dipinta o incisa e, di conseguenza, un genere pittorico caratterizzato dall'ispirazione fantastica e irrazionale.

Musica

Nel Rinascimento erano definiti capricci composizioni vocali polifoniche presentanti qualche singolarità nel testo, nel ritmo o nel carattere scherzoso, e, più spesso, un pezzo strumentale per organo, cembalo o complesso. Soprattutto era notevole, nel sec. XVII, il legame con gli strumenti a tastiera: in G. Frescobaldi, B. Pasquini,J. J. Froberger e altri contemporanei il capriccio ha una precisa struttura formale, quella di un ricercare variato in diverse sezioni. Ma già nel sec. XVIII prevalse nuovamente il significato indeterminato, per cui il titolo giustificava ogni atteggiamento un po' singolare: così J. S. Bach intitolava Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo un pezzo formato da varie sezioni liberamente accostate con intenti descrittivi. Oltre che nella letteratura per tastiera, il capriccio ricorre sovente in quella violinistica, dove ha assunto, nel corso del sec. XVIII, il significato di pezzo di elevatissimo virtuosismo, quasi sinonimo di studio (valgano come esempi i capricci dell'Arte del violino, 1733, di P. A. Locatelli e i celebri 24 Capricci op. 1 di N. Paganini). Nella letteratura pianistica invece il termine capriccio mantiene la sua accezione generica: ne composero Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Brahms. Come brano orchestrale infine capriccio assume nel sec. XIX un significato folcloristico (Capriccio spagnolo op. 34 di Rimskij-Korsakov, Capriccio italiano di Čajkovskij). Tra i capricci di compositori contemporanei va ricordato almeno il capriccio per pianoforte e orchestra (1929) di Stravinskij.

Arte

Il capriccio è basato sull'“invenzione” indipendente dall'“imitazione della natura”, secondo una distinzione già chiara agli storici dell'arte del tardo Cinquecento e del Seicento (Vasari, Lomazzo, Borghini). Si tratta di composizioni di architetture di fantasia, fiori, frutta, figure, bizzarramente accostate, in cui spesso il carattere decorativo prevale sul significato contenutistico e sull'intento conoscitivo. Il capriccio, come genere pittorico barocco, ha un precedente nella decorazione rinascimentale a grottesche, di cui lo stesso Vasari metteva in rilievo l'essenza “licenziosa” e che può essere considerata l'origine del capriccio prospettico nella decorazione architettonica (Mitelli, Colonna, Bibiena). Momento di massimo splendore del capriccio sia come genere, sostenuto da un'estetica anticlassica e irrazionale come quella del rococò, sia come spirito diffuso in quasi tutte le manifestazioni artistiche del tempo, è il Settecento: dalle scene galanti di Watteau, Fragonard, Boucher, alla decorazione architettonica degli ornamentisti, alla “veduta ideata” del Guardi e di Piranesi, domina nella cultura europea il gusto per l'accostamento insolito, per la natura pittoresca, per la rovina. Diverso dal capriccio all'italiana e alla francese è il significato del termine nell'arte nordica; applicato alle febbrili fantasie di Bruegel e di Bosch diventa un sinonimo di caricaturale e di mostruoso, ricco di implicazioni etiche e satiriche: il genere troverà epigoni grandissimi in Callot e Goya.