capro

sm. [sec. XV; latino caper capri].

1) Il maschio della capra; becco. Lett., anche capriolo: “Saltano i daini, e i capri snelli e destri” (Ariosto).

2) Capro espiatorio, in varie religioni antiche, l'essere animato o inanimato che assume su di sé le colpe della comunità liberandola e purificandola; il nome deriva dal capro che, nell'Antico Testamento (Levitico 16,5-26), durante la festa dell'Espiazione, veniva condotto nel deserto e ivi abbandonato. Il rito contemplava il sacrificio di due capri: il primo era offerto a Yahwèh sull'altare dei sacrifici assieme a un giovenco; al secondo il sommo sacerdote imponeva le mani sulla testa “confessando sopra di lui tutte le colpe e tutti i peccati degli Israeliti”, quasi materializzando il trasferimento di tutti i peccati d'Israele sull'animale. Fig., nell'uso comune, persona su cui si fanno ricadere colpe commesse da altri. In particolare, in sociologia, si parla di capro espiatorio allorché un gruppo sociale, una minoranza etnica, ecc. vengono irrazionalmente percepiti da altri gruppi come responsabili di determinate contraddizioni o situazioni di crisi sociale e, in conseguenza di ciò, perseguitati attivamente.